TARI, sfida finale a Mastrangeli: «Venga in aula con gli elenchi di chi non paga»

Lo scontro tra Pasquale Cirillo e Giovanbattista Martino contro il sindaco Riccardo Mastrangeli supera il piano amministrativo e diventa politico-personale: richiesta di dati chiari sulla morosità TARI, accuse incrociate e una frattura ormai profonda nel centrodestra cittadino.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Via il bon ton e il garbo istituzionale. Lo scontro durissimo sulla Tassa Comunale dei Rifiuti (Tari) in atto tra i Consiglieri Pasquale Cirillo (Forza Italia) con Giovanbattista Martino (FutuRa) da una parte ed il sindaco Riccardo Mastrangeli dall’altra, ricorda da vicino il leggendario match tra Rocky Balboa e Ivan Drago nell’iconico Rocky IV. Uno scambio interminabile di ganci e montanti dove nessuno dei due pugili sembra intenzionato a gettare la spugna. (Leggi qui: Martino e Cirillo dal Prefetto: «Sulla TARI risposte incomplete dal Comune»).

La scintilla che ha trasformato un diverbio amministrativo in una battaglia personale è stata la provocazione del sindaco sul pagamento della TARI: Mastrangeli, in maniera sibillina, ha posto un interrogativo lasciato in sospeso ad arte ed ha domandato se i due consiglieri fossero in grado di dimostrare di essere in regola con i pagamenti della tassa. (Leggi qui: TARI, Mastrangeli alza la posta: «Scopriamo le carte»).

Una provocazione che non è andata giù a Cirillo e Martino. Che oggi non solo rivendicano la piena dimostrabilità del loro adempimento tributario ma contestano punto per punto le dichiarazioni del sindaco, accusandolo di essersi rifugiato dietro attacchi personali pur di evitare il confronto nel merito.

La privacy come alibi

(Foto © DepositPhotos.com)

Il merito, sostengono i due consiglieri, è uno solo: capire davvero chi paga e chi no a Frosinone«Come consiglieri comunali, nel pieno diritto di accesso alle informazioni, abbiamo chiesto di accedere ai dati della morosità TARI per comprendere le criticità e acquisire le modalità della gestione. A nostro avviso l’amministrazione ha risposto in modo solo formale, fornendo dati parziali, anonimi e non correlabili, di fatto inutilizzabili per una verifica reale».

Senza dati completi e leggibili — importi, annualità, posizioni e soggetti correlabili — il controllo politico-amministrativo diventa impossibile e si riduce a una sterile lettura statistica. «Il Comune, negandoci l’elenco esaustivo degli indirizzi e minimizzando l’utilità delle informazioni richieste, ha giustificato il diniego richiamando strumentali esigenze di privacy. La privacy come alibi per comprimere le prerogative consiliari, soprattutto considerando che i consiglieri sono già vincolati al segreto d’ufficio».

Tradotto: per Cirillo e Martino il richiamo alla privacy sarebbe soltanto un pretesto. Ed è qui che il livello dello scontro si alza. Sembrano sapere dove si concentrano le vere morosità — soprattutto tra i grandi contribuenti, tra attività economiche e persone giuridiche — e la sfida lanciata a Mastrangeli assume un peso politico enorme: andare in Consiglio comunale con gli elenchi aggregati delle morosità, senza nomi ma con i numeri, per incrociare i dati.

L’affondo sui grandi morosi

C’è poi quella frase velenosa lasciata in sospeso dal sindaco, sui bollettini personali dei due oppositori.

Martino e Cirillo rivendicano il corretto e puntuale pagamento dei loro bollettini TARI e respingono l’insinuazione del sindaco: «Prendiamo atto che Mastrangeli, verosimilmente non avendo argomenti politici solidi, ha scelto di non affrontare un’importante questione amministrativa trasformandola in un attacco personale. Ovviamente possiamo fare di più e meglio: pubblicare tutte le TARI regolarmente da noi pagate».

E censurano il metodo: «Un sindaco che attacca sul personale gli avversari non sta amministrando, sta scappando. Non è un confronto politico, è un misero escamotage: quando non si riesce a rispondere nel merito, si ricorre ambiguamente a creare il sospetto su altri».

Poi arriva il colpo più pesante, sulla presunta disparità di trattamento: «Se due su tre tra i grandi contribuenti da anni non pagano la TARI; se a un’attività che presenta oltre diecimila euro di morosità viene applicato l’avviso di intimazione, mentre al privato cittadino per un debito di 60 euro si pone il fermo amministrativo — forse qualche fragilità del sistema TARI andrà verificata»

Il tema non è più tecnico: diventa una questione di giustizia fiscale e di credibilità dell’azione amministrativa. Infine, la sfida finale: «Venga in Consiglio Comunale il sindaco pro tempore con i dati comprensibili e aggregati, con l’elenco di tutte le entità economiche grandi contribuenti mancati per anni, senza nomi, solo i casi di riferimento, con i numeri, e spieghi a tutti. D’altronde, negli anni a cui ci riferiamo, l’attuale sindaco era l’assessore al ramo: chi meglio può raccontare?»

La frattura è personale

Al di là dei numeri e della vicenda amministrativa, il caso TARI è l’espediente narrativo di una frattura politica molto più profonda. È oggettivamente impossibile immaginare che il prossimo anno Forza Italia possa sostenere la ricandidatura a sindaco di Mastrangeli. Non dopo questo scontro. Non dopo accuse così dirette. 

Non è più una frizione, non è più tattica, non è più pressione pre-elettorale: è una rottura strutturale. Il solco tra Forza Italia e il sindaco non è più solo politico: è diventato umano e personale. E quando in politica si rompe il piano personale, non basta più nessuna mediazione — nemmeno dei livelli regionali o nazionali dei Partiti.

La situazione di oggi è figlia naturale di quello che è accaduto da più di due anni a Frosinone, quando FI è passata all’opposizione e il centrodestra cittadino ha lasciato incancrenire questa frattura senza mai intervenire. Responsabilità ampie e diffuse. Nessuna esclusa. 

Come scriveva Dostoevskij«Il segreto della libertà è il coraggio». Il coraggio, in questa vicenda, non ce l’ha messo nessuno dei Partiti del centrodestra a Frosinone. Come se la situazione, dentro e fuori dall’aula consiliare, stesse bene così a tutti. Ora sembra oggettivamente tardi per ricucire. Il problema politico vero non è la TARI: è l’unità del centrodestra per le elezioni comunali del prossimo anno. È così difficile da capire?