“Un Kissinger marsicano e un’armata di cartone”: la guerra nel Pd esplode in tv.

Nello studio di Teleuniverso Enzo Salera rompe gli equilibri del Pd provinciale. Parla di correnti, contesta il Congresso, sconfessa il nuovo Segretario e attacca De Angelis con l’immagine dell’“armata di cartone”. Il confronto diventa un duello politico televisivo.

Il sindaco di Cassino, Enzo Salera, entra negli studi di Teleuniverso con il passo tranquillo di chi ha già deciso che la serata non sarà al profumo di camomilla. La trasmissione è “A Porte Aperte”, le domande le rivolge il direttore Alessio Porcu ed il clima in quello studio non è mai delle interviste di cortesia. Se ospiti e conduttore sono in forma è più simile ad un match di pugilato politico: domanda, risposta, contrattacco. La serata sembra proprio quella giusta.

Salera arriva dopo giorni di polemiche nel Partito Democratico provinciale. Ma in televisione decide di spingere l’acceleratore. Molto più di quanto abbia fatto finora. Parla di correnti, di dirigenti arroccati, di amministratori che si ribellano. Di un Partito che si deve rinnovare nella sua classe dirigente, sconfessando così l’elezione di un nuovo Segretario provinciale appena trentenne avvenuta appena una decina di giorni prima della trasmissione.

Enzo Salera nello studio di A Porte Aperte

Lancia sul campo politico interno due immagini esplosive che subito si diffondono nei corridoi della politica locale. La prima è un affondo diretto: «l’invincibile armata di cartone di Francesco De Angelis». La seconda è una battuta che fa sorridere ma graffia e non poco il Partito: «un accordo fatto al tavolino di un bar grazie ad un Henry Kissinger marsicano» che avrebbe cucito l’accordo congressuale dopo 13 mesi di scontri.

Tribù, correnti, capi corrente, trattative improvvise: qui non siamo a Roma. Siamo nel Pd della provincia di Frosinone. Benvenuti ad A Porte Aperte.

Il copione che si ripete

Il sindaco e la presidente d’Aula Barbara Di Rollo

L’intervista parte con una provocazione: il ricordo della prima mossa politica compiuta da Salera appena diventato sindaco di Cassino. Ispirò una lettera – denuncia della presidente d’Aula Barbara Di Rollo al Segretario Nazionale del Partito Democratico, dicendo che alcuni dirigenti del Pd li avevano boicottati e non li avevano fatto votare, tentando così di impedirgli la conquista di una città in quel momento nelle mani del centrodestra. Ora la stessa denuncia fatta a distanza di sei anni. Lecito chiedere se faccia parte di un copione. (Leggi qui: I sassi di Barbara: «Caro Zingaretti ecco chi ha tentato di sabotarci a Cassino». E poi leggi Pd, la pace è già finita: Salera riapre la guerra interna dopo il voto provinciale).

«Non è una parte che recito. Anche quella volta ci sono stati dirigenti del Partito Democratico che hanno cercato di impedire prima la mia candidatura e poi la mia elezione. Anche questa volta è successo lo stesso». Il senso del discorso è chiaro: la sua carriera politica è stata sempre una corsa contro il Partito più che con il Partito. E ora l’elezione al Consiglio provinciale – nella lettura che ne dà Salera – diventa la prova che i territori lo sostengono.

Lezioni di strategia

Secondo Salera il voto degli amministratori dimostra che esiste una domanda di cambiamento dentro il Pd: «Tanti amministratori hanno fatto valere la loro autonomia rispetto alle correnti del Partito.» Poi arriva la stoccata più pesante: secondo il sindaco, la lista del Partito Democratico alle provinciali sarebbe stata costruita non per vincere ma per garantire l’equilibrio tra correnti. Il Pd è «un Partito che rinuncia a costruire una lista competitiva mettendo dodici candidati e facendone uscire alcuni a voti zero perché i capi corrente devono eleggere uno da una parte e uno dall’altra».

È l’accusa centrale della serata. Che però il Direttore mette in discussione. In punta di organizzazione politica: ricorda che il Centralismo Democratico (il principio di organizzazione interna in base al quale il Partito decide chi debba essere eletto) è parte della storia di chi ha fondato il Pd. Ed in queste Provinciali lo ha applicato senza problemi anche il partito che le elezioni le ha stravinte: Fratelli d’Italia. Infatti, i nomi dei 4 eletti sono stati scritti da questo giornale oltre un mese prima del voto: ma la loro elezione ha ribaltato l’orizzonte interno in FdI sulla base delle preferenze ottenute dalle singole aree.

La corazzata e l’armata di cartone

Sara Battisti, Antonio Pompeo e Francesco De Angelis

Nel racconto di Salera la partita delle provinciali aveva due fronti. Da una parte — dice — la “corazzata” costruita dall’area riformista di Antonio Pompeo, insieme a Rete Democratica di Sara Battisti e Luca Fantini. Dall’altra la «invincibile armata di cartone» del presidente Pd del Lazio Francesco De Angelis, che secondo il sindaco avrebbe dovuto portare il suo candidato Luigi Vittori di Ferentino alla vittoria. I pronostici, sostiene Salera, davano il sindaco di Cassino soltanto terzo: «Sabato sera mi davano terzo con 7.800 voti. La realtà è stata un’altra.»

