ZLS senza ZES non basta: Abbruzzese avverte il Lazio: rischio di futuro banale

l Segretario Organizzativo della Lega nel Lazio, Mario Abbruzzese, richiama istituzioni e imprese a un cambio di passo: una Zona Logistica Semplificata priva di incentivi produttivi rischia di indebolire la manifattura del basso Lazio. Servono misure simili alla ZES, certezze fiscali e una strategia industriale che unisca logistica, innovazione e lavoro qualificato.

Questione di visione. E di allenamento. Mario Abbruzzese gli orizzonti li ha ridefiniti quando ha lanciato la sfida al Parlamento Europeo, li tiene in allenamento come d’obbligo per chi vive con la valigia ed il passaporto sempre pronti: è il primo nella lista se qualcuno del Centro Italia dovesse lasciare Bruxelles dalle file della Lega. Nel frattempo Abbruzzese sta facendo il Segretario Organizzativo del Carroccio nel Lazio: e lì mette in atto quella visione continentale che spesso nella regione manca.

Lazio, ZLS e industria: il punto critico

Segretario Abbruzzese, nell’attuale dibattito sullo sviluppo del Lazio sta emergendo una contrapposizione netta fra Zona Logistica Semplificata e Zona Economica Speciale. Perché questa distinzione è così importante?
(Foto: Elevate / Pexels)

Perché non parliamo di due strumenti equivalenti. La ZLS semplifica procedure, facilita l’insediamento logistico, riduce i tempi autorizzativi. È utile, ma non è sufficiente. La ZES invece crea condizioni fiscali favorevoli, sostiene investimenti produttivi, attira industria e innovazione. In molte regioni del Sud, dove la ZES è stata operativa, si sono visti incrementi sostanziali negli investimenti privati e nella capacità di esportazione. Nel Lazio rischiamo di perdere questa spinta. Senza una strategia industriale collegata alla ZLS restiamo un territorio di passaggio, non un territorio che produce valore.

C’è il rischio è trasformare il basso Lazio in un corridoio logistico, senza rafforzare la manifattura. Quanto lo ritiene concreto?

Assolutamente sì. Il Lazio ha poli produttivi riconosciuti a livello nazionale: meccanica avanzata, chimica, automotive, carta e materiali. Sono comparti che non vivono soltanto di logistica. Hanno bisogno di investimenti, di incentivi per l’innovazione e di piani industriali che diano respiro a lungo termine. Se si punta soltanto sulla logistica si innalza il traffico, si aumentano le superfici di stoccaggio, ma non si crea lavoro qualificato. E questo è un errore strategico. La logistica è un supporto, non può diventare il cuore dello sviluppo.

Il confronto con le ZES già operative

In altre regioni italiane la ZES ha generato risultati misurabili. Può chiarire quali benefici sono stati osservati e perché il Lazio rischia di rimanere indietro?
(Foto © DepositPhotos.com)

La ZES ha prodotto effetti tangibili: velocizzazione delle procedure, attrazione di investitori stranieri, ampliamento di strutture industriali esistenti. In alcuni casi gli insediamenti produttivi sono cresciuti in tempi rapidi grazie al credito d’imposta e alla certezza normativa. Il Lazio, pur avendo territori industriali di assoluto livello, non ha accesso alle stesse condizioni. Se non colmiamo questo divario rischiamo che aziende pronte a investire preferiscano aree più vantaggiose. È un pericolo concreto, non un timore astratto.

Qual è, secondo lei, il compito della politica regionale su questo tema? E che ruolo sta assumendo la Lega?

Il nostro compito è innanzitutto quello di smascherare le imposture. È falso dire che fino ad oggi la Zes non si è potuta fare per colpa della presenza di Roma con le sue cigfre che da sole ribaltano i parametri di tutte le province del Lazio. Questo è emerso con chiarezza durante la riunione delle Commissioni congiunte, chiamate a sciogliere questo nodo. Dopotutto si chiamano Zone economiche Speciali e non Regioni Economiche Speciali.

Mario Abbruzzese

Per questo il compito è duplice: coordinare e pretendere. Coordinare gli attori economici e amministrativi del territorio, e pretendere dal Governo un riconoscimento adeguato per le aree produttive laziali. La Lega sta chiedendo con forza che le zone industriali siano inserite in un percorso di agevolazioni simile alla ZES, anche attraverso strumenti transitori o misure equivalenti. Occorre una linea chiara che dica agli investitori: “Qui potete venire, qui troverete stabilità, qui troverete convenienza”. Senza questo, la ZLS rimane una cornice senza quadro. E poi dovremo centrare il traguardo della Zes.

Una roadmap possibile

All’atto pratico, la Lega cosa sta facendo per centrare quel traguardo e rendere possibile la Zes anche per i territori del Lazio?

Molto. Il sottosegretario Claudio Durigon sta elaborando la costituzione di un tavolo con il ministro Giancarlo Giorgetti. Lo scopo di quel tavolo è proprio la ridefinizione del perimetro della Zes con l’inclusione delle province del Lazio. E poi non va sottovalutata la mobilitazione messa in atto dal sindacato Ugl: in queste settimane ha dato vita ad una campagna di sensibilizzazione con la quale far comprendere direttamente alla base che la Zes non è una questione che riguarda solo gli industriali ma interessa anche ai lavoratori.

Guardando ai prossimi anni, quale percorso ritiene realistico per evitare che la ZLS diventi un’infrastruttura spenta e non collegata all’economia reale?
Claudio Durigon con Matteo Salvini e Mario Abbruzzese

Propongo tre azioni immediate. La prima è l’inclusione delle aree industriali più strategiche in un regime agevolato, anche se non identico alla ZES tradizionale. La seconda è la definizione di un piano industriale regionale che accompagni ogni intervento logistico: poli produttivi, ricerca, formazione, infrastrutture digitali. La terza è l’impegno alla trasparenza: ogni progetto logistico deve essere misurato in termini di nuovi posti di lavoro e di investimenti produttivi attivati. Senza questo monitoraggio rischiamo di raccontarci che stiamo crescendo quando in realtà stiamo solo spostando merci.

L’area del basso Lazio vive una transizione complessa, soprattutto dopo la contrazione dell’industria automotive e della componentistica. Come si inserisce la ZLS in questo scenario?

Proprio per questo serve una strategia chiara. Se si interviene nel momento in cui un settore chiave come l’automotive è sotto pressione, bisogna offrire strumenti che attirino nuove produzioni, non soltanto nuovi depositi. Le aziende vogliono sicurezza fiscale, infrastrutture moderne, professionalità formate. Senza un elemento forte di incentivo il rischio è che la logistica occupi lo spazio lasciato libero dall’industria, ma senza portare con sé gli stessi livelli occupazionali. Sarebbe un arretramento storico.

Il messaggio al territorio

Qual è il messaggio che desidera rivolgere a imprese, amministratori e cittadini sulla direzione che il Lazio dovrebbe intraprendere?
(Foto © DepositPhotos.com)

Chiedo a tutti di chiedere di più. Non dobbiamo accontentarci di un modello di sviluppo che ci rende utili solo come stazione di passaggio. Possiamo essere molto di più. Il Lazio ha competenze, imprese solide e giovani preparati. Dobbiamo costruire condizioni che invitino a investire, non che spingano a spostarsi altrove. Questo è il momento decisivo: se uniamo logistica e produzione, il territorio può rinascere. Se ci limitiamo alla sola logistica, perdiamo un’occasione che non tornerà.