Via al nuovo Centro: parcheggi, strade ascensori e una nuova idea di città

Non è un taglio di nastro. È il punto di arrivo di un cantiere lungo e silenzioso che ha rimesso insieme infrastrutture, accessibilità e spazio pubblico nel cuore della città medievale. Il progetto di rigenerazione urbana del centro storico di Veroli ha una logica precisa: chi arriva deve poter salire, chi abita deve poter restare, chi visita deve poter scoprire

Un parcheggio. Un ascensore inclinato. Un percorso pedonale riqualificato tra le mura medievali. Tre cose semplici che, messe insieme, cambiano il modo in cui si abita Veroli. Non si tratta di abbellire: si tratta di connettere. Chi arriva in basso può salire. Chi ha difficoltà motorie può entrare. Chi visita può scoprire. La rigenerazione urbana del centro storico di Veroli non è un’inaugurazione. È un sistema che comincia a funzionare.

Veroli è una città medievale bellissima. È anche una città di collina e questo significa che arrivare al suo centro a piedi, con una carrozzina, con le buste della spesa è sempre stato un esercizio di determinazione oltre che di affetto. Per anni il problema era noto, discusso, rinviato. Adesso ha una risposta concreta: un parcheggio ampliato, un ascensore inclinato, un percorso pedonale riqualificato. Per questo non è un’inaugurazione. È la fine di un problema.

Il problema che il progetto ha scelto di affrontare

(Foto © DepositPhotos.com)

Contro la storia si può fare niente. Veroli è così. È la sintesi della sua storia, dei secoli che ha attraversato. Il suo centro storico si sviluppa in quota rispetto alle aree di espansione più recenti e ai principali parcheggi. Questo significa che chi lascia l’auto deve affrontare un dislivello non banale prima di arrivare dove vuole. E chi ha difficoltà come gli anziani, le persone con disabilità, le famiglie con bambini piccoli, ma anche banalmente chi deve portare le buste della spesa ha un accesso al centro storico oggettivamente faticoso.

È un problema che accomuna decine di città italiane di collina e di montagna. La risposta consueta è una di queste tre: ignorare il problema, costruire parcheggi sempre più vicini al centro consumando suolo e alterando il tessuto urbano, oppure investire in infrastrutture di connessione verticale. Veroli ha scelto la terza strada.

La logica del sistema

(Foto © DepositPhotos.com)

Il progetto non è un intervento singolo: è un sistema. E la parola sistema qui non è retorica burocratica: è la descrizione precisa di come sono stati pensati i diversi elementi che lo compongono.

Il punto di partenza è il parcheggio. L’ampliamento dell’area di sosta in località Porta Napoli aggiunge capacità di accoglienza all’ingresso della città, creando il punto di interscambio tra la mobilità veicolare e quella pedonale. Non si tratta di portare le auto più vicino al centro: si tratta di dare alle auto un posto dove stare, lontano dal centro, in modo che il centro possa restare pedonale e vivibile.

Da quel parcheggio, la connessione verticale è garantita dall’ascensore inclinato: un impianto che supera il dislivello tra la quota del parcheggio e quella del centro storico, rendendo accessibile la salita anche a chi non può affrontarla a piedi. Non è un lusso: è la condizione minima per cui il centro storico non sia di fatto precluso a una parte della popolazione.

Il percorso pedonale che completa il sistema: riqualificato, illuminato, attrezzato — trasforma quello che era un tragitto di necessità in un percorso di scoperta. Le mura medievali, le torri, i vicoli del centro: tutto quello che Veroli ha da offrire visivamente diventa parte dell’esperienza di chi cammina verso il cuore della città.

L’accessibilità come scelta politica

Nel progetto è previsto l’abbattimento delle barriere architettoniche. Che in questo caso non è un vincolo normativo ma una scelta di civiltà. L’ascensore inclinato, i percorsi adeguati, le superfici praticabili, non sono una concessione fatta per rispettare la legge 13/89.

È la risposta alla domanda: chi vogliamo che possa abitare e frequentare il nostro centro storico? Se la risposta è «tutti», allora le infrastrutture di connessione verticale non sono un’opzione aggiuntiva: sono parte fondante del progetto. Veroli ha scelto di rispondere «tutti», e il progetto lo dimostra con le scelte concrete che lo compongono.

La rigenerazione come metodo

Germano Caperna

La parola rigenerazione negli ultimi anni è diventata un contenitore dentro cui finisce di tutto, dal rifacimento di una piazza alla demolizione e ricostruzione di interi quartieri. Vale la pena di precisare cosa significa in questo caso. La rigenerazione urbana del centro storico di Veroli non demolisce niente. Non costruisce niente di nuovo che non fosse necessario. Lavora sull’esistente: recupera, connette, valorizza. Il sistema che ha prodotto — parcheggio, ascensore, percorso pedonale — non cambia il volto della città. Cambia la sua funzionalità. E una città che funziona meglio è una città in cui si sceglie di stare, di tornare, di investire.

È questo il senso profondo di un intervento che potrebbe sembrare tecnico e invece è profondamente politico: la scelta di non rinunciare al centro storico come luogo vivo, frequentato, vissuto quotidianamente. Non come museo da visitare nei weekend ma come cuore pulsante di una comunità che ci abita, ci lavora, ci porta i figli a scuola.

L’inaugurazione che arriverà mercoledì prossimo alle 9.30 sarà il momento in cui questo ragionamento diventerà visibile. Ma il ragionamento era già scritto nel progetto, nelle scelte di finanziamento, nel modo in cui i diversi elementi sono stati pensati per funzionare insieme.