Il sindaco rivendica soprattutto il consenso dei piccoli Comuni. «Ho preso 58 voti nella fascia dei piccoli comuni, secondo solo a Stefano D’Amore» il candidato FdI più votato in assoluto. Ma soprattutto insiste su un punto: il suo consenso non sarebbe legato a una corrente: «Io ho combattuto contro entrambe».

Anche qui c’è il contrappunto del Direttore Porcu. Fa notare che nessun organo di informazione, né cartaceo né televisivo né telematico ha mai scritto che Salera sarebbe arrivato terzo. «Ed anche se qualcuno lo avesse scritto sarebbe stato uno sciocco: lei partiva da 4500 voti ponderati contando solo quelli della sua maggioranza consiliare. Equivalgono ad un’elezione certa».

I foglietti delle correnti

Enzo Salera con Stefano D’Amore ed Andrea Amata

Quando Salera descrive il Partito, usa un’immagine che colpisce. «C’erano dirigenti che giravano con i foglietti per stabilire quanti delegati spettano a questa o a quell’area nella Direzione provinciale». Secondo lui il Partito sarebbe rimasto prigioniero delle correnti mentre il territorio affronta una crisi industriale pesantissima.

Anche qui c’è il contrappunto. A Salera viene ricordata una cosa semplice: i Partiti organizzati funzionano così. Hanno organismi dirigenti, delegati, rappresentanza. Senza queste strutture — viene osservato — non c’è democrazia interna. C’è anarchia.

Salera prova a ribattere che il problema non sono gli organismi ma la distanza dai problemi reali del territorio. Ma anche qui il contrappunto è semplice: c’è stato appena dieci giorni fa un Congresso al quale hanno dato vita una massa di iscritti ben superiore a quella degli anni scorsi. Sono quegli iscritti a legittimare i nuovi quadri dirigenti eletti democraticamente a Ferentino due domeniche fa. E senza dirigenti non esiste un Partito. Il confronto si accende.

Il “Kissinger marsicano” e il retroscena dell’accordo

Luca Di Stefano

Già, il Congresso provinciale. È arrivato dopo 13 mesi di litigi e divisioni che hanno paralizzato ogni attività sul territorio. A mettere fine all scontro tra i due fronti politici interni nel Pd è stata una mediazione fatta con discrezione dal Presidente della Provincia Luca Di Stefano. «Semplicemente, ci ha fatto notare che stavamo facendo una sciocchezza e sentirselo dire da un esterno talvolta è molto efficace». Lo ha raccontato nelle puntate scorse il vicepresidente uscente Enrico Pittiglio. (Leggi qui: Dietro la tregua Pd, Pittiglio: “Di Stefano disse la verità che non volevamo sentire”).

Luca Di Stefano ha svolto una analoga moral suasion anche nelle file di Fratelli d’Italia: la sua amministrazione provinciale si è retta fino alla settimana scorsa su un equilibrio politico, esattamente come la sua amministrazione comunale a Sora. Ma quell’intervento ha ‘mandato ai pazzi‘ Salera. Che ha subito contestato l’intesa: ha preteso che venisse smentito quell’intervento. Perché? Ambiva lui ad essere il candidato del centrosinistra alle Provinciali del prossimo dicembre mentre in questo modo Di Stefano acquisisce un ruolo di equilibrio tra centrosinistra e centrodestra che non spiana affatto la strada alle ambizioni del sindaco di Cassino. Da qui nasce tutto.

Claudio Mancini e Daniele Leodori al Congresso provinciale di Frosinone

La battuta più citata della serata arriva quando Salera racconta come sarebbe nato l’accordo che ha aperto la via al Congresso provinciale dopo 13 mesi di discussioni. Secondo il sindaco, dopo un anno e mezzo di scontri tra correnti l’intesa sarebbe stata raggiunta in pochi minuti davanti a un tavolino di bar «Grazie a un Henry Kissinger marsicano.»

Kissinger o i vertici Pd?

Ma qui arriva un altro passaggio interessante. Porcu accende la miccia che rischia di far esplodere i rapporti tra Enzo Salera ed il Partito Democratico: ricorda che quell’accordo non fu sottoscritto davanti a un bar ma davanti ai vertici regionali del PD. E che la l’intesa per il Congresso ed anche la lista per le Provinciali l’hanno fatta il Segretario Pd del Lazio Daniele Leodori ed il responsabile regionale degli Enti Locali Claudio Mancini cioè le massime espressioni nel Lazio di AreaDem e Rete Democratica.

