Ventotene, il generale lascia il carcere e va al ministero

Il commissariato per il recupero dell’ex carcere borbonico di Santo Stefano resta senza guida politica: il generale Macioce lascia l’incarico. Dopo le scintille con il Comune di Ventotene ha preferito un altro incarico di prestigio al Ministero. Mentre il progetto europeo entra in una fase di incertezza istituzionale.

Promoveatur ut amoveatur: non ha più una guida politica il Commissariato di Governo istituito dall’esecutivo Renzi per la riqualificazione ed il restauro dell’ex carcere borbonico sull’isolotto di Santo Stefano a Ventotene. Lì un gruppo di anti-fascisti con Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, Ernesto Rossi ed il futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini concepirono negli anni più bui della Seconda Guerra Mondiale la nascita di un’”Europa libera ed unita”.

Se l’ultimo governo di centrosinistra aveva nominato come commissaria la parlamentare europea uscente Dem Silvia Costa, il governo Meloni nella primavera 2023 scelse uno stimato generale in pensione di Sora per sovrintendere ai lavori di recupero dell’ex penitenziario. Per il quale l’ex Cipe, ora Cipess, deliberò, in due tranche, il più alto contributo economico mai stanziato dal dopoguerra per la provincia di Latina: oltre 70 milioni.

Il ruolo del generale

Il generale Giovanni Maria Macioce

Il generale Giovanni Maria Macioce fu nominato il 1 ottobre 2024 dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella su indicazione dell’allora Ministro per i beni culturali Gennaro Sangiuliano. La scelta piacque moltissimo al comune isolano perché Macioce, sorano di nascita ma ventotenese di adozione, era stato investito nell’estate 2022 della delega per il recupero dell’ex carcere di Santo Stefano dall’appena eletto sindaco Carmine Caputo.

La luna di miele durò davvero poco. Macioce dovette affrontare alcuni guai giudiziari in ordine alla trasformazione edilizia in un’abitazione di una grotta tufacea di natura vulcanica. Ma col passare dei mesi il comune che l’aveva indicato non fu più soddisfatto come prima. Perché? La giunta Caputo ha sempre affermato di “non essere stata coinvolta nelle scelte riguardanti la riqualificazione e la futura fruibilità della struttura”, pensata come un luogo di formazione per i giovani europeisti. L’amministrazione comunale avrebbe voluto contare sull’apporto di significative istituzioni accademiche italiane.

E quello delle minoranze

Il municipio di Ventotene

Il caso è finito al centro della disputa tra maggioranza e minoranza a Ventotene. Il gruppo di opposizione “Buona Onda” lo scorso ottobre ha chiesto lo svolgimento di un Consiglio comunale monotematico per fare il punto sui lavori. Anche perché sarebbero state già impegnate somme pari al 44% degli investimenti previsti.

Ma quella seduta non si è tenuta. E così che i consiglieri d’opposizione Gerardo Santomauro, Pasquale Bernardo e Domenico Malingieri hanno chiesto l’intervento del prefetto di Latina Vittoria Ciaramella, evidenziando che il presidente del Consiglio comunale – ruolo ricoperto dallo stesso sindaco Caputo, trattandosi di un Comune con meno di 5mila abitanti – non convocava l’assemblea chiesta da un quinto dei Consiglieri.

Così, la scorsa settimana c’è stato il Consiglio. È stato al calor bianco, con le minoranze a sottolineare l’apertura di Macioce nei confronti della comunità ventotenese. La maggioranza invece ha chiesto la testa del suo delegato per il recupero del penitenziario di Santo Stefano. Macioce ha capito che la sua esperienza commissariale a Ventotene fosse giunta ai titoli di coda.

Macioce al posto di Falco

Maurizio Falco (Foto: Stefano Carofei / Imagoeconomica)

Anche perché la sua esperienza è utile per tanti uffici della Pubblica Amministrazione. Come ad esempio il Ministero del Lavoro dove esiste un finanziamento previsto dal Pnrr per “il superamento degli insediamenti abusivi e per combattere lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura”.

Sinora il commissario straordinario di governo di questa task force fortemente voluta dal governo Meloni è stato l’ex Prefetto di Latina Maurizio Falco. Nominato commissario dalla stessa premier il 24 giugno 2024 con una durata sino al 31 dicembre 2026, ha rassegnato a sorpresa le dimissioni dall’incarico.

A sostituirlo in questi giorni è stato proprio il generale Macioce. Che, di fronte ad una chiara incompatibilità a svolgere i due ruoli (nei termini previsti dal decreto legislativo numero 39 dell’8 aprile 2013), ha deciso di lasciare quello per il recupero del penitenziario realizzato nella meta del ‘700 per ospitare gli oppositori al regno delle Due Sicilie.

Chi vince e chi perde

Murenario

Il Comune di Ventotene ha vinto questo braccio di ferro? Apparentemente sì, sostanzialmente no. Non ci sarà al momento alcuna nomina politica – rivendicata da Fratelli d’Italia – ed a sopprerire al ruolo del commissario sarà per i prossimi mesi una task force del Ministero dei Beni Culturali.

Che Macioce volesse rimanere al suo posto lo mette per iscritto lo stesso interessato in una lettera aperta. Non l’ha inviata alla politica ma alla “comunità ventotenese”. Esprime “profondo rammarico” per essere stato “costretto a concludere in anticipo il mio attuale mandato di Commissario straordinario del Governo per il recupero e la valorizzazione dell’ex carcere borbonico dell’isola di Santo Stefano-Ventotene. I risultati conseguiti nell’affrontare le grandi sfide connesse alla rifunzionalizzazione dell’ex carcere borbonico hanno portato il Governo a chiedermi di indirizzare il mio impegno su un altro progetto prioritario nell’interesse del Paese”.

Spiega che è per questo che “per spirito istituzionale, accettando il nuovo incarico, sono costretto a lasciare l’attuale a cui mi sono dedicato, fin dal primo momento, con la massima dedizione alla luce della conoscenza maturata in oltre quarant’anni di frequentazione dell’isola di Ventotene”.

I risultati

Il Generale Macioce i risultati conseguiti li ha sintetizzati in una scheda allegata e “a tutti coloro che hanno davvero a cuore il futuro di Ventoteneha augurato di potere portare a termine quanto avviato e di agire, nelle forme e nei modi consoni ad ognuno”.

Su un fatto Macioce è chiaro: “le meravigliose isole di Ventotene e Santo Stefano meritano il meglio” quindi il suo non è un addio ma “soltanto un arrivederci”.