La crisi di panico che ci fa sentire foglia nel vento

Maria Rita Scappaticci

Psicologa e blogger

 

di MARIA RITA SCAPPATICCI
Psicologa e blogger

 

 

Non lo aveva mai capito quel peso sullo stomaco. Ci conviveva da molti anni. Un peso che era andato crescendo nel corso del tempo. Fino a divenire uno stato d’angoscia. E non prendeva più solo allo stomaco, ma anche al cuore e alla gola fino ad essere percepito in tutto il corpo.

Aveva iniziato a soffrire di attacchi di panico da un anno. Ed erano sempre più frequenti, tanto da arrivare ad evitare una serie di situazioni, anche le più semplici.

Palpitazioni, fiato corto quasi a morire, fitte allo stomaco, mani e piedi immobilizzati. Era sempre più difficile stare in pubblico, prendere un caffè, fare la spesa, mangiare il panino in un pub.

Non sapeva stabilire il tempo del primo esordio ma era stato un crescendo di sensazioni e brutte esperienze. E anche ora che il panico si era manifestato, ogni attacco era peggiore del precedente.

La sua vita era diventata vuota, ogni occasione di svago era declinata per paura che ‘il mostro, così lo chiamava, potesse presentarsi nel bel mezzo della suo divertimento.

L’attacco di panico investe almeno una volta nella vita una percentuale sempre crescente di persone. Innesca un circolo vizioso dal quale la mente non riesce a fuggire. Influenza le nostre azioni quotidiane, anche le più banali.

Chi soffre di panico vive uno stato di allerta anche per le cose apparentemente più innocue, con la paura costante che qualcosa possa avvenire, anche se non si sa bene né cosa ne quando.

La catena deleteria scaturisce da quella che viene definita ansia anticipatoria: un complesso di idee e sensazioni che fanno scattare la molla del nostro cervello innescando il segnale di tensione, anche quando non ci sarebbe nulla da temere.

Ma qual è il pensiero antecedente a questo meccanismo?

Sappiamo perfettamente di quanto potere abbiano nostri pensieri nel guidare le nostre e mozioni e le nostre azioni. Ebbene, uno dei fattori che danno la miccia a tale sensazione è la percezione di aver perso il controllo sulla situazione.

Questa sensazione, fa sì che la paura di essere trascinati dagli aventi abbia la meglio su di noi. Arrivando ad ipotizzare scenari catastrofici che si discostano di molto dalla realtà che invece si sta vivendo. E la percezione di non avere il potere di noi stessi ci lascia in balia dello stordimento che arriva dai canali emotivi.

Se parlassimo con delle metafore potremmo definire l’attacco di panico un tornado che arriva, ci inghiottisce e quando va via ci lascia inermi. Spazzando via la nostra anima che rimane turbata e spaventata.

Un primo passo per superare questo momento che ci dilania è accettarlo a noi stessi, cercano di ritrovare l’aderenza alla realtà sulla quale abbiamo perso il senso del potere.

Non c’è mai da vergognarsi di ciò che si vive e soprattutto non bisogna nascondersi per la paura di non essere creduti perché davvero il panico può cambiare le sorti della propria vita e farci sentire come foglie nel vento.

 

 

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