Perché non devi dire a tuo figlio chi è Babbo Natale

Ma ai bimbi bisogna dire chi è Babbo Natale? Babbo Natale fa parte dei sogni dei bambini. E togliergli quel sogno equivale a privarli di una parte della loro capacità di volare con la mente.

Maria Rita Scappaticci
Maria Rita Scappaticci

Psicologa e blogger

Il Natale per i bambini ha un atmosfera magica piena di luci, colori, emozioni forti, attese di gioie e sorrisi. Si preparano con ansia all’arrivo di un vecchietto che porta doni e si ricorda di loro durante una notte molto fredda.

Asia era una bambina molto vispa, con degli occhi cosi grandi che non potevi fare a meno di provare gioia al suo sguardo.

Da qualche mese aveva preso a balbettare e la madre aveva la disperazione nell’animo perché l’aveva sentita parlare con un linguaggio fluente e schietto fino alla fine dell’estate. Poi i primi problemi. Asia era timida ma molto intelligente. E talmente sensibile da assorbire la tristezza nel cuore degli adulti non appena si presentava.

Prima del Natale le parlai della festa e di Babbo Natale che porta doni ai bimbi buoni. Lei sapeva già la verità ma non osò dissentire il mio bellissimo racconto decorato di slitta renne e camino innevato. Aveva scoperto chi era davvero Babbo Natale; la madre glielo aveva detto prima dell’inizio della scuola perché sosteneva che a sei anni i bimbi devono smettere di essere creduloni e imparare la verità.

Aveva infranto il suo sogno rassicurante.

Per i bambini credere a Babbo Natale fa parte di una bellissima fase di sviluppo del pensiero creativo che gli permettere di avvicinarsi alla realtà con cautela. L’anziano con la barba bianca, che sbarca di notte nelle loro case, rappresenta il senso di protezione, il bisogno d’amore che in ognuno di loro aumenta fin da piccolini. Poi verso i 6 7 anni imparano a riconoscere ed accettare le bugie bianche che rivelano una realtà diversa ma mai così drastica.

E’ giusto anticipare le loro scoperte e metterli di fronte a questa verità prima ancora che siano loro a scoprirla?

La risposta è no. Ognuno di loro ha i propri tempi e ha la necessità di metabolizzare le proprie scoperte nel proprio modo personale. E’ ingiusto privarli della bella possibilità di credere ad una magia. Ed è ingiusto non permettergli di credere ad una splendida storia solo perché si ha timore che siano troppo stupidi per la vita vera.

Ognuno si rifugia nel pensiero magico quando la realtà non è come vogliamo ed è troppo tosta per essere accettata. Ognuno di noi avrebbe bisogno di portare la sua piccola storia di speranza sempre presente nella propria mente. Per alleviare con un sorriso di incredulità il mondo scomodo della realtà.

La madre di Asia aveva seguito il suo pensiero di manager spingendo la figlia verso la logica, lo schema stabilito della routine, i piani delineati della vita per evitare che da grande avesse potuto avere brutte sorprese.

Eppure l’unica ad avere continue sconfitte era proprio lei, preoccupata ogni giorno della perfezione delle cose, si era persa la magia dell’inaspettato e la gioia dell’espressione di sua figlia.

Asia aveva fatto una richiesta specifica per il Natale: il tempo e la gioia della sua mamma con lei.