Dieci consiglieri chiedono la convocazione urgente del Consiglio per eleggere il Presidente, pena l'intervento del Prefetto. Ma resta il dubbio se il vicario possa deciderlo da solo. Sullo sfondo, Scaccia arma la sua rete e il PD valuta quale Pizzutelli schierare in vista del 2027.
Dopo oltre tre mesi di attesa, qualcuno ha deciso che il conto alla rovescia nell’Aula del Comune di Frosinone doveva partire sul serio. Dieci consiglieri hanno depositato una richiesta formale di autoconvocazione urgente, invocando l’Articolo 39 del Testo Unico degli Enti Locali. l’istanza è arrivata sul tavolo del vicepresidente vicario Marco Ferrara, con copia al sindaco Riccardo Mastrangeli e al segretario generale Mauro Andreone.
Il punto di partenza, ricordato nel documento, resta sempre quello: le dimissioni del presidente del Consiglio il 30 maggio, seguite a distanza di poche settimane da quelle di due componenti dell’Ufficio di Presidenza, che hanno lasciato i vertici dell’Aula completamente vacanti. Un vuoto che, scrivono i firmatari citando lo Statuto cittadino, non è solo un problema di forma: il presidente rappresenta l’intero Consiglio verso l’esterno e garantisce i diritti di tutti i consiglieri, maggioranza e opposizione.

Ora la palla passa alla presidenza e alla maggioranza, con un termine preciso: venti giorni per convocare l’assise, altrimenti scatta l’ipotesi più temuta, quella dell’intervento sostitutivo del Prefetto. Tra i firmatari, la stessa geografia trasversale già emersa nei giorni scorsi: Anselmo Pizzutelli, Maria Antonietta Mirabella, Giovanni Bortone, Angelo Pizzutelli, Norberto Venturi, Fabrizio Cristofari, Giovanbattista Martino, Teresa Petricca, Pasquale Cirillo e Paolo Fanelli.
Il nodo giuridico
C’è però un dettaglio procedurale che rischia di trasformare la richiesta in un ulteriore terreno di scontro, prima ancora che in una soluzione. La domanda, posta nell’ultima seduta del question time, è tutt’altro che accademica: il vicepresidente vicario facente funzioni ha davvero il potere di mettere all’Ordine del Giorno la convocazione per l’elezione del presidente titolare? (Leggi qui: E dopo il question time parte il nuovo esposto al Prefetto)

Il tema non è nuovo nel Diritto degli Enti Locali: il facente funzioni nasce per garantire l’ordinaria amministrazione dei lavori d’aula, non per sostituirsi in tutto e per tutto al titolare della carica. Soprattutto quando è lui stesso, in teoria, tra i soggetti interessati all’esito di quella stessa elezione. Un punto che, salvo chiarimenti degli uffici legali del Comune, resta ancora da verificare e che potrebbe complicare, o rallentare ulteriormente, proprio i venti giorni di tempo scattati con la richiesta dei dieci consiglieri.
Se il dubbio dovesse rivelarsi fondato, la questione dei poteri del facente funzioni potrebbe diventare essa stessa un nuovo fronte di battaglia in Consiglio: un’ulteriore variabile in un dossier che, di rinvio in rinvio, sembra non finire mai.
Immobile? No, mobilissima
Da quattro mesi il Consiglio comunale di Frosinone non riesce a eleggere il proprio presidente. È la prova che la politica cittadina, più che essere ferma, sta facendo esattamente il contrario: si muove così tanto, sotto la superficie da non riuscire più a fermarsi su un solo nome. Diciassette voti. È la soglia che manca dal 30 maggio ed è la ragione per cui da quel giorno l’Aula è bloccata. Ma è anche l’unico numero, in questa storia, che non si muove.

Nell’Aula consiliare del Capoluogo, oltre alla continua scomposizione e ricomposizione dei Gruppi consiliari, non succede altro. Apparentemente. Ed è proprio questo il problema. Perché mentre l’attività istituzionale dell’assise è inchiodata sulla surreale vicenda dell’elezione del Presidente del Consiglio, sotto la superficie invece si muovono placche tettoniche, di Partiti e Civiche, grandi e veloci quasi come quelle che stanno sotto l’Oceano Pacifico.
La faglia della Presidenza
E la prima faglia passa, inevitabilmente, dalla poltrona rimasta vuota dal 30 maggio, quando Massimiliano Tagliaferri si è dimesso da presidente del Consiglio comunale. Sono passati quasi quattro mesi e il successore ancora non c’è: nemmeno dopo la morte di Federico II, il Sacro Romano Impero è rimasto senza l’imperatore per così tanto tempo. La questione dei 17 voti necessari per eleggere il garante dei lavori è diventata ormai una leggenda metropolitana. La verità è che la maggioranza quei voti non ce li ha, perché è divisa.

