Dopo il dibattito sulla Valle del Sacco, il fronte progressista di Anagni torna all'attacco dell'amministrazione del sindaco Daniele Natalia sul progetto del mega parco fotovoltaico nell'ex polveriera. SI, Pd, M5S e Possibile lanciano la loro controproposta oltre ad un messaggio politico molto chiaro: il campo largo ha trovato un collante ed una visione comune in vista delle prossime elezioni
Pochi secondi in tv al Tg regionale per riaccendere i motori della politica locale. Il progetto per il mega parco fotovoltaico da 190 ettari nell’ex polveriera di Anagni è diventato il perfetto innesco per l’offensiva d’inizio estate del centrosinistra. Sul tavolo dell’Amministrazione comunale ci sono due addirittura due proposte quella della Free Energy di Milano e un’altra della 2SH dell’imprenditore frusinate Luca Sellari che non si limita al fotovoltaico ma guarda ad uno sviluppo territoriale che include un nuovo ospedale, un parco pubblico, un parcheggio a servizio dell’area e un anfiteatro per manifestazioni pubbliche (leggi qui: Un nuovo ospedale per Anagni in cambio della ex Polveriera).
Dunque il “campo largo”, composto da Sinistra Italiana, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Possibile, è uscito allo scoperto con un attacco frontale al sindaco Daniele Natalia, alfiere del progetto. La strategia è chiara: demolire il metodo della maggioranza e, nello stesso tempo, blindare l’alleanza progressista in vista delle elezioni comunali.
“Un progetto-spot senza trasparenza”
Il tempismo, d’altronde, non è stato casuale. Dopo il dibattito sul SIN (Sito di Interesse Nazionale), le opposizioni sono tornate a fare quadrato sull’ecosistema e sulla tutela del territorio. Non una semplice protesta, ma una vera e propria prova generale di unità per costruire un laboratorio politico coordinato e un programma condiviso.

L’affondo delle minoranze è partito da una critica metodologica radicale. Quello che la maggioranza ha presentato come un’opportunità per il territorio, per l’opposizione è solo uno “spot pubblicitario privo di trasparenza”. Nel mirino è finita la concessione trentennale dei terreni della stazione a un investitore privato in cambio di un semplice canone d’affitto. Una scelta che è stata bollata senza giri di parole come figlia di una “ideologia neo-liberista” e di una gestione “predatoria della proprietà comunale”.
Una svendita del territorio
Il centrosinistra ha poi lanciato un avvertimento politico diretto al primo cittadino, e lo ha invitato ad “abbandonare la funzione di proprietario che ogni tanto ha la pretesa di assumere”. Secondo i progressisti locali, l’operazione dell’ex polveriera ha rappresentato solo l’ultimo tassello di una precisa e ripetitiva strategia di “svendita” del territorio, che si è posta in perfetta continuità con i dossier più caldi del recente passato: il biodigestore; l’hub della logistica a San Bartolomeo; fino appunto al maxi impianto fotovoltaico, liquidato come l’ennesimo asset pubblico ceduto per un ritorno economico non adeguato.

Non c’è, per i progressisti, nessun no ideologico alle energie rinnovabili o alla transizione ecologica, che anzi il centrosinistra ha dichiarato di voler difendere per contrastare la povertà energetica. La vera linea di frattura è stata il modello economico. I progressisti hanno rifiutato categoricamente la logica delle esternalizzazioni a favore di fondi privati o multinazionali, accusate di generare “rendite spesso parassitarie” senza un reale alleggerimento delle bollette per i cittadini di Anagni.
Democrazia energetica e la chiave-politica

La via alternativa proposta è quella della democrazia energetica attraverso le CER (Comunità Energetiche Rinnovabili). L’ente pubblico non fa da spettatore o da affittacamere, ma si propone come motore per una rete solidale che include famiglie, parrocchie e imprese.
Il manifesto politico dell’opposizione si è condensato in un principio chiaro: “Più che delegare a terzi la produzione di energia, il nostro comune dovrebbe attivarsi per diventare esso stesso un soggetto produttore. Così si arricchisce il Comune: diventa più povero quando vende, quando delega, quando esternalizza”.
Al di là del dibattito sul tema energetico, la mossa del centrosinistra ha un peso specifico tutto politico. Individuando nella tutela del territorio e dei beni comuni il proprio baricentro, le forze dell’alternativa hanno trovato il collante ideale per cementare l’intesa.

Dopo la convergenza sui vincoli del SIN, la vicenda dell’ex polveriera ha offerto a PD, M5S, SI e Possibile la grande occasione per mostrarsi come un blocco compatto, strutturato e con una visione radicalmente opposta a quella della destra. Per le opposizioni, la lunghissima volata verso le comunali è partita. Ed è ricominciata da una transizione ecologica pubblica, green e partecipata.



