A un anno dal voto, il centrodestra continua a parlare di compattezza senza lavorare davvero per ricucire le fratture. Forza Italia resta all’opposizione, Fratelli d’Italia sceglie la prudenza, mentre Mastrangeli corre da solo. L’unità resta un obiettivo dichiarato, non un percorso avviato
A parole sono tutti d’accordo: il centrodestra, alle comunali del 2027, dovrà presentarsi unito. È il mantra che rimbalza nelle dichiarazioni ufficiali dei vari leader locali, sostenuto da un principio dato per scontato: Frosinone è un capoluogo e, in quanto tale, le sue dinamiche politiche rispondono aD equilibri regionali e nazionali. Tradotto senza troppi giri di parole: le decisioni si prendono a Roma, non a Frosinone.
Un po’ come nella celebre scena di Gomorra, quando donna Imma – moglie del boss di Secondigliano Don Pietro Savastano – tronca ogni discussione con il commercialista di famiglia: «Mio marito comanda. Se lui dice così, così si fa». Se Roma decide così, così si fa. Anche a Frosinone.
Nessun segnale di un percorso condiviso

Vero, ma solo fino a un certo punto. Perché la realtà locale, quella vera, a differenza della fiction, racconta una storia diversa. E decisamente più complicata. Negli ultimi anni, infatti, nessuno – né i partiti, né il sindaco Riccardo Mastrangeli – ha lavorato davvero per ricucire il perimetro del centrodestra. Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia restano nello stesso campo, sia al governo che alla Regione Lazio,ma nel capoluogo si muovono su traiettorie distanti. E non si intravedono segnali concreti di un cambio di rotta.
L’unità viene evocata come un destino inevitabile, ma senza che ne siano mai state costruite le basi. Viene in mente una frase dello scrittore americano James Baldwin: «Non tutto ciò che si affronta può essere cambiato, ma nulla può essere cambiato finché non lo si affronta».
A Frosinone il centrodestra sembra aver scelto di non affrontare il problema. Mancano circa dodici mesi al voto e non esiste nemmeno l’ombra di un percorso condiviso tra i tre partiti.
Forza Italia, senza intenzione di rientrare

In questo quadro, il ruolo degli azzurri dentro e fuori dall’aula consiliare è ormai definito: opposizione dura e costante all’amministrazione Mastrangeli. Da oltre due anni Forza Italia martella ogni scelta del sindaco con la regolarità del traffico del sabato sera su via Aldo Moro. Non è un’opposizione episodica, ma una linea politica strutturata, continua, metodica, quasi scientifica. Una pressione costante, come la «goccia cinese», che da oltre due anni incide sull’azione amministrativa. E nessuno, in questi anni, ha tentato seriamente di ricucire. Né gli azzurri hanno fatto qualcosa per farsi recuperare.
È davvero pensabile ricomporre, in pochi mesi, una frattura così profonda tra Mastrangeli e FI? Gli azzurri sono stati chiari: sì al centrodestra, ma no al «modello Mastrangeli». Una posizione che complica enormemente qualsiasi ipotesi di ricompattamento, soprattutto in vista della scelta del candidato sindaco, dove Mastrangeli è già in campagna elettorale. O forse non ha mai smesso.
A rendere il quadro ancora più difficile c’è l’asse ormai consolidato tra Forza Italia e il gruppo FutuRa, rappresentato dai consiglieri Giovanbattista Martino e Teresa Petricca. Eletti nel 2022 nel centrodestra a sostegno di Mastrangeli, oggi si collocano su posizioni apertamente critiche, con rapporti tutt’altro che distesi con il sindaco, sia sul piano politico che personale. In politica tutto è possibile, ma le inversioni a U richiedono tre elementi: un prezzo politico, una narrazione credibile e un fatto nuovo. Al momento non esiste nessuno di questi tre elementi.
FdI tra tattica e arretramento

Se Forza Italia rappresenta la rottura esplicita nel centrodestra, Fratelli d’Italia si muove invece su una linea più sfumata. L’impressione è che alla fine il Partito sosterrà la candidatura a sindaco di Mastrangeli più per mancanza di alternative realmente praticabili che per reale convinzione. Non perché tra i meloniani manchino figure politiche di peso – tutt’altro. Ma perché nessuno sembra disposto ad aprire uno scontro interno al Partito, una potenziale spaccatura che rischierebbe di lasciare sul campo più danni che benefici. Se la scelta del candidato sindaco a Frosinone spetta alla Lega, perché forzare gli equilibri? È una scelta tattica, più che strategica.
Una scelta che però segna un arretramento politico: Fratelli d’Italia sembra aver rinunciato a rivendicare la candidatura a sindaco del capoluogo, un’opzione che fino a poco tempo fa non era affatto remota. Oppure è stata solo messa in stand-by?
Sullo sfondo resta anche il tema dell’«arricchimento programmatico», indicato proprio da FdI come condizione per proseguire il percorso con Mastrangeli. Ma a oggi di questo arricchimento non c’è traccia: non lo ha prodotto il sindaco, né il Partito lo ha più rivendicato con forza. A dodici mesi dal voto è difficile immaginare una revisione seria del programma. Si andrà avanti con quanto già scritto e concordato tra i partiti a inizio consiliatura – BRT compreso – e con quanto previsto nei vari bilanci di previsione.
L’alleanza per necessità

Il quadro che emerge è quello di un’alleanza tra Lega e Fratelli d’Italia destinata a reggere anche nel 2027, più per necessità che per reale convinzione. Una scelta dettata dalla ragion di Stato, nazionale e regionale: insieme per forza. Giova ricordare a questo proposito una frase del filosofo francese Raymond Aron: «Le alleanze sono come le assicurazioni: si fanno contro i rischi, non per affinità».
Il centrodestra a Frosinone sembra esattamente questo: un’assicurazione contro il rischio di perdere – ipotesi peraltro assai remota se, come sembra, il centrosinistra si presenterà diviso, come da tradizione pluridecennale – non una coalizione unita e determinata.
In questo scenario, l’ipotesi più realistica è che Forza Italia – insieme agli altri consiglieri eletti nel 2022 con Mastrangeli e poi passati all’opposizione – resti fuori dal perimetro del centrodestra anche nel 2027. Perché la verità, al netto delle dichiarazioni ufficiali, è piuttosto semplice: tutti parlano di unità perché sanno che è necessario farlo. Ma nessuno, finora, ha davvero fatto qualcosa per ricostruirla. E, forse soprattutto, non è chiaro chi dovrebbe iniziare.



