È la nostra debolezza a renderci grandi

Sono le nostre debolezze a condizionarci. A farci sentire spesso inadeguati. E invece sono proprio loro a renderci grandi

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

«Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza».

Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte.

2Cor 12, 9-10

Paolo scrive queste parole dopo aver raccontato ai seguaci di Gesù, che vivono a Corinto, una sua esperienza extrasensoriale. Si è sentito come salire al cielo, scrive qualche versetto prima. E per non farlo inorgoglire ecco la malattia che lo ha colpito. È esperienza comune: quando tutto sembra andar bene ecco che accade qualcosa che ci ricorda come siamo fatti.

Appartiene alla cultura di ogni tempo questa idea: nel momento in cui un comandante romano, un imperator appunto, celebrava il trionfo, il momento di massima esaltazione per la vittoria conseguita con le legioni, uno schiavo, dietro di lui sulla quadrica trionfale, gli reggeva la corona di mirto e ripeteva la frase: Memento mori, memento te hominem esse, respice post te, hominem te esse memento.“ Cioè: ricordati che devi morire, ricorda che sei un uomo, guardati attorno, sei un uomo.

Non era un malaugurio ma la semplice constatazione della realtà, da cui spesso tendiamo ad estraniarci, a far finta che non esista, per rifugiarci in un mondo di sogni.

La morte così utile

È quello che Leopardi, nell’idillio dedicato alla sua Silvia, dopo aver indicato tutti i sogni, i pensieri, le idee sul loro rapporto rispetto ai giorni che avrebbero vissuto insieme, chiama l’apparir del vero, la morte dell’amata, capace di spazzar via ogni illusione. Ecco il vero: è la nostra debolezza, la nostra condizione mortale a suggellare il primo limite a cui non possiamo sottrarci, come dice anche Francesco d’Assisi nel Cantico della creature, la  morte corporale, che chiama sorella, da cui nullo homo vivente po’ scappare.

La morte è sorella perché ci richiama la nostra condizione, non ci fa impazzire, non ci fa credere onnipotenti, non ci fa delirare. Ma, oltre a questo limite, che ci fa appunto mortali, distinguendoci dagli esseri immortali, gli dei, ci sono tanti altri limiti  imposti dalle nostre condizioni fisiche, culturali, geografiche, sociali. Con tali condizionamenti dobbiamo fare i conti, sapendo benissimo che non ce ne potremo liberare mai completamente: però, come spesso ci accade, vediamo che, nonostante tali limiti, siamo capaci di fare cose straordinarie, sulle quali non avremmo scommesso un centesimo.

Essere persone per bene

Una donna e un ragazzo leggono un cartello con la scritta ”Qui e’ morta la speranza dei palermitani onesti ” apparso sul luogo dell’omicidio del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa a Palermo il 5 settembre 1982. ANSA / ARCHIVIO STORICO

Paolo si riferisce soprattutto alle nostre caratteristiche morali, al nostro essere uomini per bene: si tratta, è vero, di un’espressione che nelle lingue occidentali ha assunto un significato negativo, come se gli uomini dabbene fossero tutti degli ipocriti.

Blaise Pascal, in uno dei suoi pensieri, il n. 37, scrive: Bisogna che non si possa dire di uno: è un matematico o un predicatore e una persona eloquente ma solamente che è un uomo per bene. Questa qualità universale è la sola che mi piaccia. Ma Pascal sa bene che se fossimo abbandonati alle nostre debolezze, alle nostre passioni, alle nostre invidie e cattiverie, ai limiti della nostra condizione umana, ci sbraneremmo l’uno con l’altro.

È l’homo homini lupus di Francis BaconInvece, come dice san Paolo, in noi, deboli, cattivi, miseri, pieni di difetti, opera la potenza di Cristo che ci trasforma, ci rende uomini del cambiamento, operatori di pace e di giustizia, capaci di riprenderci dalle paure e dalle nostre miserie e ricominciare da capo. È proprio la nostra debolezza che ci rende grandi.