Auguri come propositi veri, come fece Paolo: cambiando

Il rito del Capodanno è una convenzione. Ma può diventare non solo una questione formale, bensì il segno di un vero cambiamento: radicale, come lo fu quello di Paolo.

Pietro Alviti
Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio” (Galati, 4)

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Siamo pieni di auguri in queste ore: è un rito bellissimo, chiediamo, immaginiamo, speriamo tutto il bene possibile per le persone che ci sono care. Lo facciamo in un giorno particolare, quello che segna l’inizio di un nuovo anno. Sappiamo che è una convenzione, sappiamo che abbiamo deciso noi uomini che ieri era il 1° gennaio 2021. E che se fossimo di una cultura diversa avremmo un altro calendario con feste e tempi differenti. Sappiamo che si tratta di tradizioni, belle, significative.

Il vero significato

Il Capodanno è una convenzione… ma anche un’occasione

Che, però, dobbiamo innervare di significati veri, altrimenti si perderanno nel momento in cui non ci saranno interessi a sostenerle. Diventeranno una consuetudine stanca destinata a scomparire come tante altre che l’hanno preceduta.

Eppure, l’idea di un giorno particolare in cui possiamo decidere di cambiare noi stessi, la nostra vita (anno nuovo… vita nuova) è affascinante. Questo se riusciamo a comprendere che prima di tutto siamo noi i soggetti del cambiamento e non il numero dell’anno (2020, annus horribilis…), e poi in cosa dobbiamo cambiare.

Paolo di Tarso (San Paolo per i cristiani) un rabbino convertito al movimento dei seguaci di Gesù, lui sì, ha cambiato strada. Era un persecutore dei seguaci del Nazareno crocifisso per volere del Sinedrio e dei Romani, ne diventa il discepolo più intraprendente. E la sua conversione è improvvisa, come se scoprisse qualcosa di tanto importante da costringerlo ad abbandonare tutto quello che era fino a quel momento e reinventarsi completamente.

La caduta di Paolo e la luce

Racconta la sua conversione come una caduta da cavallo, una gran luce, una cecità improvvisa da cui viene salvato da quegli stessi che prima perseguitava.

La Conversione di San Paolo. Caravaggio. Anno 1600. Basilica di Santa Maria del PopoloRoma

Nel suo greco del I secolo, chiama quello che gli accade metànoia, completo cambiamento di pensiero. Cioè una specie di conversione a U che poi esplicita in una lettera che scrive ai cristiani della Galazia, in Asia Minore, i Galati appunto, e li invita a cambiare totalmente prospettiva.

Attenzione, dice loro, voi siete schiavi, schiavi delle vostre passioni, delle vostre angherie, delle vostre piccolezze, meschinità. E del vostro denaro e della vostra superbia, però potete cambiare, completamente, soltanto se lo vorrete. Cesserete di essere schiavi perché diventerete figli di quel Dio che ci ama tutti, nonostante le stupidaggini che possiamo commettere. Basta seguire la strada che ci indica ed erediteremo una vita degna di essere vissuta, una vita onesta, di cui poterci vantare, non vergognare.

Ecco l’augurio che dobbiamo ricevere e fare alle persone cui vogliamo bene. Tanti auguri!.

(Leggi qui tutte le meditazioni di Pietro Alviti).