Quei proiettili di Macerata che sparano sulle nostre coscienze (di P. Alviti)

I proiettili esplosi a Macerata vanno dritti verso le nostre coscienze. E ci ricordano chi siamo e cosa pensiamo davvero. C'è un limite: oltre il quale il futuro della nostra civiltà è segnato

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Le pallottole del giovane maceratese hanno risvegliato tante coscienze: ci siamo accorti di vivere in un Paese in cui il razzismo, la discriminazione sul colore della pelle, non è qualcosa da studiare sui libri di scuola, da indagare come fenomeno del passato ma è invece un sentimento che si sta radicando tra molte persone che non distinguono più fra delinquenti e brava gente, farabutti e onesti, scansafatiche e lavoratori, ma fra bianchi e neri.

 

E’ come se facessimo un salto indietro di un secolo: eppure abbiamo studiato la discriminazione razziale negli Stati Uniti, abbiamo apprezzato Martin Luther King, abbiamo magari cantato anche We Shall over come, ci siamo emozionati con il film su Mandela per la lotta contro l’apartheid in Sudafrica, oppure per Amistad di Steven Spielberg, inorridiamo per il linciaggio, e ci siamo convinti di non essere razzisti.

 

I colpi di Macerata ci hanno svegliato, ci hanno dato la prova che ci sbagliavamo, ci illudevamo, abbiamo preso sotto gamba i cori allo stadio, gli insulti ai calciatori.

 

Ora lo sappiamo: abbiamo tanti nostri figli che covano odio razziale contro chi ha una pelle diversa dalla propria, infischiandosene della Costituzione, della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo…

 

E poi succede che qualcuno di questi ragazzi non si fermi alle parole, alle sfilate, ai cori, ai saluti più o meno romani ma prende una pistola e decide di farsi giustizia secondo le proprie convinzioni: i neri stanno invadendo l’Italia e la polizia è impotente, i neri fanno a pezzi le ragazze e non li accusano nemmeno di omicidio, ora ci penso io.

 

Dostoevskij in Delitto e Castigo ci presenta Raskolnikov, un giovane studente universitario che ha individuato una persona che, a suo giudizio, è la più malvagia sulla terra, una vecchia strozzina che rende la vita impossibile a tante persone. Nessuno sembra fare nulla contro quella megera. Raskolnikov, nel suo delirio di onnipotenza, decide di ucciderla, architettando un delitto perfetto: si sostituisce alla giustizia umana, si sostituisce a Dio ma, quando va ad uccidere la vecchia strozzina, nel suo sudicio appartamento, si trova di fronte anche una ragazza che lo coglie sul fatto. Non ha scelta, deve uccidere anche lei. Voleva fare giustizia, è diventato soltanto un assassino che non si ferma davanti alla sacralità della vita umana, qualunque essa sia.

 

Così a Macerata, lo sparatore è diventato un giustiziere insindacabile, si è eretto a potenza divina, dispensatrice di vita e di morte a seconda della pelle delle persone, senza sapere se le vittime fossero più o meno responsabili di qualcosa: erano neri e i neri sono il male dell’Italia!

 

Possiamo pensarla in maniera diversa su come gestire la presenza degli stranieri in Italia, in Europa ma se oltrepassiamo quel limite… Non uccidere … il futuro della nostra civiltà è segnato

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