Il Congresso Provinciale

Salera vorrebbe addossarne la colpa ai suoi avversari territoriali e cioè Francesco De Angelis e Sara Battisti: ma le firme sono di Leodori e Mancini. Un chiarimento che cambia il contesto. Perché significa che la trattativa non fu soltanto locale.

Salera non arretra. Ribadisce che la decisione sarebbe stata presa da pochi dirigenti, lasciando fuori molti amministratori. Il punto resta politico: secondo lui il Congresso è stato deciso sopra le teste dei territori.

Il caso delle donne candidate: il momento più teso

Il passaggio più acceso dell’intervista arriva quando Salera parla delle donne candidate nella lista del Pd. Secondo il sindaco alcune di loro non avrebbero potuto votare neppure se stesse: «È stata una violenza politica. Proprio l’8 marzo».

Il nuovo Segretario provinciale Achille Migliorelli ed Enzo Salera

Qui viene messo alle corde. Se davvero era una questione di principio — osserva lo studio — Salera avrebbe potuto dare lui l’esempio: avrebbe potuto dire alle donne della sua amministrazione di non votarlo ma di girare il loro voto ad Antonella Di Pucchio candidata nella lista Pd. Invece — gli viene fatto notare — le consigliere e assessore della sua maggioranza hanno votato tutte per lui. Lo studio si ferma. È uno dei momenti più intensi della trasmissione.

Salera prova a spiegare che quella è stata una scelta condivisa e spontanea. «Quindi se le donne votano Salera è una scelta spontanea, se votano gli altri candidati è una violenza» chiosa Alessio Porcu.

La crisi Stellantis e la battaglia del 20 marzo

Accanto alla guerra interna al Pd, Salera torna più volte sul tema che considera decisivo: la crisi industriale. Il bersaglio è Stellantis. Ricorda che nel 2024 l’azienda aveva promesso nuovi modelli per lo stabilimento di Piedimonte San Germano. Siamo nel 2026 e quei modelli non sono arrivati: «I lavoratori stanno soffrendo moltissimo. Soprattutto quelli dell’indotto». Per questo rilancia l’appello alla partecipazione alla manifestazione del 20 marzo: «Questa è una battaglia che non deve avere colore politico».

È una battaglia lanciata dai sindacati proprio nello studio di A Porte Aperte nelle settimane scorse. Mettendo in chiaro che lo stabilimento Stellantis Cassino Plant non è a rischio chiusura. Ma è lo stesso in abbandono, senza una missione precisa. (Leggi qui: Stellantis nel tunnel: linee pronte, Giulia e Stelvio cancellate, 2 anni di deserto per Cassino).

Il Pd che perde da quindici anni

Nel finale Salera torna al suo partito. Cita una pagina del libro di Achille Occhetto dopo la sconfitta del 1994: «Chi perde le elezioni deve farsi da parte». E poi affonda: «In questa provincia perdiamo da quindici anni e abbiamo sempre gli stessi dirigenti». Una frase che pesa come un macigno. Perché non è una critica generica. È un atto d’accusa. È una sconfessione del Segretario Provinciale Achille Migliorelli appena eletto.

Danilo Grossi con Marta Bonafoni

Dire che abbiamo sempre gli stessi dirigenti significa sconfessare anche l’intero Congresso provinciale. Al quale Salera non si è presentato. E nel quale ha messo i puntini sulle i anche l’area politica interna con la quale Salera sta dialogando, il collettivo Parte da Noi che fa riferimento alla coordinatrice della Segreteria nazionale Pd Marta Bonafoni ed a livello provinciale al suo ex assessore Danilo Grossi. (Leggi qui: Salera rivolta il Pd: pace con Grossi e abbraccio con Bonafoni).

Danilo Grossi nel suo intervento al Congresso ha detto «Nell’accordo c’era la vicesegretaria unica per il Collettivo Parte da Noi. O almeno questo è quanto c’è stato raccontato. Siamo sicuri che questo accordo verrà rispettato e so che sarà affrontato con un tavolo a livello regionale. Però è bene dire con chiarezza che qualora così non fosse non possiamo far parte della nuova Segreteria. E lo dico in modo pubblico nell’Assemblea provinciale perché alcune situazioni vanno affrontate a testa alta senza ipocrisie ed in pubblico. (Leggi qui: Al Congresso Pd scoppiano i casi Salera, Grossi e Alfieri)

Una serata che lascia il segno

da sinistra Enzo Salera, Luigi Vittori, Achille Migliorelli, Antonella Di Pucchio e Luca Fardelli

Fatte queste premesse è chiaro che l’intervista di Enzo Salera ad A Porte Aperte non è stata una conversazione televisiva qualsiasi e nemmeno è stata frutto del caso. Salera sapeva benissimo cosa voleva dire. È stata una resa dei conti politica. Con momenti di ironia, battute memorabili e più di un duello dialettico. Ma il messaggio finale resta chiaro: Enzo Salera non vuole essere un consigliere provinciale silenzioso.

Vuole essere il sindaco che sfida il suo Partito. E nel Pd ciociaro questo significa una cosa sola. La battaglia è appena cominciata.

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