Dopo 14 anni di stop causati dalla frana di Monte Cucca, arrivano 60 milioni per riattivare la ferrovia Priverno–Terracina e riaprire la stazione. Nel Decreto Commissari anche 12 milioni per la progettazione della Pedemontana verso Gaeta. Un intervento atteso da anni che può cambiare mobilità, turismo e sviluppo del sud Lazio.
Era il settembre del 2012 quando un macigno si staccò dal costone di Monte Cucca, a metà strada tra Priverno e Terracina: finì sui binari della linea ferroviaria. Un sasso che per 14 anni ha interrotto un collegamento strategico per migliaia di lavoratori, studenti, famiglie, costretti da quel momento a scendere a Priverno o a Monte San Biagio e completare il viaggio su pullman del Cotral. Un sasso che è diventato, nel tempo, il simbolo più plastico dell’abbandono infrastrutturale del Lazio meridionale: qualcosa di concreto, visibile, rimovibile — eppure rimasto lì per oltre un decennio, mentre la politica guardava altrove.
Il sasso e la Pedemontana verso Gaeta

All’interno del Decreto Commissari, sono stati approvati dal Governo gli emendamenti che cambiano questa storia. Con 60 milioni di euro stanziati per la ferrovia Priverno-Terracina: 9 milioni per le attività progettuali e una prima quota di lavori nel 2026, 51 milioni per il 2028, con l’obiettivo di riaprire la stazione di Terracina e ripristinare un collegamento diretto strategico con il resto della rete ferroviaria regionale. Commissario straordinario dell’opera sarà l’amministratore delegato di RFI.
Il decreto porta in dote anche un secondo intervento per il territorio pontino: 12 milioni di euro per la progettazione del prolungamento della Pedemontana da Formia verso Gaeta, con la nomina dell’AD di ANAS come commissario. Un’opera attesa da anni che punta a migliorare la viabilità e decongestionare il traffico nel Golfo di Gaeta — uno dei nodi più critici della mobilità nel Lazio meridionale, dove l’unica alternativa all’auto privata è da sempre una rete stradale inadeguata ai volumi di traffico che deve sopportare.
La regia dell’operazione

Il merito dell’operazione va, vario titolo, ai tre senatori che gli elettori della provincia di Latina hanno mandato a rappresentarli a Palazzo Madama: Nicola Calandrini (Fratelli d’Italia), Claudio Fazzone (Forza Italia) e Claudio Durigon (Lega).
Il senatore di Forza Italia Claudio Fazzone (presidente della commissione Ambiente e Lavori Pubblici del Senato) ha redatto e firmato l’emendamento decisivo sulla ferrovia Priverno-Terracina. «Va ringraziata tutta la maggioranza di Governo per aver sostenuto questo importante segnale di attenzione verso il nostro territorio», ha dichiarato Fazzone.
Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha sottolineato il ruolo del ministro Matteo Salvini nel percorso che ha portato al finanziamento: «Si tratta di un intervento atteso da decenni che consentirà di riaprire la stazione di Terracina e ripristinare un collegamento diretto strategico per il territorio».

Il senatore di FdI Nicola Calandrini — presidente della Commissione Bilancio al Senato — ha ricordato come quella commissione abbia avuto un ruolo determinante nel dare il via libera alla copertura finanziaria dell’intervento. «Parliamo di un risultato storico, frutto di un lavoro serio e condiviso, che consente finalmente di superare una lunga fase di stallo che ha penalizzato il territorio. Oggi possiamo guardare con maggiore concretezza al ritorno del collegamento ferroviario tra Priverno e Terracina, dando finalmente risposta a una richiesta storica di cittadini e imprese e colmando un divario infrastrutturale che durava da troppo tempo».
Dal fronte pontino, l’ex sindaco di Terracina e parlamentare europeo Nicola Procaccini ha accolto con entusiasmo la notizia, ricordando come la chiusura della ferrovia fosse «uno dei crucci che si porta dietro dall’esperienza di primo cittadino».
La voce di chi aspettava da anni

Il sindaco di Terracina Francesco Giannetti ha usato parole che raccontano quanto a lungo questa battaglia sia sembrata perduta: «un risultato straordinario frutto di un grande lavoro di squadra, atteso da troppi anni, in cui erano rimasti in pochi a crederci». Accanto a lui, il neo assessore ai trasporti Nicoletta Rossi, che ha ringraziato il Governo e il ministro Salvini per aver mantenuto fin dal primo giorno la volontà di riattivare la linea.
La deputata della Lega Giovanna Miele ha parlato di «un passo decisivo per il territorio pontino», sottolineando che dopo dieci anni dalla chiusura per frana «la stazione tornerà operativa, migliorando mobilità, turismo e sviluppo del sud Lazio».
Cosa cambia davvero

Per Terracina, San Felice Circeo e Sabaudia — tre Comuni che il turismo lo vivono come risorsa principale — avere di nuovo una stazione ferroviaria non è solo una questione di comodità per i pendolari. È un cambiamento strutturale di accessibilità che può influenzare le scelte di investimento, la capacità attrattiva del territorio, la qualità della vita di chi ci abita tutto l’anno.
Per quattordici anni, un sasso ha fermato tutto questo. Sessanta milioni di euro — e una rete di relazioni istituzionali che ha funzionato ed ha saputo fare squadra per il territorio, a prescindere dai Partiti — lo rimettono in movimento.



