Terracina, maggioranza in panne: il sindaco si affida alle minoranze

Dopo 10 ore di consiglio inconcludente, la crisi politica al Comune di Terracina si aggrava. Fratelli d’Italia e Lega alzano il prezzo, ma il sindaco Giannetti guarda alle minoranze per uscire dallo stallo e approvare il nuovo Statuto dell’Azienda speciale, indispensabile per il bilancio comunale. Lunedì il possibile punto di svolta.

Dopo l’inutile maratona consiliare di giovedì, al termine di una discussione durata dieci ore, la montagna ha partorito il topolino. È tutt’altro che risolta la crisi al Comune di Terracina culminata il mese scorso con l’azzeramento delle deleghe agli assessori di Fdi e della Lega e la revoca dell’incarico alla rappresentante del Carroccio in Giunta, Sara Norcia. (Leggi qui: Il cammello del sindaco e il governo che non c’è. Ed anche qui: Il sindaco Giannetti si piega ai diktat della Lega ma la crisi resta irrisolta)

Il sindaco Francesco Giannetti può ritenere il bicchiere mezzo pieno semplicemente perché dopo la salita sull’Aventino i Gruppi consiliari più importanti della sua maggioranza sono scesi e sono tornati a presenziare in Aula. Partecipando ad una seduta richiesta dalle forze di minoranza per l’approvazione di alcune “modifiche e integrazioni” allo Statuto della discussa partecipata del comune, l’Azienda speciale.

Fratelli d’Italia e la Lega non potevano fare diversamente. Innanzitutto perché il nuovo Statuto l’hanno votato in Consiglio comunale il 25 settembre e poi perché le integrazioni e modifiche sono passate con i loro stessi voti nelle commissioni Affari generali, Politiche sociali e bilancio.

Azione di pressing

Il municipio di Terracina

Un fatto è certo. I due azionisti principali della maggioranza di centrodestra hanno provato ad esercitare un’azione di pressing nei confronti del primo cittadino. Lo hanno fatto presentando una ventina di emendamenti dopo che i Consiglieri di opposizione erano stati sin troppo chiari nei loro riguardi.  

Alessandro Di Tommaso, Barbara Cerilli e Giuseppe Masci (Progetto Terracina), Pierpaolo Chiumera e Daniele Cervelloni (Partito Democratico), Gaia Pernarella (Sinistra Italiana) e Gabriele Subiaco (Europa Verde) avevano puntato il dito soprattutto contro Fdi. Dicendo che se intende inviare un avviso di sfratto al sindaco Francesco Giannetti lo dica chiaramente perché “sull’Azienda speciale non si può più scherzare dopo una gestione tutt’altra che dignitosa portata avanti negli ultimi 15 anni”.

E così che Fratelli d’Italia ha preannunciato di votare sì alle modifiche statutarie dell’Azienda speciale. Presentando però una ventina di emendamenti che dovevano essere approvati con la logica del “prendere o lasciare”.

Il primo colpo di scena

LUCA CARINGI

In quest’ottica arrivava il primo colpo di scena: il presidente d’aula Luca Caringi – che Fdi  vorrebbe spostare all’assessorato all’Urbanistica – metteva ai voti la sospensione della seduta che durava sei ore circa: dalle 10 del mattino alle quattro del pomeriggio

Nel palazzo municipale di Terracina si svolgevano in questo lungo lasso temporale una serie di riunioni, anche “miste”, al termine delle quali arrivava il secondo ed imprevisto colpo di scena. Gli emendamenti targati Fdi subivano una forzata dieta dimagrante: all’attenzione dell’assemblea veniva proposto di votare un solo maxi emendamento. Con l’effetto di segare le gambe al dibattito e fare indispettire le minoranze.

Lo Statuto dell’Azienda speciale sarebbe cambiato solo nella parte riguardante la figura della Direzione Generale dopo le polemiche scaturite dalla proposta di licenziamento della dottoressa Carla Amici da parte del presidente del Cda. 

Ostruzionismo

Alessandro Di Tommaso

Questa prova muscolare di Fdi veniva accettata dalle minoranze ad una condizione che illustrava il capogruppo di Progetto Terracina Alessandro Di Tommaso: “Se è così avviamo una discussione analitica sui 52 articoli dello Statuto della nostra partecipata”.

Ostruzionismo? Oppure un chiaro gesto politico di sfida a Fratelli d’Italia che starebbe utilizzando la modifica statutaria dell’Azienda speciale come una clava contro il sindaco Francesco Giannetti per chiedere una maggiore e migliore rappresentatività nella Giunta municipale.

Dopo che la discussione aveva riguardato (con i singoli interventi dei capigruppo del Pd Pierpaolo Chiumera, di Sinistra Italiana Gaia Pernarella e di Europa Verde Gabriele Subiaco) soltanto una decina di articoli dello Statuto, arriva il terzo colpo di scena della giornata.

Così non può continuare

Francesco Giannetti

Il sindaco Francesco Giannetti, esausto gettava la spugna legittimando l’operato della minoranza e polemizzando, indirettamente, con la sua maggioranza: “Così non si può andare avanti, serve una sintesi anche con le minoranze se vogliamo sbloccare l’attività dell’Azienda”. Su tutte, la questione della pubblicazione del bando per la scelta del nuovo Direttore Generale. 

Il Consiglio comunale è stato rinviato a mercoledì per l’esame “ad uno ad uno” dei rimanenti articoli dello Statuto. Ma questo stallo potrebbe essere superato lunedì sera. La notizia circola con una certa insistenza e conferma come il sindaco si fidi al momento più delle minoranze – che ha deciso di incontrare lunedì – che della sua maggioranza uscita vincitrice dalle urne nelle amministrative del 2023.

 Il nuovo statuto dell’Azienda speciale serve come il pane innanzitutto per rilanciare l’attività della partecipata del Comune. E poi perché sul piano amministrativo l’approvazione del suo Bilancio è necessaria per permettere allo stesso Comune di licenziare il bilancio consolidato, cioè la somma algebrica del documento contabile dell’ente e di quelli di società ed enti in cui è socio. L’Azienda speciale in primis. Il termine di legge per quell’approvazione è scaduto il 30 settembre fanno notare le minoranze.

Il braccio di ferro continua

Sara Norcia

 Fratelli d’Italia e la Lega hanno capito poi come il sindaco Giannetti continui a mantenere la barra dritta sulla composizione della Giunta. Che, al momento non esiste: l’unico assessore in carica è quello ai Lavori Pubblici, il vice sindaco (espressione della lista Giannetti sindaco) Claudio De Felice.

Il Gruppo consiliare (ma non la base degli iscritti ed il direttivo locale) della Lega, per esempio, sperava che la revoca del suo assessore alle Politiche sociali Sara Norcia venisse superata con la sua sostituzione, nominando l’ex candidata al consiglio comunale Nicoletta Rossi. Niente da fare. I problemi più urgenti da superare a Terracina sono altri secondo il pensiero del suo sindaco: innanzitutto che la maggioranza remi nella stessa direzione e velocità.

Anche Fratelli d’Italia, che chiede il terzo assessorato (da affiancare ad Alessandra Feudi e Maurizio Casabona) e la conferma della presidenza del consiglio comunale (Massimiliano Di Girolamo al posto di Luca Caringi), prima di ricevere deve dare. E la priorità assoluta- con la collaborazione esterna delle minoranze, uscite vittoriose dall’ultimo consiglio comunale – è la risoluzione della querelle statutaria legata all’Azienda speciale.