Un rinforzo per i Pronto Soccorso: ecco il fisioterapista d’emergenza

La Regione Lazio sperimenta l'introduzione di una nuova figura professionale che possa occuparsi di quei pazienti che lamentano problemi muscolari-scheletrici. I numeri infatti parlano chiaro: una quota molto elevata di accessi riguarda proprio patologie ortopediche. Dal punto di vista politico, il progetto rappresenta un segnale importante: la Regione Lazio sceglie di innovare l'organizzazione sanitaria, puntando sul lavoro multidisciplinare

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Il sovraffollamento dei Pronto Soccorso nel Lazio è un’emergenza cronica che richiede soluzioni coraggiose. In risposta a questa sfida, la Regione del Presidente Francesco Rocca, l’Ordine dei Fisioterapisti del Lazio (OFI Lazio), in collaborazione con la Società Italiana di Medicina d’Emergenza-Urgenza (SIMEU), nei giorni scorsi hanno lanciato un progetto sperimentale, che promette di cambiare il volto dell’assistenza negli ospedali: l’inserimento del Fisioterapista di Pronto Soccorso nelle strutture di emergenze e urgenza del Lazio.

Perché nasce il progetto?

La sperimentazione è prevista nel secondo semestre del 2026. Avrà una durata complessiva di 12 mesi, comprensivi di formazione degli operatori e valutazione dei risultati. Nella fase operativa iniziale, il progetto pilota prevede almeno 3-6 mesi di attività, con copertura diurna di 12 ore, dal lunedì al sabato, in alcuni Pronto Soccorso selezionati della regione.

I numeri parlano chiaro: una quota molto elevata degli accessi in Pronto Soccorso riguarda problemi muscolo-scheletrici non gravi, come lombalgie acute, distorsioni, traumi minori, dolori articolari o difficoltà di movimento. Pazienti che spesso attendono ore per prestazioni che non richiedono necessariamente un intervento medico complesso, ma che finiscono per congestionare i pronto soccorso e rallentare la presa in carico dei casi più gravi.

L’idea della Regione Lazio è semplice quanto ambiziosa: alleggerire il carico su medici e infermieri, migliorare i tempi di attesa e offrire cure più mirate e appropriate.

I compiti dei fisioterapisti in Pronto Soccorso

Foto Saverio De Giglio / Imagoeconomica

Il fisioterapista non sostituisce il medico né l’infermiere, ma lavora in équipe, su richiesta del medico di emergenza, dopo il triage infermieristico. Il modello scelto è quello del cosiddetto “secondary contact“, pienamente compatibile con il quadro normativo italiano.

Nel concreto, il fisioterapista si occuperà di valutare il dolore e la funzionalità del paziente;trattare traumi minori, distorsioni, lombalgie acute, lesioni muscolari, sospette fratture a bassa complessità; intervenire sulla mobilità immediata e sulla gestione del dolore con tecniche non farmacologiche; fornire indicazioni pratiche per il rientro a casa e per il percorso di cura successivo; contribuire a dimissioni più sicure, soprattutto nei pazienti anziani con problemi di movimento.

Tutto viene registrato nella cartella clinica del Pronto Soccorso e resta sotto la responsabilità del medico.

I pazienti coinvolti e la valutazione dei risultati

(Foto © DepositPhotos.com)

Il progetto riguarda esclusivamente pazienti con disturbi muscolo-scheletrici a bassa e media complessità, identificati dai codici di triage 3, 4 e 5. Sono esclusi i casi gravi o critici. L’obiettivo è migliorare la gestione dei cosiddetti “codici minori”, quasi il 70 % degli accessi nei PS, che oggi rappresentano una delle principali cause di affollamento.

La sperimentazione misurerà questi parametri oggettivi: riduzione del dolore durante la permanenza in PS; diminuzione dei tempi di trattamento e dimissione; aumento delle dimissioni con un piano terapeutico chiaro; grado di soddisfazione dei pazienti; eventuali ritorni in ospedale nei 30 giorni successivi.

Un segnale politico-sanitario

Dal punto di vista politico-sanitario, il progetto rappresenta un segnale chiaro: la Regione Lazio sceglie di innovare l’organizzazione del Pronto Soccorso, puntando sulla valorizzazione delle professioni sanitarie e sul lavoro multidisciplinare.

Francesco Rocca

È una risposta concreta a due emergenze strutturali: la carenza di personale medico e infermieristico e l’aumento costante degli accessi impropri. Se la sperimentazione darà i risultati attesi, il fisioterapista in Pronto Soccorso potrebbe diventare una figura stabile. E questo porterebbe benefici sia per i cittadini sia per il sistema sanitario regionale.

Non una scorciatoia, ma un cambio di paradigma: meno attese inutili, cure più appropriate e un Pronto Soccorso finalmente più sostenibile. E’ l’ennesima sfida, da vincere, lanciata dal Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. Il famoso filosofo tedesco Arthur Schopenhauer, amava ripetere: “La salute non è tutto, ma senza salute tutto è niente”.