A Ferragosto andavamo a Fondi con la 124 e la frittata di pasta (di R. Cacciami)

Stiletto amarcord: la raffinata penna di Rita Cacciami ci porta nel 1968, su una 124 Coupé con la frittata di pasta. E ci riporta ai giorni dei selfie che..

Rita Cacciami
Rita Cacciami

Vice direttore L'Inchiesta Quotidiano

E’ il 1968. Frosinone-Terracina è un tragitto non proprio agevole. Ma ne vale la pena. La Fiat 124 sport coupé bianca di papà che va come un fulmine. Almeno così mi pare. Sento già l’odore del mare. Lo sento da quando ho aperto il cassetto dei costumi. Mamma dice che è lo iodio del mare pulito. Sarà. Speriamo che non finisca mai, è così buono. Tanto quanto la frittata di pasta che portiamo con noi sulla spiaggia di Sant’Agostino. E sì, è là che siamo diretti, partiti all’alba dalla mia città, quella del campanile. Torneremo stasera tardi, stanchi e distrutti. Con tante telline per il sugo, raccolte con il rastrello. Anche quelle, destinate un giorno a scomparire. Adesso, invece, basta che affondi la mano nella sabbia bagnata e te ne ritrovi a decine nel palmo. Danno soddisfazione, è una raccolta veloce. Tanto quanto il cambio di costume sotto l’ombrellone. Quello con “il vestito” intorno, stessa stoffa. Nessuno ti vede, la spiaggia è a perdita d’occhio, il mare ha i cavalloni, io mi diverto e corro. E rido. E sono nel mio sogno. Con mia sorella che mi porta nel canotto. Lei rema e andiamo veloci.

E’ il 1990. Il mare ha divorato la spiaggia del litorale, al Salto di Fondi dicono che la rena arriverà da Tor Vaianica. E poi sono in costruzione le barriere, perché le mareggiate sono arrivate fino alle abitazioni. Non avremo più la sabbia chiara. Quella nostra. Ma potremo camminarci sopra e non nell’acqua.

Due anni e sono mamma. Altri quattro e i figli sono diventati due. Subito a spasso, tra formine e sedie a sdraio, lettini e tramezzini. Adesso il popolo di agosto è più vario, colorato e ciarliero. La radio suona. Si leggono libri e quotidiani. Le chiacchiere vanno forte. Molto forte. E’ un attimo. E ti ritrovi nel 2017.

Torrida estate da record e da guinness, perché tale è diventato anche il costo di una giornata di vacanza. Non di riposo, che è un’altra cosa. Non c’è relax se intorno è tutto uno squillare. Telefoni che vibrano e risuonano ovunque. Mamme che si selfano, figli che riprendono i genitori che chattano. Nipoti ipnotizzati dalla tecnologia. I secchielli non li vuole più nessuno. C’è qualche zio di buona volontà che realizza su misura castelli di sabbia per bambini soli. Fa tenerezza, poverino. La pista per le biglie, costruita trascinando il bimbo per le gambe a mo’ di carriola è un lontano ricordo. Ma dai, c’è qualcuno, laggiù, che gioca con i birilli. Incredibile. Si trovano ancora? Sì, come i tamburelli da collezione. I racchettoni sono di un’altra generazione, più recenti. Fascino zero. Ma dove si è cacciata la nonna, oggi? Tranquilla, si starà fotografando dal collo in giù per far vedere ai suoi followers lo slippino nuovo. Quello con le frange? No, è già stranoto, l’ha già postato su FB. Roba vecchia. Stasera andiamo al ristorante sul lago. Ottimo, quello sì che ha i piatti buoni. Vengono una meraviglia con l’S7 edge.

Mi torna alla mente papà. Con la sua settimana enigmistica. Ci passava ore con quei rompicapo. E i rebus li risolveva tutti lui. Bartezzaghi non aveva scampo, a casa gli arrivavano i premi per le soluzioni corrette. Un allenamento che lo ha fatto stare con me fino a 90 anni e più. Parlando e guardandomi negli occhi a tavola. “Che sei inquietata, oggi?”. Ecco. A pranzo, una volta ci si accorgeva se qualcosa non andava. E la sera, a letto, non ci si perdeva nello smartphone. Ma si leggeva “Cime tempestose”.

Chiamatemi Brontë. Emily Brontë.

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