Welcome to Italy, i due piatti della bilancia nella Corte dei Conti

La Corte dei Conti chiude il capitolo contabile dell’inchiesta Welcome to Italy: risarcimenti per circa 400mila euro, condanne per il danno erariale e un’assoluzione con rimborso. Due piatti della stessa bilancia della giustizia.

Due piatti contrapposti ed una benda sugli occhi: la bilancia della Giustizia torna a pesare. Lo fa mostrando i due piatti opposti: da una parte le condanne e i risarcimenti per il danno erariale, dall’altra una piena assoluzione che diventa persino diritto a un rimborso. È questo il senso profondo della decisione depositata nei giorni scorsi dalla Corte dei Conti sulla gestione dei fondi per l’accoglienza dei migranti, nell’ambito dell’inchiesta Welcome to Italy.

Un’inchiesta che rappresenta una doppia ferita per Cassino. Per l’immagine di alcuni degli imputati: amministratori pubblici nei quali i cittadini avevano creduto, dandogli il loro voto. Per le vittime: gli ultimi tra gli ultimi, i poveri talmente poveri da scegliere tra la morte e la fuga da un’Africa che in quel periodo non aveva altro da offrire se non un gommone. L’ipotesi di reato: lo Stato si ritrova a dover fronteggiare l’ondata di migranti in fuga, occorrono alloggi, chi lavi, cucini ed insegni a questi migranti un mestiere per integrarli. L’inchiesta del sostituto procuratore Alfredo Mattei ha detto che c’è stato chi approfittava dei soldi destinati a loro.

Ora arriva la sentenza della Corte dei Conti: per il danno creato alle Casse pubbliche.

Il conto

Il sostituto procuratore Alfredo Mattei

La sentenza arriva a un anno e mezzo dal primo grado penale pronunciato dal Tribunale di Cassino e riguarda l’aspetto contabile della vicenda: il danno provocato alle casse dello Stato. Il conto, questa volta, è salato. Secondo i giudici contabili, una parte delle risorse erogate dal Ministero dell’Interno sarebbe stata distratta attraverso l’esposizione di costi fittizi. Cioè? Sarebbero finiti nelle tasche di chi li gestiva invece che sulle tavole di chi doveva essere sfamato. Come? Con rimborsi per consulenze mai effettuate, acquisti di beni destinati alle case di chi gestiva il denaro, addirittura venivano caricate spese per personale impiegato in attività del tutto estranee ai progetti di accoglienza.

Il danno complessivo stimato sfiora i 400mila euro. È una cifra che fotografa la dimensione economica delle irregolarità contestate e che colloca la sentenza su un piano diverso rispetto a quello penale: non la responsabilità individuale sotto il profilo della colpevolezza, ma la lesione dell’interesse pubblico e dell’erario.

È su questo terreno che la Corte dei Conti interviene, con una pronuncia che non si limita a ribadire quanto già emerso in sede penale, ma ridisegna il perimetro delle responsabilità economiche, distinguendo con precisione tra chi deve risarcire lo Stato e chi, invece, non è chiamato a risponderne.

Le condanne e il danno erariale

Bruno Scittarelli

Sul primo piatto della bilancia finiscono le condanne. Michele Murante, Bruno Vincenzo Scittarelli e Paolo Aristide Aristipini sono stati condannati in solido al pagamento di una somma che supera i 108mila euro, ritenuta corrispondente al danno prodotto da specifiche irregolarità accertate nel dispositivo.

In particolare, Bruno Vincenzo Scittarelli, già sindaco di Cassino dal 2001 al 2010, emerge come figura centrale anche sotto il profilo contabile. La sentenza lo chiama infatti a rispondere di ulteriori capitoli di spesa in solido con la cooperativa sociale Ginestra, attualmente in liquidazione, per importi che si aggirano rispettivamente intorno ai 22mila e ai 56mila euro.

Non meno rilevanti sono le condanne che riguardano il sistema delle cooperative coinvolte nella gestione dell’accoglienza. La cooperativa La Casa di Tom e Katia Risi sono stati condannati solidalmente, per due distinte vicende, a risarcire somme superiori ai 106mila euro e circa 77mila euro, delineando un quadro di responsabilità economiche particolarmente significativo.

Foto: Rawpixel / The African Union Mission

Chiude il cerchio delle condanne pecuniarie la posizione della cooperativa Lavoro per la Salute, anch’essa in liquidazione: per questa vicenda Lucio Secondino e Luca Imondi sono stati condannati a risarcire 29mila euro.

Nel loro insieme, queste decisioni tracciano una mappa dettagliata del danno erariale, attribuendo responsabilità precise e quantificate, disegnando una mappa delle spese che non erano destinate a sfamare, vestire e far studiare i migranti in fuga ma talvolta finivano per diventare auto nuove, ville e giardini sistemati, gioielli. Mentre chi fuggiva dalla fame, si ritrovava per le strade di Cassino ad elemosinare. Affamato come prima.

L’altro piatto della bilancia: assoluzione e rimborso

Francesco Mosillo

Ma la bilancia della Giustizia, come insegna la sua stessa simbologia, non pende da un solo lato. Sul piatto opposto si colloca la posizione di Francesco Mosillo, imprenditore ed ex consigliere comunale. Per lui la Corte dei Conti ha stabilito che non sussiste alcuna responsabilità in relazione ai fatti contestati.

La decisione non si limita a scagionarlo sotto il profilo contabile, ma va oltre, prevedendo un ristoro economico a suo favore. I giudici hanno infatti disposto che il Ministero dell’Interno dovrà versargli 2.500 euro a titolo di spese legali, riconoscendo così non solo l’assenza di colpa, ma anche il diritto a non sopportare i costi di un contenzioso rivelatosi infondato nei suoi confronti.

Il contesto temporale resta un elemento essenziale per comprendere la portata della pronuncia. La sentenza della Corte dei Conti arriva dopo il primo grado penale celebrato a Cassino. Aveva inflitto condanne pesanti, come richiesto dal pm Alfredo Mattei. Tra le pene più severe figuravano quelle a carico di Scittarelli, Aristipini e Murante, insieme a numerosi altri imputati.

Quel maxiprocesso aveva visto anche assoluzioni parziali e prescrizioni per diversi capi d’imputazione. Ora, con la decisione contabile, si chiude un altro tassello di questo complesso mosaico giudiziario, distinto ma complementare rispetto al giudizio penale.

Per quest’ultimo, la parola definitiva non è ancora stata pronunciata: l’appello è fissato per il 23 febbraio. Fino ad allora, la bilancia resta sospesa.