Niente Zona Economica Speciale, ma un maxi-finanziamento governativo per il Consorzio Industriale del Lazio. Risorse da sommare a quelle delle ZLS ed ai recenti stanziamenti regionali. Il ruolo chiave del Consorzio. Per sostenere innovazione, digitalizzazione e nuovi impianti. La sfida è non disperdere fondi e occasioni.
La Zes, no. Ma i soldi per farsi in house un piccola Zes nel Lazio, si. È la soluzione politica trovata dal Governatore Francesco Rocca con la premier Giorgia Meloni per non far affondare la regione sotto il peso della concorrenza di tutte le altre zone che la circondano. A loro sono stati riconosciuti i benefici e le agevolazioni per chi si trova all’interno della Zona Economica Speciale: al Lazio da oggi vengono assegnati 100 milioni di euro direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Vanno al Consorzio Industriale del Lazio. Ufficialmente per la “realizzazione degli interventi di sostegno alle attività economiche con cui contrastare la deindustrializzazione”. La realtà è più ampia.
Verso la Piccola Zes

Per comprendere cosa c’è dietro bisogna partire da due presupposti. Il primo: in una parte del Lazio verrà riconisciuta la ZLS, cioè la Zona Logistica Semplificata. È un’area geografica che include porti e altre zone logistiche: lì le procedure burocratiche sono semplificate con lo scopo di attirare investimenti, sviluppare le infrastrutture e promuovere l’efficienza delle attività di commercio internazionale. Le ZLS offrono agevolazioni alle imprese e sono previste solo nelle regioni “più sviluppate” d’Italia.
Il secondo presupposto: la Regione Lazio ha recentemente stanziato sue consistenti risorse per combattere la deindustrializzazione. Servono per evitare che il tessuto produttivo trovi più conveniente scivolare verso una qualsiasi delle Regioni confinanti dove invece ci sono i benefici Zes. Un’architettura pensata politicamente della vicepresidente ed assessore allo Sviluppo Economico Roberta Angelilli ed intelaiata sul piano tecnico dal professor Raffaele Trequattrini commissario del Consorzio Industriale del Lazio.

Su queste due solide basi arrivano i 100 milioni del Governo, inviati direttamente al Consorzio Industriale del Lazio. Se messi a sistema con razionalità e connessi con Zls e fondi regionali, nei fatti si ha un equivalente della Zes anche nel Lazio. È lo schema che aveva teorizzato da subito Enrico Coppotelli, Segretario generale Cisl del Lazio: unire le forze presenti, strutturarle e farsi in house una zes.
Il ruolo del Consorzio
Sul piano tecnico – politico, Palazzo Chigi ha riconosciuto la solidità del lavoro sviluppato da Roberta Angelilli e la validità di uno strumento come quello guidato dal professor Raffele Trequattrini. In pratica: il Governo ha riconosciuto che il motore c’è ed è anche ben oliato, ora ci ha messo la benzina. Per accedere a quei 100 milioni bisogna essere all’interno dell’Area Industriale.

Sono una sorta di indennizzo che il Governo ha riconosciuto al Lazio per non averlo inserito nella Zes. Non è un ristoro concesso a seguito dell’ondata di lamentele innescatasi quando Giorgia Meloni ha annunciato l’inserimento di Marche ed Umbria nelle Zes. La prova? Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri è del 19 maggio 2025 ed è arrivato ora alla conclusione dell’iter con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 219 del 20 settembre. Cruciale però per la sua modulazione è stata la moral suasion portata avanti con il ministro Tommaso Foti dai deputati Massimo Ruspandini, Aldo Mattia e Paolo Pulciani prima dell’estate.
Il documento, che ha il numero di protocollo (25A05179) mette nero su bianco un piano con un occhio attento ai territori più colpiti dalla crisi produttiva.
Come vengono ripartiti
Il decreto è articolato in 9 punti. Stabilisce il riparto dei fondi destinati al Consorzio Industriale del Lazio, suddivisi equamente tra cinque ex consorzi territoriali:
| Ex Consorzio | Risorse assegnate |
| Cosilam – Lazio Meridionale | €20 milioni |
| Cosind – Sud Pontino | €20 milioni |
| Consorzio Roma-Latina | €20 milioni |
| Consorzio ASI Frosinone | €20 milioni |
| Consorzio Provincia di Rieti | €20 milioni |
Il Lazio dunque, si ritrova al centro di una strategia nazionale che mira a contrastare la deindustrializzazione con interventi mirati e concreti.

Il cuore del decreto è l’articolo 4, che definisce le attività agevolabili. “Gli incentivi sono destinati alle imprese manifatturiere che investono in: Ristrutturazione o realizzazione di immobili produttivi Ammodernamento e ampliamento per innovazione di prodotto e processo; Digitalizzazione dei processi industriali; Investimenti immateriali (formazione, brevetti, software); Conversione verso modelli produttivi sostenibili; Avvio di nuove unità produttive”. Un ventaglio ampio, che punta a stimolare non solo la ripresa ma una vera e propria trasformazione del tessuto industriale laziale.
È di solare evidenza l’importanza strategica di questo decreto. Dopo anni di dismissioni, delocalizzazioni e crisi occupazionali, il governo sembra voler invertire la rotta.
Il cambio di mentalità

Ma attenzione: la sfida non è solo finanziaria. È anche politica e culturale: lo stabilisce il Decreto. Le imprese locali infatti, dovranno dimostrare capacità progettuale e visione industriale. I Comuni Soci del Consorzio dovranno garantire trasparenza e rapidità nei processi di accesso e rendicontazione. Il governo centrale dovrà vigilare affinché le risorse non si disperdano in mille rivoli, ma generino impatto reale.
In un momento in cui il Lazio rischia di perdere pezzi importanti del suo apparato produttivo, vedasi i casi Stellantis e Novo Nordisk, questo decreto può rappresentare un punto di svolta. Soprattutto per imprese come DR Automobiles che ha scommesso sullo stabilimento ex Saxa Gres di Anagni.
Ma solo se accompagnato da una governance efficace e da una volontà politica condivisa.



