La fiaba del ranocchio sordo per iniziare bene tutti i lunedì

Maria Rita Scappaticci

Psicologa e blogger

 

di MARIA RITA SCAPPATICCI
Psicologa e blogger

 

 

Le metafore nella vita servono a farci riflettere sul potere delle parole. Raramente ci rendiamo conto di quanto una semplice affermazione possa bastare per influenzare le nostre energie.

In molti conosceranno la storia del ranocchio che scalò una montagna.

“C’era una volta una gara fra ranocchi il cui obiettivo era arrivare in cima a una gran torre.

Richiamata dall’ insolito spettacolo, si radunò molta gente per vedere e fare il tifo. Cominciò la gara, ma in realtà, la gente non credeva possibile che i ranocchi raggiungessero la cima.

Si sentivano frasi del tipo: “Ma che pena… Non ce la faranno mai!”

E così alcuni ranocchi, sentendo questi commenti, cominciarono a desistere, sfiduciati. Tranne uno, che continuava a cercare di raggiungere la cima.

Ma la gente continuava: “… Che pena!!! Non ce la faranno mai!”

Sempre più ranocchi si diedero per vinti tranne il solito ranocchio, testardo, che continuava ad insistere.

Alla fine, tutti desistettero tranne quel ranocchio che, solo e con grande sforzo, raggiunse alla fine, la cima.

Sbalorditi e un po’ invidiosi gli altri ranocchi vollero sapere come avesse fatto e uno di questi, più curioso degli altri, si avvicinò per chiedergli come avesse fatto a concludere quella difficile prova.

Non ottenne risposta: il ranocchio vincitore… era sordo!”

Il potere del nostro cervello è, molto spesso, sottovalutato. Nessuno immagina quanto sia assolutamente preciso nel registrare le parole che ascoltiamo. E soprattutto di quanto sia altrettanto metodico nel registrare e mettere in pratica il messaggio così come lo ascolta.

Viviamo alcuni giorni in cui siamo a mille e ci sentiamo dei leoni. Facciamo mille cose, niente e nessuno può riuscire a fermarci dal pensare, produrre, creare e realizzare.

In alcuni momenti invece siamo vittime di una profonda apatia, ci sentiamo stanchi e non riusciamo a generare niente.

Ebbene, se affinate la mente, potreste scoprire una bella verità.

Avete deciso voi stessi come andrà la giornata. E lo avete deciso in anticipo dando un preavviso al cervello di come dovrà svegliarsi il mattino seguente.

Se siete poco motivati il lunedì mattina è perché avete già definito che il lunedì non è un bel giorno perché si riprende il lavoro e non vi va. Magari avete quell’appuntamento che proprio avreste evitato con tutte le forze, oppure quella consegna da portare a termine che ancora non riuscite a terminare.

Con questi presupposti sicuramente il mattino seguente sarete un bradipo che cammina e si dirige verso le proprie faccende.

Se invece lo stesso lunedì vi aspetta una situazione nuova, stimolante, che attendevate da tempo sicuramente vi sveglierete con molta più determinazione.

Eppure è comunque lunedì e state andando a lavoro.

La volontà nel definire le nostre giornate, quanto e come sarete produttivi, non conosce alibi ma una logica precisa e definita.

Lasciarsi influenzare dalle parole è tipico del genere umano che usa la comunicazione per definire una situazione.

Non dite mai “non ce la farò” ma fate, agite, senza immobilizzarsi davanti a nulla e sarete sorpresi della meta raggiunta al vostro arrivo.

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