La Regione Lazio sperimenta l'introduzione di una nuova figura professionale che possa occuparsi di quei pazienti che lamentano problemi muscolari-scheletrici. I numeri infatti parlano chiaro: una quota molto elevata di accessi riguarda proprio patologie ortopediche. Dal punto di vista politico, il progetto rappresenta un segnale importante: la Regione Lazio sceglie di innovare l'organizzazione sanitaria, puntando sul lavoro multidisciplinare
Il sovraffollamento dei Pronto Soccorso nel Lazio è un’emergenza cronica che richiede soluzioni coraggiose. In risposta a questa sfida, la Regione del Presidente Francesco Rocca, l’Ordine dei Fisioterapisti del Lazio (OFI Lazio), in collaborazione con la Società Italiana di Medicina d’Emergenza-Urgenza (SIMEU), nei giorni scorsi hanno lanciato un progetto sperimentale, che promette di cambiare il volto dell’assistenza negli ospedali: l’inserimento del Fisioterapista di Pronto Soccorso nelle strutture di emergenze e urgenza del Lazio.
Perché nasce il progetto?

La sperimentazione è prevista nel secondo semestre del 2026. Avrà una durata complessiva di 12 mesi, comprensivi di formazione degli operatori e valutazione dei risultati. Nella fase operativa iniziale, il progetto pilota prevede almeno 3-6 mesi di attività, con copertura diurna di 12 ore, dal lunedì al sabato, in alcuni Pronto Soccorso selezionati della regione.
I numeri parlano chiaro: una quota molto elevata degli accessi in Pronto Soccorso riguarda problemi muscolo-scheletrici non gravi, come lombalgie acute, distorsioni, traumi minori, dolori articolari o difficoltà di movimento. Pazienti che spesso attendono ore per prestazioni che non richiedono necessariamente un intervento medico complesso, ma che finiscono per congestionare i pronto soccorso e rallentare la presa in carico dei casi più gravi.
L’idea della Regione Lazio è semplice quanto ambiziosa: alleggerire il carico su medici e infermieri, migliorare i tempi di attesa e offrire cure più mirate e appropriate.
I compiti dei fisioterapisti in Pronto Soccorso

Il fisioterapista non sostituisce il medico né l’infermiere, ma lavora in équipe, su richiesta del medico di emergenza, dopo il triage infermieristico. Il modello scelto è quello del cosiddetto “secondary contact“, pienamente compatibile con il quadro normativo italiano.
Nel concreto, il fisioterapista si occuperà di valutare il dolore e la funzionalità del paziente;trattare traumi minori, distorsioni, lombalgie acute, lesioni muscolari, sospette fratture a bassa complessità; intervenire sulla mobilità immediata e sulla gestione del dolore con tecniche non farmacologiche; fornire indicazioni pratiche per il rientro a casa e per il percorso di cura successivo; contribuire a dimissioni più sicure, soprattutto nei pazienti anziani con problemi di movimento.
Tutto viene registrato nella cartella clinica del Pronto Soccorso e resta sotto la responsabilità del medico.
I pazienti coinvolti e la valutazione dei risultati

Il progetto riguarda esclusivamente pazienti con disturbi muscolo-scheletrici a bassa e media complessità, identificati dai codici di triage 3, 4 e 5. Sono esclusi i casi gravi o critici. L’obiettivo è migliorare la gestione dei cosiddetti “codici minori”, quasi il 70 % degli accessi nei PS, che oggi rappresentano una delle principali cause di affollamento.
La sperimentazione misurerà questi parametri oggettivi: riduzione del dolore durante la permanenza in PS; diminuzione dei tempi di trattamento e dimissione; aumento delle dimissioni con un piano terapeutico chiaro; grado di soddisfazione dei pazienti; eventuali ritorni in ospedale nei 30 giorni successivi.
Un segnale politico-sanitario
Dal punto di vista politico-sanitario, il progetto rappresenta un segnale chiaro: la Regione Lazio sceglie di innovare l’organizzazione del Pronto Soccorso, puntando sulla valorizzazione delle professioni sanitarie e sul lavoro multidisciplinare.

È una risposta concreta a due emergenze strutturali: la carenza di personale medico e infermieristico e l’aumento costante degli accessi impropri. Se la sperimentazione darà i risultati attesi, il fisioterapista in Pronto Soccorso potrebbe diventare una figura stabile. E questo porterebbe benefici sia per i cittadini sia per il sistema sanitario regionale.
Non una scorciatoia, ma un cambio di paradigma: meno attese inutili, cure più appropriate e un Pronto Soccorso finalmente più sostenibile. E’ l’ennesima sfida, da vincere, lanciata dal Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. Il famoso filosofo tedesco Arthur Schopenhauer, amava ripetere: “La salute non è tutto, ma senza salute tutto è niente”.



