Un anno senza Paolo

Ad un anno dalla morte di Paolo Mendico restano tutti gli interrogativi su un ragazzo di appena 14 anni che decide di andare via. La famiglia lo ricorda a Castel Madama con un evento pubblico in cui si affronta il tema del bullismo. Cercando quelle risposte che ancora non arrivano

Non è un numero sul calendario, non è più una semplice data: è un appuntamento fisso con il dolore. L’11 settembre per il mondo è il giorno delle Torri Gemelle, delle vite spezzate e di una ferita che continua a fare male. Per la famiglia Mendico è il giorno in cui, un anno fa, è morto Paolo, 14 anni. Due dolori diversi, incomparabili, ma legati per sempre alla stessa data.

Il giorno che Paolo è andato via

Paolo Mendico

Oggi è un anno senza Paolo. Un anno da quando quel ragazzo non è più tornato a scuola, non ha più suonato la sua musica, non ha più litigato con i genitori, riso con gli amici, immaginato il proprio futuro. A quattordici anni il futuro dovrebbe essere tutto da costruire. Non dovrebbe finire. 

La morte di Paolo ha portato all’apertura di un’inchiesta e una domanda che ancora oggi cerca una risposta. La famiglia ha raccontato di episodi di bullismo e di vessazioni subite dal ragazzo. Nel marzo scorso la Procura per i minorenni di Roma ha iscritto quattro suoi compagni nel registro degli indagati per l’ipotesi di atti persecutori. Le responsabilità dovranno essere accertate dalla magistratura, ma il dolore raccontato dalla famiglia e gli elementi emersi negli accertamenti impongono una riflessione che va oltre le aule di tribunale.

Perché il punto è sempre lo stesso: quanto deve soffrire un ragazzo prima che un adulto capisca che non è più una semplice ragazzata? Che non è un normale disagio adolescenziale?

Il dovere di capire

(Foto © DepositPhotos.com)

Il bullismo spesso comincia con una parola, una presa in giro, una risata. E proprio perché sembra poca cosa rischia di diventare invisibile. Ma per chi la subisce quella parola può ripetersi ogni giorno, fino a diventare solitudine, paura, vergogna. È qui che scuola, famiglia e istituzioni devono esserci. Prima. Prima che il disagio diventi disperazione, prima che il silenzio diventi troppo pesante.

Sabato 12 settembre, a Castel Madama, la campagna “Il mio cuore lo sente” proverà a parlare proprio di questo. Alle 19, al Parco Oudenaarde, ci saranno anche i genitori di Paolo, insieme al sindaco Michele Nonni, all’assessore Simona Moriconi, alla consigliera regionale Eleonora Mattia e alle giornaliste Angela Nicoletti e Lorenza Di Brango.

Non sarà soltanto un incontro sul bullismo. Sarà il tentativo di trasformare una tragedia in una responsabilità collettiva. Perché ricordare Paolo non significa soltanto pronunciare il suo nome ogni 11 settembre. Significa imparare a riconoscere i segnali, prendere sul serio una richiesta d’aiuto, fermarsi davanti a una sofferenza che magari gli altri non vedono.

Oggi il mondo ha ricordato ancora una volta l’11 settembre. Una famiglia ricorderà Paolo.E forse il modo più giusto per farlo è molto semplice: fare in modo che davanti al prossimo ragazzo che soffre ci sia qualcuno disposto ad ascoltare. Prima che sia troppo tardi.