Evaldo Gabriele, l’intellettuale a tempo pieno (di F.Dumano)

Ricordi in bianco e nero... un signore con gli occhiali e la sigaretta... anche lui ha scritto la storia della nostra epoca.

Fausta Dumano

Scrittrice e insegnante detta "Insognata"

Evaldo Gabriele faceva parte di quel gruppo musicale (leggi qui ‘Quando gli Spirits erano i nostri Beatles’) che fece sognare la nostra generazione. Era uno di quelli che divennero i nostri Beatles.

Ricordi in bianco e nero… con il suo nome ti inciampavi tutte le mattine alla Scuola Media ma, distratti, non lo sapevi. Dovevi ancora nascere quando lui, studente alla Scuola Media, insieme ad altri studenti aveva realizzato un plastico per il centenario dell’Unità d’Italia. Un plastico che ha accompagnato generazioni di studenti. Un plastico, per la cronaca, restaurato da poco.

Il primo inciampo reale fu sempre alla Scuola Media. Io studentessa, lui giovane prof precario: una supplenza di breve durata, che nella mia vita fu un uragano, tanto che potrei scrivere, ricordi in bianco e nero, ‘I dieci giorni che sconvolsero il mondo‘. In quel tempo nel pianeta scuola i supplenti venivano chiamati anche per pochi giorni,questo consentiva l’ingresso di tanti prof giovani, che portavano idee nuove, la didattica si svecchiava con più velocità. Contemporaneamente l’età pensionabile era diversa. Oggi, nonostante svecchiamo la didattica con innovazioni, siamo per la maggioranza una classe docente da museo archeologico.

Il giovane prof arrivò nella mia vita contemporaneamente all’omicidio di Pier Paolo Pasolini. Un autore scomodo. Del Pasolini, a scuola fu l’unico a parlarne: mai incontrato al Liceo il nome di Pasolini. L’Evaldo non solo portò sui banchi lo scrittore scomodo, ma aprì le frontiere. Frontiere che, crescendo, ha continuato ad aprire nelle tante passeggiate nel salotto arpinate, con i tanti consigli sui libri da leggere.

L’Evaldo in quegli anni era l’unico Consigliere che il Partito Comunista Italiano riusciva ad eleggere ad Arpino, feudo democristiano. Ricordi in bianco e nero… Nel ’77 a Roma si gridava ‘Il Pci non è qui, lecca il culo alla Dc‘ oppure ‘Sei come un ravanello, rosso fuori, bianco nel cervello‘. Ad Arpino invece l’Evaldo apriva la sezione pure ai tanti cani sciolti, ai gruppettari. La Sezione diventa così una casa comune, un punto di incontro. Con la sua Cinquecento ho scoperto l’hinterland arpinate: conosceva tutte le frazioni di campagna, con il ‘porta a porta’ lui arrivava ovunque.

Non mi sono mai iscritta al Pci, ma ho sempre ammirato la sua onestà morale ed intellettuale. Ricordi in bianco e nero… lui era l’inverno, io l’ estate: al primo freddo lui arrivava con il maglione, mentre io portavo ancora la maglietta… Lui in fondo ha sempre anticipato le stagioni cercando un dialogo, anche con chi contestava il suo pensiero. Un intellettuale a tempo pieno.

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