TARI, Mastrangeli alza la posta: «Scopriamo le carte»

Il sindaco replica dopo 48 ore agli attacchi sulla TARI, respinge le accuse e trasforma lo scontro in duello politico. Poi affonda: sfida Cirillo e Martino sulla trasparenza personale, alzando il livello della polemica.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Il sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli ha scelto la strategia del passo felpato, prima dell’affondo. Ha atteso 48 ore. Non per indecisione ma evidentemente per blindarsi. Prima si è rinchiuso nel suo ufficio in un lungo confronto tecnico con l’Ufficio Tributi del Comune, ha sviscerato le carte, ha pesato i pareri legali sulla privacy. Solo allora ha replicato. (Leggi qui: Martino e Cirillo dal Prefetto: «Sulla TARI risposte incomplete dal Comune»).

Perché sulla TARI e sull’attacco sferrato dai consiglieri Pasquale Cirillo (FI) e Giovanbattista Martino (FutuRa), il sindaco non ha lasciato cadere la provocazione. Al contrario, l’ha rilanciata come si fa al tavolo da poker: vedo e rilancio. Lo ha fatto con il suo solito stile istituzionale ma aggiungendo questa volta un contenuto dirompente nella parte finale della nota — con l’effetto della «bomba Sinner» lanciata alle tre di notte in via Aldo Moro.

I due consiglieri l’altro giorno hanno denunciato pubblicamente di avere ricevuto solo silenzi e dati incompleti da parte del Comune alla loro richiesta di poter vedere chi paga e chi non paga la Tari. Hanno puntato il dito sul fatto che le imprese sono quelle che evitano più dei cittadini di pagare la tassa. Ed hanno annunciato un ricorso al Prefetto. Sullo sfondo, oltre 2,8 milioni non riscossi e un asse politico di opposizione sempre più strutturato.

«Una versione che non regge»

Uno dei compattatori in uso a Frosinone

Mastrangeli sceglie una controffensiva politica netta. Non difensiva. Non notarile. Ma profondamente politica. Il messaggio è chiaro: «Parlare di inerzia, di comportamento omissivo o di mancato riscontro è, semplicemente, infondato». Tradotto dal linguaggio istituzionale: state raccontando una versione che non regge. Il sindaco rivendica che il Settore Entrate, già da dicembre 2025 e con cadenza quasi mensile, ha fornito risposte puntuali e formalmente documentate. «L’accesso agli atti è stato riconosciuto fin dall’inizio ai sensi dell’articolo 43 del TUEL, con la trasmissione degli elenchi dei contribuenti morosi affidati al concessionario della riscossione».

Il nodo vero, però, è un altro: i nomi. Ed è qui che Mastrangeli alza il livello dello scontro. «La pretesa di conoscere i nomi dei contribuenti morosi non solo non è necessaria ai fini del controllo politico-amministrativo, ma si pone apertamente in contrasto con i principi che regolano la materia»Una frase che non lascia margini. Per il sindaco, chiedere i nominativi non è trasparenza: è una forzatura. La legge impone un equilibrio preciso tra diritto di accesso e tutela della riservatezza e quel bilanciamento passa attraverso l’anonimizzazione dei dati. È esattamente ciò che il Comune sostiene di aver fatto correttamente fin dal primo momento.

Mastrangeli non si limita a respingere l’accusa procedurale: rivendica anche i risultati. Cita la Corte dei Conti, che avrebbe evidenziato un sensibile miglioramento nella gestione delle entrate tributarie. E cita i dati SIOPE che collocano Frosinone sopra le medie regionali e provinciali per gli incassi derivanti dall’attività di controllo sulla TARI. In sintesi: non solo non c’è opacità, ma neppure inefficienza.

La bomba finale

Poi arriva il vero capolavoro politico. «Appare evidente che il caso sollevato dai consiglieri non sia un problema amministrativo ma una forzatura strumentale». Qui il sindaco smette i panni del tecnico e indossa quelli del leader politico. Sta dicendo che la battaglia sulla TARI non nasce da un’esigenza amministrativa, ma da una precisa strategia politica. Il riferimento è chiaramente rivolto all’asse Forza Italia –FutuRa, che per Mastrangeli non è episodico ma strutturato da mesi, con possibili ulteriori evoluzioni alle elezioni comunali del prossimo anno.

(Foto © Massimo Scaccia)

Ma il colpo più pesante arriva alla fine. «Se si ritiene legittimo pretendere l’accesso a dati sensibili dei cittadini, allora è doveroso, prima di tutto, dimostrare la massima trasparenza su sé stessi». E poi, la bomba Sinner: «Per quanto mi riguarda, ho sempre adempiuto correttamente ai miei obblighi, anche in materia di TARI. I consiglieri Martino e Cirillo possono dichiarare lo stesso?»

È la classica frase che in politica pesa più di una dichiarazione frontale. Non lo dice esplicitamente ma lascia intendere. Siamo al confine con l’insinuazione. Come diceva Elias Canetti«Niente è più esplosivo del sospetto». E Mastrangeli lo sa bene. Lo ha messo lì, ad arte, nella parte finale del comunicato.

L’arte del sospetto

Pasquale Cirillo (Foto © Massimo Scaccia)

Pasquale Cirillo reagisce sdegnato. Ed in serata chiama le redazioni rivelando un dettaglio che renderebbe quasi simpatica la vicenda: il sospetto sollevato da Mastrangeli è stato così ben piazzato che lo stesso Consigliere, pur certo di avere pagato tutti i bollettini della Tari, è andato a riprenderli per controllarli ad uno ad uno. E ci sono tutti. Per questo ora valuta se quella frase sia andata oltre il confine della dialettica politica e sia anche una lesione al suo decoro ed alla sua onorabilità.

C’è da ritenere che altrettanto si appresti a fare il consigliere Martino.

I consiglieri di FutuRa Teresa Petricca e Giovan Battista Martino

Un dato è certo. La polemica sulla TARI non si fermerà davanti al Prefetto: è destinata a salire di livello — politico, forse personale, probabilmente giudiziario (se Cirillo e Martino dovessero ritenersi offesi da quella frase, certamente elettorale. 

In politica, come nel poker, il problema non è bluffare. Il problema è quando dall’altra parte qualcuno dice: bene, allora scopriamo le carte. E sia Mastrangeli che i due consiglieri Cirillo e Martino stavolta, lo hanno detto chiaramente.