La Regione Lazio approva una manovra da 20 miliardi che riduce il debito, evita nuove tasse e punta su investimenti, coesione territoriale e tutela sociale. Milioni a tutti i Comuni per le manutenzioni. I casi Righini e Ciacciarelli. Un bilancio di risanamento che apre una nuova fase di programmazione.
Una intera nottata trascorsa a leggere le centinaia di pagine del Bilancio e quelle della Legge di Stabilità Regionale. Con i Consiglieri impegnati, ancora a notte fonda, a fare strategie politiche alla buvette di via della Pisana, dopo aver consumato litri di caffè appena attenuati solo all’alba dai primi cornetti appena sfornati. Alla fine, il Consiglio Regionale del Lazio ha approvato, con 30 voti favorevoli e 12 contrari, sia la legge di Stabilità Regionale 2026 (Progetto 237) e sia la legge di Bilancio 2026-28 (Progetto 238).
Le votazioni sono arrivate poco dopo le 7 di questa mattina, dopo una notte di confronto in Aula che ha determinato una serie di correzioni. Le ha introdotte la Giunta attraversi degli emendamenti con cui sostituire vari articoli.
Un via libera arrivato, come da tradizione, quando Roma si sveglia e il Consiglio Regionale inizia lentamente a svuotarsi, ma che segna – almeno nelle intenzioni della maggioranza – l’avvio di una nuova fase per i conti regionali.
La manovra

La manovra definisce il quadro economico-finanziario dei prossimi anni e mette nero su bianco una programmazione che ruota attorno a tre parole chiave: risanamento, investimenti e tutela sociale.
I numeri sono quelli di un bilancio robusto: 20 miliardi di euro nel 2026, 19,2 miliardi nel 2027 e 18,5 miliardi nel 2028. Cifre importanti, snocciolate tra un emendamento e l’altro, che raccontano la dimensione delle scelte politiche in campo: una manovra che non promette miracoli ma rimette ordine.
Il dato davvero dirimente non è tanto la dimensione del Bilancio quanto la sua struttura. Perché il cuore della manovra è la drastica riduzione del debito regionale: oltre 13 miliardi cancellati grazie al riconoscimento nazionale delle Anticipazioni di Liquidità. Dal 2026 l’indebitamento scende sotto gli 8 miliardi. È una soglia psicologica e politica: segna il passaggio da una gestione difensiva a una programmazione possibile. (Leggi qui: Mezzo miliardo senza debito: la svolta del Lazio con la manovra Righini).
Via il debito, dentro gli investimenti

Qui sta il primo cambio di passo. Liberati gli spazi finanziari, la Regione sceglie di non riempirli con nuovo debito ma con un Fondo per la Coesione Regionale da 486 milioni di euro fino al 2030. Investimenti veri, finanziati a saldo zero, destinati ai Comuni e alle infrastrutture che tengono insieme i territori: viabilità, mobilità, edilizia pubblica, risorse idriche, ambiente, innovazione. È una manovra che parla ai sindaci più che ai mercati, ai cantieri più che agli slogan.
È un altro colpo d’ala dell’assessore al Bilancio Giancarlo Righini. Per apprezzarlo in pieno bisogna leggere il testo: la Regione Lazio finanzia i suoi Comuni a fondo perduto per manutenzioni senza obbligo di rendicontazione. Lo farà per gli anni dal 2027 al 2030.
In quei quattro anni, i Comuni con meno di 5mila abitanti di tutto il Lazio avranno a disposizione 200mila euro all’anno per un totale di 800mila euro.
I Comuni con più di 5mila abitanti e fino a 15mila avranno 250mila euro l’anno per un totale di 1 milione.
Invece i Comuni oltre 15.000mila abitanti avranno 350mila euro all’anno per un totale di 1,4 milioni di euro.
Senza rendicontazione

