La Cassazione chiude la vicenda delle tombe allagate nel cimitero di Frosinone: annullato il risarcimento da 785 mila euro riconosciuto in Appello. Il Comune perde la causa e dovrà sostenere anche le spese processuali.
Il Comune di Frosinone non vedrà un euro di risarcimento per il disastro delle tombe allagate al cimitero cittadino. Lo ha stabilito definitivamente la I Sezione Civile della Corte di Cassazione, che ha accolto il ricorso della ditta esecutrice dei lavori – l’Impresa geometra Riccio Antonio – ribaltando la sentenza della Corte d’Appello e chiudendo una vicenda giudiziaria lunga quasi vent’anni. Lo ha anticipato questa mattina Raffaele Calcabrina su Ciociaria Oggi.
Il fatto
Nel 2008 emerse una grave infiltrazione d’acqua nei riquadri a terra del cimitero di Frosinone, tale da rendere inutilizzabili numerosi loculi e rendere necessaria la riesumazione e il trasferimento delle salme. Il motivo fu ricondotto ai lavori di realizzazione di nuovi loculi, il cui collaudo era avvenuto nel 2005. Il Comune si rivolse alla giustizia Civile, citando in giudizio la ditta appaltatrice, i progettisti e il collaudatore, chiedendo il rimborso delle spese sostenute per gli interventi: esumazione e trasferimento delle salme, bonifica dell’area, demolizioni, costruzione di nuove edicole funerarie, sistemazione definitiva dei resti.

In primo grado il Tribunale di Frosinone non aveva accolto le ragioni del Comune. In appello la situazione si era capovolta: la Corte d’Appello di Roma, con sentenza del 27 novembre 2020, aveva riconosciuto la responsabilità della ditta Riccio e condannato quest’ultima a risarcire il Comune per 785.581,33 euro, oltre rivalutazione e interessi. Una cifra considerevole, che sembrava mettere fine alla disputa. Entrambe le parti hanno però ricorso in Cassazione.
Perché la Cassazione ha ribaltato tutto
Il punto decisivo è tecnico ma cruciale: il rispetto del termine annuale previsto dall’articolo 1669 del codice civile — la norma che disciplina la responsabilità per “rovina e difetti di cose immobili” — per agire nei confronti dell’appaltatore. La denuncia dei vizi deve essere presentata entro un anno dalla loro scoperta. Il Comune aveva inviato la propria comunicazione alla ditta il 14 ottobre 2009, ma la società la ricevette solo il 21 ottobre.

Per la Cassazione, ciò che conta è la data di ricezione, non quella di spedizione: e quella data collocava la denuncia oltre il termine annuale dalla scoperta dei difetti. Il Comune aveva tentato di sostenere che la relazione tecnica di accertamento, depositata il 18 ottobre 2008, era stata di fatto conosciuta solo il 6 novembre: ma la Cassazione ha ritenuto questa argomentazione inammissibile.
Il risultato è che il Comune è decaduto dalla possibilità di invocare i difetti di costruzione, e con essa si è precluso anche il diritto al risarcimento per fatto illecito. Il tutto perché la norma speciale dell’articolo 1669, secondo la Cassazione, può essere invocata soltanto dove ricorrano le condizioni oggettive e soggettive previste dalla legge: condizioni che nel caso di specie non si sono ritenute sussistenti.
Il conto finale

Il Comune di Frosinone non solo non incasserà i 785.581,33 euro riconosciutigli in appello, ma dovrà anche farsi carico delle spese processuali del giudizio di Cassazione: 46.750 euro da versare all’impresa Riccio e 10.200 euro ai progettisti, oltre a spese generali e accessorie. Il totale delle spese a carico dell’ente sfiora i 57.000 euro.
Una doppia sconfitta, dunque: prima sul merito — il risarcimento sfuma — poi sul rito, con un conto da pagare agli stessi soggetti contro cui il Comune aveva avviato la causa. Il tutto per una questione che, a monte, aveva già innescato un’inchiesta penale parallela su altri lavori svolti in città. La vicenda delle tombe allagate si chiude in Cassazione, e si chiude male per le casse comunali.



