Unicas risanata e rilanciata: il modello Dell’Isola tra radicamento e ambizione

Debito azzerato e iscritti in crescita segnano la svolta dell’Università di Cassino. Ma il dato politico è nella strategia: da ateneo periferico a motore territoriale e attore globale, tra sfide demografiche e rivoluzione digitale.

Debito estinto e iscritti raddoppiati. L’Università di Cassino e del Lazio Meridionale mette in evidenza questi due risultati durante la cerimonia  tenuta questa mattina per l’inaugurazione del suo 47mo Anno Accademico. Un doppio traguardo che ha il sapore della rivincita per l’università di periferia che compete in Europa e si affaccia senza imbarazzi sullo scenario dei grandi atenei mondiali.

I punti chiave

 Nel suo intervento, tenuto nell’Aula Magna, il magnifico rettore Marco Dell’Isola ha evidenziato come sia stato azzerato il prestito ottenuto negli anni scorsi dal Ministero dell’Università per evitare il collasso dell’ateneo e fare fronte ad un problema di liquidità milionario che si era determinato per rispettare i tempi di costruzione del campus e del rettorato nonostante i tagli repentini fatti all’epoca della ‘spending review‘. (Leggi qui: Cassino, il giorno dopo il debito Unicas).

Ha evidenziato inoltre che negli ultimi 20anni l’Unicas ha laureato 30mila giovani, di cui l’85% è rimasto a lavorare sul territorio. Nell’ultimo triennio l’ateneo ha raddoppiato il numero di spin-off e brevetti”. 

 Non è un caso che quest’anno la lectio magistralis sia stata improntata sui temi dell’Economia. È stata affidata all’economista svedese Ole Settergren. Ha illustrato il tema delle precondizioni politiche necessarie per decisioni pubbliche economicamente razionali, facendo l’esempio del sistema pensionistico svedese.

Dentro il 47mo anno

Marco Dell’Isola

Ma è nel discorso del Rettore che si trova la chiave per leggere fino in fondo il senso dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale. Una cerimonia partecipata, scandita dagli interventi istituzionali – dalla relazione del Magnifico Marco Dell’Isola, a quelli del rappresentante degli studenti Gianvito Carlomusto e del personale tecnico-amministrativo Manuela Scaramuzzino – fino alla prolusione di Daniele Franco, alla laudatio di Sergio Nisticò e alla lectio magistralis di Ole Settergren, insignito del dottorato honoris causa.

È proprio nella relazione del professor Dell’Isola che si condensa il senso politico, culturale e strategico della giornata. Il punto di partenza è netto: dieci anni di sacrifici per azzerare il debito. Un percorso lungo, complesso, che ha visto l’ateneo fare i conti con un’esposizione superiore ai venti milioni di euro nei confronti del Ministero. Un vincolo che avrebbe potuto condizionare ogni scelta, spingendo verso una logica difensiva. E invece, ha spiegato Dell’Isola, la strada imboccata è stata un’altra: non ridurre, ma rilanciare. (Leggi qui: Cassino, il giorno dopo il debito Unicas).

In questo passaggio sta il senso più profondo del discorso. L’estinzione del debito non viene rivendicata come un semplice risultato contabile ma come un atto di libertà. La possibilità, finalmente, di tornare a programmare senza vincoli, di costruire una visione autonoma, di immaginare il futuro senza il peso del passato.

La crescita

E mentre si risanavano i conti, l’università cresceva. Aumentavano gli studenti, si ampliava l’offerta formativa, si investiva nei poli decentrati e nelle infrastrutture, si intercettavano risorse strategiche come quelle del PNRR. Una scelta controcorrente, che oggi consente all’ateneo di presentarsi non come una realtà in difficoltà, ma come un sistema in espansione.

Da qui, il secondo passaggio centrale della relazione: il ruolo dell’università sul territorio. Non solo come luogo di formazione ma come motore di sviluppo. Dell’Isola ha insistito su questo punto, sottolineando come l’impatto dell’ateneo vada ben oltre quello economico – pur rilevante – per investire dimensioni più profonde.

Nel sistema che ruota attorno a Cassino, Frosinone e Gaeta, l’università rappresenta un’infrastruttura strategica. Produce capitale umano, trattiene giovani, alimenta innovazione, rende il territorio più attrattivo per le imprese. In una provincia che ha conosciuto negli anni fenomeni di marginalizzazione e perdita di competenze, questo ruolo assume un valore decisivo.

Vocazione Cosmopolita

Ma c’è un terzo elemento, forse il più significativo in prospettiva: la vocazione cosmopolita. Il Rettore lo ha detto con chiarezza: l’università deve restare uno spazio aperto, capace di accogliere studenti da tutto il mondo, anche – e soprattutto – in un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti.

Non è solo una scelta accademica ma culturale e politica. L’ateneo diventa così un luogo di incontro tra esperienze diverse, un laboratorio di convivenza, una forma concreta di diplomazia culturale. E il conferimento del dottorato honoris causa a Ole Settergren si inserisce perfettamente in questa visione: rafforzare il legame con una dimensione europea e globale.

Nel discorso del Rettore c’è anche una riflessione lucida sulle sfide future. A partire da quella demografica, che nei prossimi anni ridurrà il numero degli studenti, fino alla rivoluzione digitale e all’impatto delle università telematiche. Ma la risposta indicata non è quella dell’imitazione.

Intelligenza Umana vs Artificiale

L’università, ha sottolineato Dell’Isola, deve difendere ciò che la rende unica: la comunità, il confronto, il pensiero critico. In un mondo in cui l’intelligenza artificiale è in grado di fornire risposte immediate, il valore della formazione sta sempre più nella capacità di sviluppare discernimento, di porre domande, di costruire conoscenza attraverso relazioni vive.

È un passaggio che segna una linea di confine: da una parte l’idea dell’università come servizio “on demand”, dall’altra quella di un luogo in cui si forma la persona, prima ancora del professionista.

Alla fine, la relazione del Rettore non è stata solo un bilancio ma una dichiarazione di intenti. Dopo dieci anni di sacrifici, l’ateneo si presenta con i conti in ordine e con una visione chiara: radicato nel territorio, ma aperto al mondo; solido dal punto di vista finanziario, ma ambizioso sul piano culturale; consapevole delle sfide, ma determinato a giocarle da protagonista.

È da questo equilibrio – tra radicamento e apertura, tra rigore e sviluppo – che passa il futuro dell’università. E, in larga misura, anche quello del territorio che la circonda.