Grande partecipazione per la Festa dello Sport che ha trasformato il cuore della città in un palazzetto a cielo aperto. Tra discipline, inclusione e socialità, l’evento lancia un segnale chiaro: Frosinone chiede spazi vivi e condivisi. Ora la sfida è rendere questo modello stabile e diffuso.
Chi è abituato a vedere via Aldo Moro a Frosinone come la via dello shopping o, peggio, come l’imbuto del traffico cittadino, ieri ha avuto un’istantanea completamente diversa. E più bella. La manifestazione «Amoro in movimento — Festa dello sport» ha mostrato con chiarezza una cosa: a Frosinone c’è una forte voglia di partecipazione, di vivere gli spazi urbani in modo diverso e di ritrovare occasioni vere di socialità.
Il bilancio della giornata è inequivocabile: un successo di pubblico straordinario, che è andato forse addirittura oltre le presenze attese. La principale via di Frosinone si è trasformata per un’intera giornata in un grande palazzetto dello sport a cielo aperto, dove sono stati allestiti mini campi e spazi dedicati a numerose attività: ginnastica artistica e ritmica, pallavolo, pallacanestro, tennis, golf, tennis tavolo, arti marziali come judo e taekwondo, danza, pole dance, calcio balilla e tante altre discipline. Un’offerta veramente ampia che ha consentito ai più piccoli di avvicinarsi allo sport e ai più grandi di mostrare il proprio talento davanti a un pubblico numeroso.
L’evento, promosso dall’associazione «Amoro Frosinone» con il patrocinio del Comune di Frosinone, di Confcommercio Lazio Sud e della Regione Lazio, in collaborazione con Fenalc Aps, Fipic e Sport e Salute, ha avuto il merito di mettere al centro anche il tema della disabilità e dell’inclusione.
Il valore aggiunto dell’inclusione

Ed è proprio questo uno degli aspetti più significativi della giornata. La presenza di ragazzi disabili coinvolti nelle esibizioni, insieme ad attività inclusive come ippoterapia, pet therapy, dimostrazioni cinofile, iniziative dedicate alla sicurezza e al primo soccorso, ha rappresentato il vero valore aggiunto della manifestazione. Non un dettaglio, ma un messaggio preciso: lo sport deve essere davvero per tutti.
Vedere atleti con disabilità e bambini condividere lo stesso spazio di gioco ha rappresentato il punto più alto di una manifestazione che ha saputo declinare lo sport come strumento di cittadinanza attiva. Dalle conversazioni lungo via Aldo Moro, tra i mini-campi allestiti per strada, emerge un dato politico e sociale chiarissimo: la gente ha fame di socialità. C’è una voglia matura di vivere il capoluogo in modo alternativo alla routine dell’auto, dello shopping e del parcheggio introvabile.
Il modello Amoro da replicare

Via Aldo Moro ha funzionato perfettamente come palcoscenico naturale della Festa dello Sport, ma il ragionamento potrebbe essere ancora più ampio. Manifestazioni di questo tipo potrebbero essere replicate anche in altre zone della città: il centro storico, lo Scalo, le principali piazze di Frosinone. Una giornata interamente dedicata allo sport, diffusa sull’intero territorio comunale, coinvolgendo ancora di più associazioni sportive, scuole, famiglie e realtà sociali.
L’amministrazione del sindaco Riccardo Mastrangeli ha saputo cogliere questa opportunità, sostenendo un’iniziativa capace di generare partecipazione vera e consenso spontaneo. Il passo successivo sarà trasformare un oggettivo successo in un modello stabile: più condivisione, maggiore programmazione, un coinvolgimento ancora più forte del mondo scolastico e una diffusione territoriale più ampia.
Perché la risposta di ieri è stata chiara: Frosinone vuole vivere la città, non solo attraversarla. È una comunità che aspetta solo di essere chiamata a partecipare. E quando lo sport diventa strumento di inclusione, relazione e identità collettiva, non si tratta più soltanto di una manifestazione ben riuscita, ma di una direzione politica e sociale da consolidare.
Come diceva Aristotele: «Gli uomini si associano tra loro per le varie necessità di cui hanno bisogno; e quando hanno raccolto in un’unica sede molte di queste necessità, la società prende il nome di città».



