Papà e mamma si separano. E i bimbi…

Maria Rita Scappaticci

Psicologa e blogger

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di MARIA RITA SCAPPATICCI

Psicologa e blogger

 

Fino a qualche decennio fa gli screzi tra marito e moglie si rattoppavano, affidandosi ad una buona dose di sopportazione per tirare avanti. Oggi la separazione tra coniugi ha raggiunto percentuali rilevanti e continua ad avere una crescita esponenziale.

Ogni decisione, come è giusto che sia, è figlia della singola situazione e può avere svariate motivazioni che portano alla rottura di un rapporto.

A volte, decidere di prendere strade diverse significa rendersi conto di non avere più interessi comuni, oppure si prende consapevolezza che la scelta fatta anni prima non corrisponde più alle mutate volontà del singolo a distanza di tempo.

In ogni caso, non si ha più la volontà di capirsi e accettare compromessi e la strada della separazione sembra essere l’unica via perseguibile per ritrovare una buona dose di serenità.

Molto spesso, uno dei coniugi non si rassegna alla fine del rapporto, le liti diventano aspre, così come le questioni personali, che vengono alimentate dal senso di abbandono provato quando di fronte si trova la fermezza di chi è deciso ad andare via in maniera assolutamente risoluta e non più negoziabile.

La questione diventa più torbida quando non riguarda solo moglie e marito ma anche mamma e papà. Quali effetti produce la rottura del nucleo familiare sui figli? E soprattutto, siamo in grado di scindere i nostri ruoli per salvaguardare il loro benessere?

Stare insieme per il bene dei figli è una grossa bugia che non serve ad alleviare le sofferenze di chi vive un contesto coniugale non più appagante, né serve ai figli che, al contrario, si sentono investiti di un carico emotivo troppo pesante: essere il collante della coppia.

Riporre tutte le aspettative della riuscita del proprio matrimonio sui bambini, significa alimentare relazioni disfunzionali tra genitori e figli, coltivando attese esasperate e manifestando una vera e propria violenza emotiva nei loro confronti. Ricercare i consensi mancati nella coppia nel rapporto con la prole significa esporre i bambini alla nostra frustrazione e rabbia e può compromettere la loro crescita verso l’autonomia e lo sviluppo.

Di contro, gli studi sulla psicologia della separazione documentano ampiamente che il trauma subìto dalla prole quando i genitori decidono di non stare più insieme è paragonabile ad un lutto: non è difficile comprendere che, per la logica di un bambino, mamma e papà sono una cosa sola, l’uno non esiste senza l’altro, quindi qualsiasi spiegazione data, anche con riferimenti temporali rispetto a visite frequenti, non servirà a far capire cosa sta succedendo.

E allora come fare? Quale soluzione può rivelarsi più idonea in questo contesto?

I tempi in cui separarsi era ritenuto uno scandalo sono ormai lontani: nessuno ha più voglia di rimanere dove non vuole o accompagnarsi per tutta la vita vicino a qualcuno che non sopporta più. Ed è altrettanto vero che nessun figlio ha voglia di assistere a litigi costanti di mamma e papà, magari sentendosi responsabile per ogni screzio e introiettando un modello di famiglia litigiosa e senza amore.

Quindi separarsi è una soluzione per tutti. Ma come?

La differenza tra lasciarsi serenamente invece che continuare a litigare sta proprio nelle modalità attraverso le quali ogni coppia affronta la questione quando si appresta a dividere le proprie strade.

Decidere di slegare una famiglia deve essere una decisione responsabile, presa non sulla base dell’emozione del momento e la consapevolezza che ne deriva è che i figli non devono essere le armi con cui combattere una guerra personale tra coniugi.

Se finisce il rapporto di coppia, non finisce la collaborazione tra mamma e papà per il bene dei figli.

La coppia genitoriale deve continuare ad esistere ed essere presente nelle vicende e nelle decisone che riguardano i bambini, nei tempi e nei modi più pacati, evitando di utilizzare le scelte educative come pretesto per riaccendere irrisolte questioni personali.

Ciò che crea maggiore sofferenza, infatti, non è la separazione in sé ma il cattivo rapporto che si instaura e perdura dopo che mamma e papà hanno deciso di non stare più insieme. E’ il mancato accordo, messo in mostra ogni volta che se ne ha la possibilità, che crea ansia e alimenta paure nei figli, costretti ad accettare prima un’unione litigiosa e poi un distacco in cui persiste aggressività e scontro.

Un figlio ha necessità di serenità e se questa non può essere data stando insieme sarebbe bene conciliarla se si decide di stare lontani. I figli devono poter continuare a provare lo stesso amore per i propri genitori senza sentirsi in colpa o essere messi in condizione di schierarsi. E gli adulti devono rimandare che un rapporto può anche finire ma la stima ed il rispetto rimangono immutati, soprattutto verso di loro.

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