La segretaria è di nuovo calamita e a Patrica sta per arrivare Franceschini: per lasciare le impronte digitali di Area Dem sul territorio con l'appoggio di De Angelis
Due colle forti e dieci linee di scollamento. Ce le ha il Partito Democratico del dopo voto Europeo e del dopo ballottaggi alle Comunali. La combo che tiene in piedi oltre ogni ragionevole dubbio il “condominio Nazareno” è di quelle cementizie e va detto. Elly Schlein non si tocca (più), anzi, ha dovuto ordinare all’armocromista giacchette a prova di strappo perché oggi gliela tirano tutti. Il 24% che ha proiettato di nuovo la segretaria “eretica” al vertice della piramide alimentare Dem fa di lei la sola ed intoccabile alternativa a Giorgia Meloni.
La vera vittoria: Conte ridimensionato

Ed è da qui che sgorga il Bostik due. Cioè quello per cui l’affermazione nettissima della Schlein è viatico assoluto di quella che molti Dem considerano la Vera Vittoria. Quella che con un Giuseppe Conte ridimensionato assai e terremotato perfino “inside” al M5s regala alle opposizioni italiane e per la prima volta da anni una sola via: quella Dem e non più quella mezza bifida del Pd-M5s.
Ovvio che nessuno se la sente di “crepare” anche la sola prospettiva funzionale del campo largo, ma adesso i rapporti di forza sono cambiati e Briscola-Elly è quella che dà le carte. Tante ne dà e con tali punti sbattuti sul tavolo che anche dove il Pd si frange nel suo atavico correntismo il denominatore comune è lei. Lei che oggi può permettersi di accontentare Nicola Zingaretti ma solo a metà, che può spedire in Ue i suoi fedelissimi a fare argine al riformismo renziano.
E che può lasciare che il cauto mentore Dario Franceschini arrivi in Ciociaria a caccia di “nuovi” proseliti, leader di correnti confluenti che piallino lo scotch sugli scatoloni di vecchie esperienze, sempre Dem ma meno Dem delle nuove. E con la componente romana di Claudio Mancini a fare lo stesso ma su fronte “avverso”.
Franceschini a Patrica, l’adunata di De Angelis

Sparring di peso come Francesco De Angelis, che si è rimesso in asse con Daniele Leodori dopo i chiarimenti capitolini recenti e che adesso vede nella componente Area Dem non solo la via migliore per massimizzare il bonus della segretaria, ma anche quella più adatta a contenere (che non sta per includere, ma arginare) vecchi “amici”. Amici di una volta come la Consigliera regionale ed ex pupilla Sara Battisti ed il Segretario della Federazione di Frosinone Luca Fantini, ai quali ha evidentemente revocato la custodia della sua componente Pensare Democratico che era passata di testimone quando De Angelis era andato a fare il Presidente del Pd del Lazio.
Stabilito che nel parlare di cose dem la precondizione è quella di avere sul tavolo un’ettata buona di Aulin procediamo. Con qualche dichiarazione di preambolo a cose che stanno per succedere in quel di Patrica. Dove, a Villa Ecetra il prossimo 3 luglio, è atteso proprio Dario Franceschini, quello che sta al Pd come la trachea sta ai polmoni. Lo stabilizzatore massimo ottimo che illo tempore si era messo in scuderia gente come Piero Fassino, Marina Sereni, Roberta Pinotti e Luigi Zanda.
“Proiettarci in un’area forte”

“Abbiamo bisogno di proiettare la nostra forza in un’area di forte respiro nazionale a sostegno di Elly Schlein. E credo che la scelta di AreaDem e di Dario Franceschini sia per noi la soluzione migliore”. Analizziamo le parole social di De Angelis. La forza è quella di una fetta di Partito che si è misurata con l’elezione in Europa di Dario Nardella e con la vittoria di quest’ultimo nella corsa a due contro Matteo Ricci, a sua volta sostenuto da Battisti.
Perché quella forza va proiettata “in un’area di forte respiro nazionale”? Perché oggi Elly Schlein non solo è treno irrinunciabile, ma anche convoglio con passeggeri “eterodossi” ma forti. Tutti o quasi dell’area mezza massimalista della Segretaria.

