Dite ai primi della classe che vale più una risata che una pagella perfetta

Maria Rita Scappaticci

Psicologa e blogger

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di MARIA RITA SCAPPATICCI

Psicologa e blogger

 

Chi non si è mai imbattuto nello sguardo arcigno del primo della classe? Quello che sa tutto, risponde a tutto, alza sempre la mano e non arriva mai impreparato a scuola.
Sicuramente costui sarà dotato di una buona dose di intelligenza cognitiva, ma probabilmente se gli parlassimo di emozioni, si limiterebbe a fare lo stesso sguardo arcigno di sempre.
E magari sarebbe sconcertato dallo scoprire che sarebbe più appagante una bella risata con un amico piuttosto che una pagella impeccabile.

Accanto all’intelligenza cognitiva, esiste un tipo di intelligenza definita emotiva, che ci consente di avvicinarci agli altri, capirne le emozioni e, di contro, esprimere le nostre in maniera consapevole.

Probabilmente potreste pensare che riconoscere un’emozione è cosa da poco e che tutti siamo in grado di farlo.

Ebbene, la maggior parte di noi confonde i sentimenti provati, non sa riconoscere se in un preciso momento è più triste, stanco o annoiato e non è sempre consapevole di ciò che prova.
Perché? La fretta? Le idee che si rincorrono? Le relazioni che si sovrappongono?

Probabilmente ci soffermiamo poco sulla questione che in quel momento stiamo vivendo e tendiamo a semplificarci la vita utilizzando, solamente a grandi linee, un intero patrimonio di sentimenti.
Per molti o si è tristi o si è felici, o è bianco o è nero.

Eppure illustri Psicologi hanno sperimentato che fare un corretto riconoscimento delle proprie e delle altrui emozioni, tra le altre cose, può essere la chiave del successo, sia personale che professionale. Il costrutto dell’intelligenza emotiva vuole significare proprio questo: “usare” le emozioni con intelligenza, per ottenere un successo nelle relazioni duali e di gruppo, in qualsiasi campo. Pensate un momento a quanto possiamo sembrare più vicini a qualcuno che ci dimostra un disagio se, accanto ad ascoltare la notizia, siamo in grado di percepire il suo dolore e parteciparvi con convinzione. Sicuramente saremo percepiti come più affini a chi ci parla e quindi ricordati benevolmente.

Possiamo notare come il perno principale del nostro modo di affrontare la vita sono proprio le emozioni. Possono farci fallire un colloquio di lavoro, manifestandosi con ansia, frenesia e disagio, oppure possono accompagnarci nel collezionare successi se riusciamo a riconoscere cosa proviamo davvero e gestirlo bene.

L’intelligenza emotiva è importante tanto quanto l’intelligenza cognitiva perché può rappresentare il fattore determinante che ci fa decidere come usare le nostre risorse. Attivare queste capacità significa dare un significato al proprio operato, motivarsi nelle situazioni in cui serve tenacia, e dare un senso a tutti gli eventi che ci accadono.

Verosimilmente la maggior parte di noi non immagina neanche quanti sentimenti esistono e soprattutto quando prevale l’uno piuttosto che l’altro. La riflessione su queste dinamiche da sempre una marcia in più per comprendere il nostro stile e riesce a connotarci come esseri unici ricchi di significati e sfumature. Per esempio, il senso di fatica può destabilizzarci ed essere confuso con la tristezza del fallimento, ma se riconosciamo la differenza non avremo timore a perseguire il nostro obiettivo, pur nelle difficoltà.
Sentimenti e razionalità vanno mescolati per bene.

La prevalenza dell’uno e dell’altra può costringerci ad accontentarci o a pensare di essere ciò che non si è e quindi di lasciare alcune nostre potenzialità totalmente inespresse.
Un totale autocontrollo non è un buon segnale di intelligenza.

In fondo se siamo umani e non robot ci sarà un motivo…un buon motivo!

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