Ed ecco allora il braccio di ferro. Da una parte Lega, Lista Ottaviani, Fratelli d’Italia, Identità Frusinate e il Polo Civico di Gianfranco Pizzutelli. Dall’altra la civica del vicesindaco Antonio Scaccia, insieme ai due consiglieri di Mani Libere, Sergio Crescenzi e Marco Ferrara. Un’immagine dell’aula consiliare da film del 1987 Over the Top interpretato da Sylvester Stallone, con i protagonisti della sfida a braccio di ferro che si guardano negli occhi, con i gomiti ben piantati sul tavolo, muscoli tesi, vene che si gonfiano, facce sempre più paonazze per lo sforzo.
Uno spinge. L’altro resiste. Ma il braccio rimane lì, esattamente al centro. Nessuno vince. Nessuno perde. Quindi, più che vincere, sembra che i due sfidanti stiano aspettando che sia l’altro a presentare una proposta di resa. Il paradosso è che, più passa il tempo, più la Presidenza smette di essere il problema e diventa il simbolo del problema.
In ogni caso l’elezione del presidente, prima o poi, dovrà arrivare. Senza, l’Aula rischia una paralisi di fatto, con conseguenze politiche e amministrative pesanti. Ma la partita sulla presidenza è solo il primo tempo di una sfida più lunga: quella che porta alle comunali e alle politiche del 2027. E alle Regionali del 2028.
La strategia di Scaccia

In questa prospettiva il vicesindaco Antonio Scaccia sta mostrando di avere una strategia precisa. Non si limita a resistere sul dossier del presidente del Consiglio, sta schierando le sue truppe sul campo, con nuovi «arruolamenti» e un perimetro politico sempre più definito. Sta facendo come Annibale a Canne nel 216 a.C. quando schierò i cartaginesi contro i romani con la manovra a doppia tenaglia. L’ultima chiamata alla leva è quella dell’ex assessore alla Municipale, Massimo Sulli. Il vicesindaco, quindi, sta costruendo una rete, rendendo evidente e visibile, prima ancora che formalmente, il proprio peso politico. (Leggi qui: Frosinone 2027: Sulli va con Vannacci, Scaccia prepara le truppe).
In politica potere percepito è potere acquisito. Scaccia sta costruendo un capitale politico spendibile in due direzioni: se il generale Vannacci gli chiederà di scendere in campo «contro» Mastrangeli alle prossime comunali, le truppe saranno già schierate e si giocherà la partita di Palazzo Munari. Se quella chiamata non arriverà, lo stesso pacchetto di consensi potrà essere messo a disposizione della coalizione che sosterrà la candidatura a sindaco di Mastrangeli. Ovviamente non a costo zero: il vicesindaco fa politica, non fa beneficenza.
Per Scaccia si tratterebbe di un investimento politico di medio / lungo termine, i cui dividendi potrebbero essere incassati alle Politiche del 2027 o alle Regionali del 2028. Prima o poi il suo importante ruolo di riferimento di Vannacci sul territorio, Scaccia lo farà pesare sul tavolo del centrodestra: su questa cosa, alla Snai non aprono nemmeno le quote, per quanto è scontata.
Il Polo Civico e l’ago della bilancia

Anche il Polo Civico di Gianfranco Pizzutelli si sta muovendo in prospettiva elezioni comunali. Il ritorno di Silvia Pompili conferma la capacità di attrazione della lista, che si posiziona come architrave fondamentale di una ipotetica costruzione civica nel centrodestra allargato. Perché è chiaro che si sta andando in quella direzione. In giornata ha annunciato la sua adesione anche l’avvocato Luca Bragaglia: «Entro nel Polo Civico con entusiasmo e con la convinzione che Frosinone abbia bisogno di una politica capace di rinnovarsi, ascoltare e guardare al futuro. Ho scelto di aderire a questo progetto perché credo nella forza delle idee e nella necessità di coinvolgere sempre di più le nuove generazioni nella vita della nostra città». È pronto a candidarsi al consiglio comunale nella prossima tornata.
Il civismo l’anno prossimo potrebbe essere il vero ago della bilancia nella corsa verso Palazzo Munari. E il ragionamento vale tanto a destra, quanto a sinistra, che passando per il centro: non soltanto perché consente di superare i recinti dei Partiti, ma perché può diventare il contenitore nel quale raccogliere pezzi di elettorato trasversale. Le elezioni a Frosinone si vincono in quella fascia di elettori.
Mastrangeli in campagna permanente