Camilla Laureti e Alessandro Zan sono le due sue punte di lancia e l’ex assessore cassinate Danilo Grossi lo sa bene, tanto da aver scritto sui social: “Buon lavoro alla nostra amica Camilla Laureti rieletta europarlamentare nelle ultime elezioni. Eletta oggi per la prima volta Vicepresidente del Gruppo Socialisti e Democratici del Parlamento Europeo. Un grande risultato per lei e per tutta la Comunità democratica”.
Capito il senso? “Comunità democratica” sta per Pd ma declinato in maniera più larga, e Franceschini da Patrica vuole anche passare l’evidenziatore sui confini di quella più “stretta”. E non ha ammesso deroghe: gli amministratori locali dovranno dire con chi hanno deciso di stare.
Tutti a Villa Ecetra, anche Enzo Salera

Lo farà con Enzo Salera, Sindaco di Cassino. Con Daniele Leodori, che del PD è Segretario regionale e con lo stesso Dario Nardella, neo Parlamentare europeo che rischia di fare la rivista in mezzo a due vocabolari. De Angelis spiega che quella “sarà l’occasione per discutere del futuro dell’Italia, del nostro territorio e dell’organizzazione del Partito Democratico. Puntare sulla ‘forza del noi’ è fondamentale per fare del Pd una grande comunità”.
Qui ci sono una verità ed un’invocazione, perché fare del Pd un unicum è roba ardua, ma non provarci adesso che da quell’unicum potrebbe scaturire la sola forza in grado di far cambiare la carta intestata di Palazzo Chigi sarebbe da fessi, anzi, da grulli, direbbe Nardella. Comunità che sarebbe “l’unica in grado di costruire una vera alternativa a queste destre e una seria proposta di governo”.
E c’è un’altra chiave di lettura, quella di collegio: si deve tornare ad eleggere dem del posto ai piani alti. E sul chi sarà della partita conterà anche molto il Congresso Provinciale, dove potrebbe profilarsi un duello Luca Fantini-Enzo Salera.
Buschini “fa sapere” che ci sarà

Ci sta, ci sta tanto che a Patrica ci andrà, condivisione della card sull’evento alla mano, anche Mauro Buschini che ha il copyright del campo largo zingarettiano alla Pisana. “Sarà una bella occasione per stare insieme e discutere del futuro dell’Italia , del nostro territorio e della funzione fondamentale del Partito Democratico“.
Buschini che a Veroli si è da poco cimentato con il ruolo di trainer di una delle civiche locali vincenti a trazione dem, Rete Democratica. Quella avente apice nella “sua” Francesca Cerquozzi. Inciso di rotta: il senso di tutto – e chiunque vi ravvisasse incongruenze singole non conosce la cervelloticità della scacchiera dem – è che adesso i risultati dei ballottaggi che hanno avuto akmé in Ciociaria e nel Lazio e quelli pregressi in Ue devono fruttare.
E che in quel partito (s)perso da tempo tra Querce, Ulivi, Margherite, Giovani Turchi ed Harambee, tra Enrico e il Biancofiore, fare risultato presuppone sempre una “petite mort”. Un’abdicazione da un po’ di quel che eravamo a favore di un po’ di quel dovremo essere. I dem sono come Jessica Rabbit: non lo fanno apposta, è che al Lingotto li hanno proprio disegnati così.
Niente più asce contro Elly

Lo pensa, un po’ a denti stretti ma senza remore Elly Schlein che dà le carte. E lo pensano quelli che sulla Schlein non hanno più dubbi, aspettative o pulsioni a defenestrare approfittando di varchi che non si sono aperti. In questo giova anche la posizione attuale dello stesso Bonaccini, che Il Foglio riassume così: lei (Schlein) preferisce “averlo come presidente di partito (…). Perciò non è detto che gli affidi grandi incarichi. Forse la presidenza di una delle commissioni, ma non è detto”.
Stabilito quindi che tutte le asce da guerra sono state seppellite resta un dubbio: e Nicola Zingaretti? Lui sarebbe in pole un po’ “amara” per il ruolo di capogruppo del Pd a Bruxelles. Perché amara? Perché a ben vedere e come spiega il quotidiano diretto da Cerasa “sbaglierebbe chi pensasse che questa è un promozione. L’ex presidente della Regione Lazio occupa già quel posto all’epoca del suo primo (e unico) mandato di europarlamentare”.
Zingaretti tale e quale a prima

“Quindi questo non si può certo definire un ‘avanzamento di carriera’, anzi. E infatti c’è chi racconta che Zingaretti non sia proprio entusiasta del ruolo che dovrebbe andare a ricoprire”. Perché sarebbe un ruolo Control C-Control V per un drago delle preferenze. E perché sarebbe la prova provata che oggi con Elly i conti li devono fare tutti.
Perciò o si corre a Patrica dall’armocromista a scegliere il colore giusto oppure si vedranno correre solo gli amici di chi l’armocromista ce l’aveva già. Quelli che sulla linea Schlein possono esibire un pedigree specchiato.
Con tutti gli altri a guardare e ad aspettare il prossimo rovesciamento di fronte interno.