Senza rendicontazione significa che i Comuni individueranno le spese da fare, assegneranno i lavori, faranno controllare la corretta esecuzione dei loro tecnici comunali e pagheranno la fattura. Fine. Nessuna chilata di pagine da riempire per relazionare la Regione Lazio spiegando chi, come, cosa, aggiungendo i certificati e le dichiarazioni di ogni passaggio. L’operazione nasce e muore nel Comune
Così le risorse resteranno sul territorio: lavorerà il piccolo artigiano, la piccola impresa edile, il geometra del paese, il magazzino edile del territorio. La manovra Righini redistribuisce ricchezza, scommettendo sulla spesa veloce: le manutenzioni non hanno bisogno dei tempi biblici delle progettazioni, acquisizioni di mille pareri per anni che sono tipiche delle grandi opere. Obiettivo far girare soldi. Velocemente.
I soldi per la Metro

Non è un dettaglio che venga confermato il contributo regionale alla Metro C di Roma. Perché qui il bilancio diventa scelta politica: tenere in piedi le grandi opere non come monumenti, ma come nodi di sistema. (Leggi qui: Top e Flop, i protagonisti di martedì 23 dicembre 2025).
Lo stesso vale per il trasporto pubblico locale, con l’aumento del fondo per Roma Capitale a 260 milioni nel 2026, a cui si aggiungono risorse per la Roma–Giardinetti ed i 50 milioni appena stanziati per la linea C. In una Regione che vive di pendolarismo, mobilità e congestione urbana, non sono capitoli marginali.
Accanto agli investimenti, la manovra prova a sciogliere un altro nodo storico: le tasse che pesano sui portafogli dei cittadini. L’accordo con le organizzazioni sindacali su IRPEF e IRAP è forse il passaggio politicamente più delicato e, insieme, più significativo. Nessun aumento delle tasse, tutela dei redditi medio-bassi, agevolazioni per il Terzo settore, le cooperative sociali, i Comuni montani, le nuove imprese che scelgono il Lazio. È una scelta che tiene insieme equità e competitività, evitando la tentazione di scaricare i conti su chi già fatica. (Leggi qui: Irpef, la Regione Lazio grazia i redditi fino a 28mila euro ed i sanitari).
Il capitolo sociale
Il capitolo sociale è altrettanto esplicito. Le risorse per i servizi passano da 98 a 207 milioni senza nuovo indebitamento. Sanità, welfare, RSA, sostegno alla locazione, indennità per il personale dei Pronto Soccorso: qui il bilancio smette di essere una tabella e diventa una dichiarazione di priorità. Non tutto si risolve con una legge finanziaria, ma senza risorse dedicate nulla si muove.

C’è poi un aspetto meno visibile, ma rivelatore: l’attenzione al tessuto civico. Qui, una serie di scelte qualificanti sono state fatte grazie all’assessore Pasquale Ciacciarelli. Quali? Il contributo da 890mila euro alle associazioni di Protezione civile, dopo un anno segnato da incendi, grandi eventi e Giubileo, è un riconoscimento concreto a chi tiene insieme i territori quando le istituzioni arrivano in affanno. Lo stesso vale per gli investimenti in sicurezza urbana, piccoli Comuni, ATER, aree interne. E poi la misura per garantire una casa alle donne vittime di violenza: non assistenza ma autonomia. Un nuovo modello di edilizia sociale che restituisce libertà, dignità e futuro a chi ha già vinto la prima battaglia.(Leggi qui: Una casa per ricominciare: quando l’autonomia diventa politica pubblica).
Turismo, ambiente, sport, cultura completano il quadro. Non come orpelli, ma come leve di sviluppo: destagionalizzazione, grandi eventi, comunità energetiche, qualità dell’aria. È una visione che prova a tenere insieme sostenibilità e crescita, senza affidarsi alla retorica del “green” come formula magica.
La partita posegue fuori dall’Aula

Quando il sole è ormai alto e i corridoi della Pisana tornano vuoti e silenziosi, il Bilancio del Lazio è cosa fatta. Ora, come sempre, la vera partita si giocherà lontano dall’Aula consiliare: nell’attuazione concreta di quelle centinaia di pagine lette dai Consiglieri regionali (più o meno attentamente) durante la lunga notte del bilancio.
Alla fine, questa manovra dice una cosa semplice e non scontata: la Regione Lazio prova a cambiare passo senza cambiare linguaggio. Risanamento dei conti, investimenti mirati, tutela sociale, zero nuovo debito. Non è una rivoluzione. È una politica di bilancio che guarda avanti senza ipotecare il futuro. Non costruita sul debito. E non accadeva da decenni.



