Perché pure tu puoi dimenticare tuo figlio in auto (di M.R.Scappaticci)

Maria Rita Scappaticci

Psicologa e blogger


di MARIA RITA SCAPPATICCI

Psicologa e blogger

 

 

Il tribunale di Facebook ha pronunciato la sentenza in un attimo: “Una madre che dimentica un figlio non è degna di essere definita tale“.

Come si può dimenticare un figlio in auto visto che il primo pensiero dovrebbe essere proprio lui?

Quella donna, invece, rappresenta tutto noi. Il meccanismo cerebrale di tutti lavora allo stesso modo.

Il cervello è un sistema complesso che organizza le nostre routine. Ma come ogni sistema, se va in sovraccarico e nessuno provvede a dargli le dovute cure, se le prende da solo e forse nei momenti meno opportuni.

Si chiama ‘amnesia dissociativa‘. E’ un meccanismo disfunzionale che lascia spazi vuoti nella nostra vita e manda il cervello in stand-by per un certo momento. Perché avverte fatica. E non capita in situazioni di disagio mentale, diagnosi conclamate o degenerazioni particolari.

Nessuno è immune da tali situazioni. Ci accade più spesso di quanto immaginiamo. Soprattutto quando siamo pieni di informazioni da elaborare.

Qualche esempio? Mentre guidiamo e siamo attenti a pensare a ciò che abbiamo fatto o dobbiamo ancora fare ci “dimentichiamo” del semaforo che abbiamo appena oltrepassato.

Oppure, mentre siamo ai fornelli, col pensiero dell’orario che incombe per tornare al lavoro.

Mentre entriamo in una stanza e non sappiamo più perché ci siamo entrati e cosa dovevamo fare.

Non siamo stati abbastanza attenti. Troppe cose in testa non ci consentono di dare il giusto rilievo a tutto.

L’attenzione, intesa come funzione cognitiva, è “la variabile fondamentale che ci accompagna nelle nostre azioni”. Ed influenza tutte le altre attività cerebrali.

E se il carico quotidiano è esagerato, l’attenzione compie una scelta per salvaguardarsi dalla pesantezza.

Lo stress è un killer silenzioso che nasconde insidie. Influenza il nostro sistema immunitario, i nostri recettori sensoriali fino a farli esplodere. Se pensiamo di essere super uomini, di poter fare tutto e non ci fermiamo, il nostro sistema cerebrale si prenderà da solo il riposo per ristabilire un equilibrio.

Il problema è che lo farà nel momento in cui potrebbe essere un rischio per la nostra vita e quella degli altri.

Non amiamo ammettere di essere fragili e stanchi. Preferiamo fare i conti con i dolori “visibili” quelli che hanno rimedio con operazioni chirurgiche o trattamenti che assumono una connotazione più concreta. Non ci piace scontrarci con la psicologia della mente che ci avverte di un disagio ancora prima che questo possa verificarsi.

Eppure è la peggiore incuria alla quale ci esponiamo e ce ne rendiamo conto solo quando porre rimedio è difficile e, a volte, anche impossibile.

Questa donna rappresenta la nostra civiltà e il mondo col quale affrontiamo la vita.

Il dolore che porterà con sé sarà un’insidia perenne che non le darà tregua. Nessuno ha il diritto di giudicare e puntare il dito. Perché siamo tutti esposti a questi rischi. Soprattutto perché siamo convinti che a noi non possa mai capitare. Ma non è così.

 

 

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