A Pontecorvo gli avvisi Tari indicano tre rate anziché le quattro deliberate dal Consiglio comunale il 30 luglio. La minoranza parla di violazione della delibera, l'assessore Carnevale ammette un disguido e promette una soluzione.
A Pontecorvo il Consiglio comunale ha votato quattro. Nelle buste arrivate ai cittadini, però, le rate della Tari sono tre. Un conto che non torna e che al palazzo comunale chiamano «disguido» mentre l’opposizione lo chiama, apertamente, mancato rispetto di una delibera.
La Tassa sui rifiuti finisce al centro di un caso politico-amministrativo proprio mentre gli avvisi di pagamento della Tari stanno arrivando nelle case dei cittadini. Il Consiglio comunale aveva deliberato quattro rate, con scadenze fissate al
- 15 settembre,
- 15 ottobre,
- 15 novembre
- 15 dicembre 2026.
Secondo la minoranza, però, gli avvisi inviati ai contribuenti sarebbero stati predisposti con sole tre rate. Da qui la contestazione all’Amministrazione, accusata di non aver rispettato la volontà consiliare. L’assessore ai Tributi Fernando Carnevale assicura: «C’è stato un disguido, stiamo risolvendo. I cittadini possono stare certi che troveremo una soluzione».
La delibera dice quattro rate

La vicenda, apparentemente tecnica, ha un risvolto politico: al centro c’è il rapporto tra quanto deliberato dal Consiglio comunale e quanto concretamente notificato ai contribuenti.
Il punto di partenza è negli atti. La deliberazione relativa alle tariffe TARI 2026 richiama espressamente l’emendamento presentato dal consigliere Armando Satini, approvato nella seduta consiliare del 30 luglio 2026, con il quale è stato stabilito di portare a quattro le rate del tributo.
Il dispositivo della delibera indica le scadenze: ogni 15 del mese a partire da settembre per concludere così il pagamento a fine anno. È inoltre prevista la possibilità di versare l’intero importo in un’unica soluzione entro il 31 ottobre 2026. La deliberazione è stata approvata con 12 voti favorevoli e 4 contrari, mentre nessuno si è astenuto. Tra i contrari figurano Gianluca Narducci, Armando Satini, Elisa Ugaldi e Mirco Ferdinandi.
Il quadro normativo richiamato nell’atto disciplina la TARI e la relativa copertura dei costi del servizio: per Legge, la Tassa deve coprire tutti i costi del servizio, in modo che i cittadini siano stimolati a riciclare e produrne di meno. Per la vicenda in corso, però, il passaggio decisivo è uno: le quattro scadenze sono scritte nel dispositivo della deliberazione. Secondo la minoranza, ai cittadini stanno arrivando avvisi di pagamento articolati in tre rate anziché nelle quattro approvate dall’assemblea consiliare.
L’accusa della minoranza

Una differenza che, se confermata, non sarebbe soltanto formale. La scelta delle quattro scadenze era stata infatti presentata come una modalità per distribuire maggiormente nel tempo il pagamento del tributo, evitando di concentrare l’esborso sui contribuenti. I consiglieri di opposizione definiscono la situazione «grave, inaccettabile e politicamente intollerabile» e sostengono che la questione vada oltre un semplice errore nella predisposizione degli avvisi: sarebbe in discussione il rispetto stesso di una deliberazione approvata dal Consiglio comunale. «Non siamo di fronte a una semplice svista burocratica», sostengono i consiglieri, chiedendo di conoscere chi abbia disposto l’emissione degli avvisi, sulla base di quale atto e per quale ragione siano state disattese le modalità approvate dall’assemblea.
La minoranza insiste quindi sul profilo istituzionale della vicenda. Secondo i consiglieri, una deliberazione del Consiglio comunale non può essere considerata una semplice indicazione politica da recepire o meno nella fase successiva. La modifica sulle rate era stata approvata attraverso un emendamento e inserita espressamente nel provvedimento finale. E se l’atto stabilisce quattro rate e l’avviso ne indica tre, occorre capire dove si sia prodotta la discrepanza e come verrà corretta.
L’opposizione annuncia la richiesta di chiarimenti e la formalizzazione delle proprie contestazioni, riservandosi ulteriori iniziative nel caso in cui emergessero responsabilità o profili di illegittimità.
La replica dell’assessore

L’Amministrazione Rotondo la legge in una maniera del tutto diversa: Non ci vede un contrasto tra l’atto del Consiglio e la sua volontà politica. La spiegazione fornita dall’assessore ai Tributi Fernando Carnevale è quella di un problema nella fase di predisposizione degli avvisi, già oggetto di intervento. «C’è stato un disguido – spiega Carnevale – stiamo risolvendo. I cittadini possono stare certi che troveremo una soluzione». L’assessore riconosce dunque l’esistenza del problema: garantisce che non si tradurrà in un danno per i contribuenti.
Il passaggio più atteso è ora capire concretamente come il Comune intenda riallineare gli avvisi alla deliberazione approvata dal Consiglio.
Cosa resta valido
La delibera resta il riferimento formale: quattro rate con scadenze al 15 di ogni mese o tutto insieme entro il 31 ottobre.
Ora la partita si sposta sulle soluzioni operative. Il punto è evitare che un problema nella predisposizione degli avvisi si trasformi in un problema per chi la TARI deve pagarla. E proprio su questo l’assessore Carnevale ha dato la rassicurazione più importante: «I cittadini possono stare certi che troveremo una soluzione».



