Buoni al di là della legge dell’uomo: perché è lo spirito a doverci guidare

Riconoscere l'azione che lo spirito ogni giorno compie nella nostra vita, ed operare seguendo il "soffio" che ci ispira sempre

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge.

Gal 5, 18-25

Paolo scrive ai seguaci di Cristo che vivono in Galazia, una regione al centro dell’Anatolia, l’attuale Turchia. Siamo pochi anni dopo il suo incontro con Gesù ed ha iniziato la sua opera di diffusione del messaggio di liberazione. Ma chi sono i Galati? Si tratta di una popolazione di origine celtica, che erano arrivati in quella regione diversi secoli prima.

Le parole di Paolo sono capaci di scuoterli dal loro modo di vivere e di  spingerli a cambiare esistenza, appunto a convertirsi. Per farlo, Paolo non ricorre ad interventi straordinari, a miracoli, ma punta sull’intelligenza di una popolazione di cultura greca. Abituata da sempre  al ragionamento: contrappone due elenchi di azioni e comportamenti. Da una parte ci sono le opere della carne, dall’altra i frutti dello spirito: con le parole opere e frutti, Paolo intende due modi di vivere.

Le opere paoline per elevarsi

San Pietro ed il centurione. Parrocchia San Pietro e Paolo – Gerenzano

Le opere, nel greco di Paolo, sono le erga, consistono negli sforzi che gli uomini fanno per elevarsi, contando esclusivamente sulle proprie forze. Fino ad arrivare, come nel racconto della torre di Babele, a mettersi al posto di Dio, per sostituirlo e decidere autonomamente che cosa sia bene e male. Queste sono le conseguenze del dominio della carne,  di quella spaventosa spinta che c’è all’interno di ciascuno di noi che ci fa cercare di dominare qualunque cosa ci capiti a tiro, per consumarla a nostro piacimento.

Lo facciamo non rispettando niente, a cominciare dai nostri stessi simili ma anche dalla natura. E’ il tradimento del comando dato ai progenitori di custodire la terra:  questa invece viene sfruttata, per fare profitto senza rispondere delle conseguenze di tali azioni. Al contrario il frutto dello spirito è capace di arrestare quella spinta malefica.  

Il soffio di Dio che ci eleva

Anche in questo caso, il libro di Genesi ci dà la chiave interpretativa: senza il soffio divino l’essere vivente rimarrebbe soltanto un ammasso di polvere. Il soffio,  lo pneuma della lingua greca, lo trasforma in un essere capace, invece, delle azioni più grandi e più onorevoli. Azioni che consistono, appunto,  nell’amore, nella gioia, nella pace, nella magnanimità, nella fedeltà e soprattutto nel dominio di sé. 

Il brano della lettera che Paolo scrive ai Galati non è un compendio di morale, non vuole distinguere le cose buone da quelle cattive. Vuole mostrare come la scelta fondamentale che l’uomo deve fare tra adorare  se stesso o adorare Dio ha conseguenze che si ripercuotono nella vita di relazione con gli altri uomini. Nel rapporto con la natura, nella propria presenza sulla terra. 

Liberi di essere buoni

E’ l’appello che Paolo fa ai Galati: voi siete uomini liberi, non dovete più essere buoni perché obbedite ad una legge. Siete buoni perché riconoscete l’azione che lo spirito ogni giorno compie nella vostra vita, spingendo l’uomo a cercare la dimensione più autentica dell’esistenza

Lev Tolstoj

Lev Tolstoj, nel racconto La morte di Ivan Il’ic,  descrive la vita di un funzionario pubblico, un magistrato della Russia zarista della seconda metà dell’Ottocento, che si pone come obiettivo fondamentale della vita quello di entrare nella società dei ricchi aristocratici della corte.

Egli non giudica più le proprie azioni secondo il criterio del bene e del male. Le cose che fa diventano positive nel momento in cui riescono ad avvicinarlo a quella  società che lui ha sempre invidiato fin da bambino. Per entrarvi, è disposto a rinunciare all’amore della moglie, al bene della propria famiglia alla sua stessa onestà. E’ disposto addirittura a lasciarsi corrompere, a venir meno ai principi fondamentali del suo lavoro. Queste sono le opere di cui siamo schiavi.