Quella del piccolo Davide non era sete: anche ai bimbi viene il diabete (di Ada Tagliaferri)

Quando il dolce ti può rendere la vita molto amara. Che sia un albero, il maltempo, una pizza o un gelato, il destino sa come beffarsi di noi

Ada Tagliaferri
Ada Tagliaferri

Infermiera mancata con la vocazione per la pulizia, di ospedali e di anime. Un viaggio all'alba e al tramonto tra corsie e barelle

Il tempo è stato inclemente con noi in questi giorni. Con Grazia a casa e i mezzi che fanno servizio a singhiozzo è un’incognita anche riuscire ad andare al lavoro.

L’altro giorno sono rimasta bloccata per ore a fine turno e ho dovuto aspettare che mio marito venisse a prendermi.

Torno al lavoro con la costante paura che un albero, un masso o un improvviso cedimento della strada possano portarmi via chi amo, chi lo avrebbe detto che in un Paese come il nostro avrei avuto queste paure?

Arrivo in ospedale mentre fuori il cielo non promette niente di buono, il Pronto Soccorso è affollato da gente di tutte le età, persone che sono cadute, che hanno riportato ferite di diverso tipo, alcuni sono arrivati con l’ambulanza a seguito di incidenti. Sembra un campo di guerra.

Salgo al reparto con la mia divisa, inizia a far freddo negli “attraversamenti” da un reparto all’altro, dovrò pensare di portarmi la sciarpa.

Entro in Pediatria, disegnini sulle pareti, cartoni animati in sottofondo, le infermiere sorridenti sorseggiano un caffè. Inizio dalla sala dei giochi, c’è solo una bambina con la mamma, una flebo al braccio e un pigiamino giallo. Gioca svogliata mentre la madre la osserva sforzandosi di restare sveglia.

Proseguo il giro, le stanze dei reparti sono tutte uguali e tutte diverse. Entro in una camera dove una donna è stesa sul lettino e abbraccia un bimbetto. Ad occhio gli darei 3 massimo 4 anni, invece Davide ne ha 6, ha iniziato la prima elementare ma è uno scricciolo. Accoccolato alla madre guarda un cartone animato di draghi sul tablet.

Saluto e la donna invita il figlio a rispondere, poi si presenta “Mi chiamo Susanna. Un tempaccio fuori, quando troppo e quando niente”. Susanna mi racconta che ormai è sola da tre giorni, ha altri due figi oltre a Davide, Laura che va alle medie e Mattia che invece ha 22 mesi. Il padre è con loro e con le scuole chiuse ha dovuto prendere le ferie per restare a casa con loro. Forse nel pomeriggio riuscirà a venire sua madre con la sorella per portarle un cambio.

Davide è il nostro cucciolo. Lo chiamiamo zolletta, come lo zucchero Ha il diabete di tipo 1. Quando era piccolo beveva ovunque, l’acqua della piscinetta, ogni bicchiere era suo, quando ha cominciato a puntare la ciotola del cane ci è venuto qualche dubbio. Pensavamo avesse qualche problema neurologico, le analisi invece ci hanno dato un altro responso. Eppure la gravidanza è andata bene, in famiglia nessuno di noi ha qualche caso.

Quando sono iniziati i cali ipoglicemici notturni è iniziato il nostro inferno, siamo finiti all’ospedale tre volte in meno di due mesi. I medici ci dicevano che il bambino doveva fare attività fisica, ma troppo sforzo diurno avrebbe potuto causare cali notturni.

Ma come si fa a tenere fermo un bambino di tre anni, o quattro?”.

Penso a Grazia, che ha iniziato ad arrampicarsi ancora prima di camminare e che, quando passa il pomeriggio con i cuginetti o con gli amici non si ferma mai, ore senza bere, mangiare o fare la pipì.

Come vi siete organizzati? Hai anche altri due figli!”, chiedo io a quella che mi sembra essere una mamma appena trentenne.

Ho quarant’anni, mio marito quarantasei, a qualcuno i pensieri li fa invecchiare a noi invece ci mantengono attivi. Dopo Davide avevamo deciso di non avere altri figli, siamo stati attenti, poi quando finalmente ci siamo rilassati e abbiamo capito come gestire la malattia sono rimasta incinta. Comunque la grande sa come comportarsi in caso di crisi del fratello, abbiamo “insegnato” tecniche e cure a tutti i familiari, nonni, zii e le mamme degli amici che Davide frequenta regolarmente. Certo non può fare sport come gli altri, e qualsiasi cosa mangia o non mangia deve essere valutata.

Poi a un certo punto non ti ricordi più quando era diverso, diventa tutto automatico. Ma adesso abbiamo fatto delle visite e stavamo pensando a un microinfusore. E’ strano vedere un bambino che non piagnucola davanti alle siringhe, sta imparando a farsi tutto da solo. Davide ha sei anni, ma sembra un vecchietto”.

Il piccolo è là, ascolta la mamma e poi mi dice “Vuoi vedere le mie cictrici?” e mostra le braccia che in realtà non hanno cicatrici, ma solo tanti buchi per tanti prelievi e flebo.

Arriva un uomo, eccolo è papà, Davide salta sul letto. Susanna esce, io passo in un’altra stanza e penso che tutto sommato ormai siamo in grado di gestire le malattie anche nei piccoli.

Poi esce Emanuele, il papà di Davide, gli sorrido e gli faccio i complimenti, ha gli occhi lucidi e mi dice “Susanna ha raccontato la storia di come siamo bravi? Sa perchè siamo qui? Siamo andati ad una festa di un compagno di classe di Davide, era in pizzeria, abbiamo preso tutte le dovute precauzioni, non volevamo andare ma Davide ne parlava da due settimane. Ha passato ore a giocare, abbiamo somministrato l’insulina, a casa poi abbiamo fatto un sacco di controlli prima di mandarlo a letto, il valore prima di mezzanotte era 100.

La notte mi sono alzato per andare in bagno e l’ho visto nel letto, scalciava e non dormiva bene, al controllo è uscito un valore di 340, abbiamo somministrato il medicinale. Alle sei Davide era nel suo letto, urlava, si dimenava, siamo andati nel panico, mia figlia di dodici anni piangeva, con il fratellino di neanche due anni in braccio.

Abbiamo provato a dargli un succo di frutta ma non riusciva a deglutire, continuava solo ad urlare, abbiamo deciso di provare con il glucagone che non avevavmo mai usato, vedevo mio figlio urlare e non riuscivo a fare niente, gli ho fatto l’iniezione così, attraverso il pigiamino per fare il prima possibile e ho incrociato le dita.

Dopo cinque minuti Davide si è tranquillizzato, la crisi è passata e pure le allucinazioni. Al controllo successivo la glicemia era a 86. Lui era stremato, noi impotenti e Laura e Mattia sotto choc.

Non siamo eroi, siamo due genitori. Susanna vuole vedere il bicchiere mezzo pieno, io sono quello del vuoto”.

L’uomo se ne va.

Me ne vado via questa sera pensando a chi muore schiacciato da un albero e chi invece rischia la vita per un pezzo di pizza, un biscotto o… una zolletta di zucchero.