ZES e fondi regionali, la Lega frena Righini: “Non basta un cerotto”

Amata e Zaccari smontano il piano da 6 milioni: sfida aperta a Fratelli d’Italia. La Lega ridimensiona l’intervento regionale e rilancia sulla Zona economica speciale, trasformando il tema in una sfida politica. Sullo sfondo, la partita per la leadership del territorio e le provinciali 2027

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

La tregua è finita. I primi scambi di artiglieria tra Lega e Fratelli d’Italia cominciano ad essere evidenti. Non sono più mascherati dietro le frecciatine, le punture di spillo, i graffi con il fioretto. Lo scontro sale di livello. In politica ogni parola pronunciata nei contesti ufficiali pesa. E pesa ancora di più quando è rivolta agli alleati. Anche un banale “ringraziamento” può nascondere una linea di confine ben precisa.

Andrea Amata (Foto: Erica Del Vecchio © Teleuniverso)

L’intervento fatto in queste ore dai consiglieri provinciali della Lega Andrea Amata e Luca Zaccari sullo stanziamento regionale da 6 milioni di euro destinato ai piccoli Comuni va letto esattamente in questa chiave. I due esponenti del Carroccio scelgono una linea solo apparentemente morbida: aprono con un riconoscimento istituzionale all’assessore regionale Giancarlo Righini, ma subito dopo fissano i paletti. (Leggi qui: ZES, la linea invisibile divide il Lazio: Righini prova a riequilibrare i territori).

“Qualsiasi risorsa destinata al territorio è ovviamente ben accetta tuttavia è necessario precisare che la dimensione del provvedimento non può essere accostata a un intervento compensativo rispetto all’esclusione dalla ZES”.

Un passaggio chiave, che tradotto dal linguaggio politico significa: bene il gesto, ma non basta. E soprattutto, non raccontiamolo per quello che non è. Ancora più esplicita la seconda affermazione: “Parliamo, con tutto il rispetto, di 6 milioni in tre anni: più che una leva di riequilibrio territoriale, sembra un gesto simbolico”. Qui l’obiettivo è chiaro: raffreddare i toni trionfalistici utilizzati nei giorni precedenti.

Luca Zaccari

Il passaggio più netto arriva con la metafora: “Evitiamo di confondere un cerotto con una terapia”. Una frase che fotografa la posizione della Lega: l’intervento è tampone, non strutturale. E da qui la proposta che diventa anche rivendicazione politica: “Lo strumento in grado di eliminare davvero le asimmetrie competitive è uno solo: estendere la ZES”. Non una richiesta tecnica, ma una piattaforma politica vera e propria.

La partita vera: chi guida il territorio

Dietro le dichiarazioni ufficiali si muove una dinamica molto più ampia. L’intervento di Andrea Amata e Luca Zaccari non è soltanto una presa di posizione amministrativa: è un messaggio politico diretto. La Lega sta facendo passare un concetto preciso: il territorio non può essere presidiato solo da Fratelli d’Italia e dal suo riferimento regionale, Giancarlo Righini. Il senso dell’operazione è proprio questo: ridimensionare l’egemonia politica di FdI nella provincia di Frosinone.

Giancarlo Righini

Il sottotesto è evidente: se Fratelli d’Italia mette sul tavolo 6 milioni, la Lega rilancia chiedendo l’estensione della ZES. Una dinamica che ricorda una partita a poker: a questo tavolo non si passa, si rilancia. La Zona Economica Speciale diventa così il vero terreno di confronto. Non solo per le implicazioni economiche – cruciali in una fase delicata per l’automotive e per lo stabilimento di Piedimonte San Germano – ma per il suo valore politico.

Chi guida la partita sulla ZES, guida il territorio. Significa parlare con i Comuni, con le imprese, con i sindaci. Significa costruire consenso. Non a caso, i due consiglieri sottolineano un rischio concreto: “Il Basso Lazio rischia di soccombere a un’asimmetria competitiva insostenibile”. Un passaggio che tiene insieme economia, emergenza industriale e strategia politica.E qui emerge un dato implicito ma decisivo: la partita per la Presidenza della Provincia 2027 è già iniziata.

ZES, consenso e posizionamento politico

L’intervento di Andrea Amata e Luca Zaccari risponde a una strategia precisa. Serve a tre obiettivi fondamentali: accreditarsi come interlocutori diretti dei Comuni, proporsi come alternativa credibile a Fratelli d’Italia, evitare che Giancarlo Righini monopolizzi l’iniziativa politica sul territorio.

Il Palazzo della Provincia di Frosinone

È, in sostanza, un’operazione di posizionamento. Una sorta di pressing alto, per usare una metafora calcistica: recuperare spazio e iniziativa prima degli altri. Perché in politica vale una regola semplice: chi arriva prima sui temi strategici, arriva prima anche nella costruzione del consenso.

La ZES diventa così molto più di uno strumento economico. Diventa una bandiera politica. Da una parte i 6 milioni, utili ma limitati; dall’altra una proposta strutturale che punta a cambiare gli equilibri competitivi. E qui si apre una riflessione più ampia: dove finisce la politica industriale e dove inizia la costruzione del consenso?

I fondi regionali sono senza dubbio importanti, ma diventano anche strumento di narrazione politica. Allo stesso modo, la richiesta di estendere la ZES è una battaglia legittima sul piano economico, ma anche una mossa identitaria.

E allora la domanda finale resta sospesa, ma inevitabile: Fratelli d’Italia e Lega stanno giocando una partita per lo sviluppo del territorio o per la leadership del territorio? La risposta, probabilmente, è la più semplice e la più realistica: entrambe le cose.