In questa prospettiva, si sta muovendo anche il sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli, ormai in modalità campagna elettorale in servizio permanente effettivo. Questa mattina, all’Ance di Frosinone, davanti agli ordini professionali degli ingegneri, degli architetti e dei geometri e al presidente dei costruttori Arnaldo Zeppieri, ha parlato della futura stazione dell’Alta Velocità e della necessità di costruire attorno all’infrastruttura un vero sistema territoriale. Ance Frosinone, del resto, ha tra i propri ambiti centrali proprio urbanistica, territorio e opere pubbliche.
«Si tratta di una grande opportunità – ha sottolineato il sindaco – ma dobbiamo essere consapevoli che la realizzazione della stazione, da sola, non è sufficiente. È necessario costruire intorno a questa infrastruttura un sistema di opere, servizi e collegamenti adeguato a sostenerne pienamente la funzione». (Leggi qui: Dove salgono i nostri ponteggi).
Poi il passaggio politico, anche se presentato come ragionamento territoriale: «Abbiamo diversi territori concorrenti e, proprio per questo, dobbiamo essere capaci di fare sistema – ha ribadito – coinvolgendo tutte le nostre componenti: istituzioni, imprese, professionisti, sistema bancario, organizzazioni sindacali e mondo accademico». Infine, il messaggio sull’università e sul ruolo strategico della stazione: non una semplice fermata ferroviaria, ma un possibile motore di sviluppo per un’area vasta, capace di coinvolgere il Frusinate, il sud della provincia di Roma, la provincia di Caserta e parte dell’Abruzzo.
Il messaggio del bilancio aperto

Politicamente, il messaggio è chiarissimo: Mastrangeli vuole arrivare al 2027 potendo presentare un bilancio fatto, non soltanto di ciò che di importante è stato realizzato, ma anche di ciò che può ancora essere realizzato.
Il sindaco poi, oltre a curare le interlocuzioni istituzionali e alle grandi diplomazie sulle opere pubbliche, sta lavorando anche alla costruzione di una rinnovata e forte rete civica, di comprovata affidabilità. Dopo l’esperienza della civica che portava il suo nome in questa consiliatura, a prova di esame del sangue. Chi è stato morso dal serpente, teme anche la lucertola.
L’opposizione: Pd e Psi su strade diverse
Se nella coalizione di governo si muovono, all’opposizione non stanno certo fermi. Il centrosinistra, in particolare, vive la consueta paralisi amletica: trovare una sintesi unitaria o correre di nuovo divisi? La storia recente del capoluogo insegna che le spaccature interne hanno spianato la strada al centrodestra ma a Frosinone la memoria politica appare un bene ormai sconosciuto all’area riformista.

Pd e Psi dunque sembrano destinati, salvo clamorose sorprese, a percorrere ancora una volta strade diverse per arrivare a Palazzo Munari. Da una parte Vincenzo Iacovissi, già in campo da tempo come candidato sindaco socialista. Dall’altra il Pd che, in corso d’opera – nonostante l’impegno del segretario cittadino Stefano Pizzutelli – sta assumendo la consapevolezza delle difficoltà nel costruire un Campo largo credibile e competitivo nel capoluogo. In concreto: con chi lo fa?
Per questo, i Dem stanno valutando se virare su una coalizione meno identitaria e più trasversale per il prossimo anno. Potrebbe essere letta anche in quest’ottica la nascita in questi giorni del gruppo consiliare formato dai consiglieri dissidenti/dissenzienti Anselmo Pizzutelli, Maria Antonietta Mirabella e Giovanni Bortone con Un’Altra Frosinone». Un elemento di interlocuzione ulteriore e con una possibile prospettiva elettorale. (Leggi qui: I tre dissenzienti fanno gruppo: “Un’altra Frosinone” e i numeri cambiano in Aula).
Non a caso, forse, questa nuova civica è stata salutata con grande simpatia sui social dal consigliere del Pd Fabrizio Cristofari. Sul tavolo, l’ipotesi Pizzutelli candidato sindaco potrebbe avere una duplice declinazione. Angelo Pizzutelli: se la coalizione dovesse assumere un profilo marcatamente identitario a sinistra. Anselmo Pizzutelli: se la scelta dovesse essere più civica e trasversale.
Forza Italia a due velocità

In questo contesto dentro Forza Italia si registrano ormai due sensibilità diverse: quella di nuovo barricadera di Pasquale Cirillo, che firma esposti al Prefetto e chiede in queste ore, insieme ai colleghi dell’opposizione, la convocazione urgente del Consiglio comunale per procedere alla elezione del Presidente. Quella più attendista di Maurizio Scaccia che sembra aver tirato in barca i remi dell’opposizione. Non è dato sapere per quanto tempo.
Il Cardinale di Retz diceva: «non si esce mai dall’equivoco se non a proprie spese».
Intanto, cene, incontri riservati, caffè strategici nei bar di periferia sperando di non esser visti (spoiler: non è riuscito), si susseguono a Frosinone con la stessa velocità con cui Kimi Antonelli conquista la pole position in Formula 1. Segno che la campagna elettorale sta entrando nel vivo, anche se ufficialmente nessuno lo dice.
Italo Calvino scriveva che «dietro ogni città c’è un disegno che non si vede, ma che la guida». A Frosinone tutti stanno cominciando a fare una bozza.



