Tutti Fratelli d’Italia anche a Cassino

L'intesa raggiunta a Cassino per il Congresso unitario di FdI. Che è un forte segnale politico dal territorio al centro. Con una mossa finale che blinda l'intero equilibrio

Scordatevi la Democrazia Cristiana, dimenticate il Partito Socialista: niente conte fratricide, niente lacerazioni, nessuna pattuglia di sherpa impegnati per anni a mediare e tentare di ricucire. Nei Congressi di Fratelli d’Italia la democrazia interna funziona in una maniera diversa: quella declinata secondo la visione di Giorgia Meloni. Che somiglia tanto alla Sora Cesira quando dava il pallone ai ragazzini per giocarci nel cortile del palazzo: “A regazzì, capiamoci subito: nun provate a litigà altrimenti ve lo buco”.

Nel terrore che la Sora Giorgia possa affacciarsi tra una faccenda di Governo ed una di Partito, i ragazzini di Fratelli d’Italia stanno bene attenti a non alzare strilli dal cortile. Si prenderebbero volentieri a calci negli stinchi, azzuffandosi come si conviene in una sanguigna riunione di Partito: il rischio è troppo grande, l’ira di Sora Giorgia è pericolosa. Allora meglio indossare la divisa dei boy scout e trovare a tutti i costi un’accordo, Circolo per Circolo, Comune per Comune. Anche in una provincia riottosa, sanguigna e democristiana come quella di Frosinone.

L’intesa di Cassino

Angelo Picano

La capitale del democristianesimo ciociaro è stata per decenni Cassino ed il cassinate. Con i suoi Angelo Picano ed i fratelli Valentino e Fernando D’Amata, con Anna Teresa Formisano e Totonno Ferraro, con il mitico Cesare Fardelli capace di qualsiasi magia durante i Congressi compresa la sparizione di urne e verbali compresa la Volvo sulla quale li stavano trasportando a Piazza del Gesù per dirimere ogni controversia.

Conte spietate, all’ultimo voto: cambiamenti di fronte inaspettati, voltafaccia clamorosi. Non è un caso che il Congresso dei Fratelli d’Italia di Cassino sia stato prudentemente calendarizzato tra gli ultimi. Sperando che una sintesi venisse raggiunta, confidando nel buon esempio dato in quasi tutti gli altri cortili della Ciociaria. Soprattutto quello dato dai capibastone e dai lord delle tessere: che ad un certo punto hanno fatto i boy scout più degli scout e si sono impegnati per agevolare le intese. A Cassino però è stato impossibile, la capitale è pur sempre la capitale: uno scudo crociato, gratta – gratta, sotto l’emblema con la Fiamma ci sta sempre.

Impossibile is nothing per la democrazia di Sora Giorgia. E così stasera l’accordo per il Congresso unitario lo hanno raggiunto. Grazie alla disponibilità di tutti i Warlord ed all’infinita pazienza messa in campo.

Todos Caballeros

Fabio Tagliaferri (Foto: Luigi Mistrulli © Imagoeconomica)

Perché a Cassino il problema è sempre lo stesso. Respirando l’aria della città che si crede capoluogo, buona parte dei suoi cittadini hanno la convinzione di essere dei Richelieu incompresi. Degli Adenauer delle parti nostre. Così, al momento di scegliere il candidato sindaco del Centrodestra, lo scorso anno si presentarono a frotte e tutti reclamando l’investitura imperiale. Anzi Papale. Anzi, abbaziale: Cassino is Cassino e l’abbazia vale più del Papa e dell’imperatore (ai tempi di dom Bernardo D’Onorio se non era così poco ci mancava).

Ora, per fare il Segretario di Fratelli d’Italia si stava riproponendo lo stesso scenario che un anno fa costrinse Fabio Tagliaferri a fare i casting per sfoltire gli aspiranti. E Massimo Ruspandini a prendere una scatola di Moment tutte le sere al momento di ripartire dalla Città Martire.

Daniele Maura

Così, stavolta è toccato a Daniele Maura farsi carico della faccenda. Il Consigliere regionale è un democristiano inconsapevole. Che di fronte al rischio di ritrovarsi a presiedere l’unico Congresso non unitario nella provincia di Frosinone (e la rampogna della sora Cesira / Giorgia) ha convocato un tavolo ad oltranza. Stando bene attento a non parteciparvi fisicamente. A mettere gli anfibi sul terreno tocca a Fabio De Angelis ed Antonio Cardillo. Con Gabriele Picano collegato da remoto.

La soluzione finale

Fabio De Angelis (Foto © Massimo Scaccia)

Hanno aspettato fino all’ultimo minuto. Consapevoli del fatto che convocare prima quel tavolo sarebbe servito solo ad alimentare il falò delle vanità e le aspirazioni più assurde. La mossa è stata indovinata. Perché la volontà di Fabio De Angelis, di Antonio Cardillo e di Gabriele Picano è stata chiara fin dall’inizio: individuare un equilibrio di sistema capace di dare finalmente una solidità al Partito anche a Cassino.

La prima mossa: via tutti i nomi messi sul tavolo fino a quel momento e cioè Nora Noury e Chiara Trotta. Seconda mossa: avanti con i nomi di convergenza e via libera alla mediazione. Terza mossa: quella di non lasciarsi condizionare dalle false patenti fatte circolare nelle ultime ore da chi voleva avvelenare la trattativa, attribuendo i candidati di sintesi ad aree ben precise. Quarta e decisiva mossa: una sfogliatina al sempre attuale Manuale Cencelli affinché nessuno potesse andarsene a casa questa sera con il muso appeso.

Cosma Marino, Alberto Borrea e Vincenzo De Nisi

La sintesi che ne esce è l’accordo per eleggere in maniera unitaria Alberto Borrea Coordinatore, Cosma Marino vice coordinatore, Vincenzo De Nisi Segretario. Il primo è stato proboviro nazionale di An, figura terza tra le varie componenti, autore nei giorni scorsi di un forte appello al Partito ad alzare l’asticella. Il secondo è altrettanto figura di convergenza: ha vissuto tutte le stagioni della destra cassinate fino ad arrivare a quella attuale, europea e di governo. Mentre il terzo è il braccio destro del dirigente provinciale Antonio Cardillo, l’uomo che in questi Congressi di Circolo ha battuto il colpo più forte intenstandosi il Segretario in una quindicina di circoli del Sud. (Leggi qui: L’urlo di Borrea ai Fratelli: «Basta con Cassino nelle retrovie della politica»).

Chi vince e chi perde

Antonio Cardillo

In questo modo vincono tutti. Vince Daniele Maura che porta a casa il Congresso unitario anche in una piazza complessa come Cassino. Vincono Fabio De Angelis e Massimo Ruspandini che evitano una conta che sarebbe stata legittima, comprensibile ma non avrebe giovato all’immagine di un Partito chiamato a mettere in evidenza la sua capacità di mediazione.

Vince Alberto Borrea che assume un ruolo terzo, per il quale si era battuto con passione. Vince Gabriele Picano che ha avuto la forza ed il coraggio di non imporre una conta nella città che è il suo feudo regionale. Vince Antonio Cardillo, che piazza una mossa politicamente geniale: è lui ad avere ispirato la nascita di un Ufficio di Presidenza. In questo modo tutti sono dentro alla stanza dei bottoni e nessuno potrà decidere senza avere coinvolto l’altro. Unità nella forma ed anche di sostanza.

Sarà una democrazia alla sora Giorgia, ma di democristiano a Cassino ci hanno messo molto.