Nella sua prima lettera l'apostolo Pietro ha l'obiettivo di rafforzare l'amore verso Gesù per diventare cristiani di fatto e non solo di nome. Che abbiano compreso come il fondamento della vita non può essere la ricchezza o il potere ma la mitezza, la misericordia, la carità
Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo e sasso d’inciampo, pietra di scandalo. Essi v’inciampano perché non obbediscono alla Parola.
(1 Pt 2, 7-8)
Nella sua prima lettera, l’apostolo Pietro ha l’obiettivo di rafforzare la fede dei primi seguaci di Gesù. Da qualche tempo avevano cominciato a chiamarli “Cristiani”, era accaduto ad Antiochia per la prima volta. Poiché le idee di questi discepoli sono ancora un po’ confuse, Pietro spiega loro chi è Gesù, usando immagini che i suoi lettori possano comprendere facilmente.
La prospettiva rovesciata
Il problema principale per gli annunciatori del Vangelo – gli apostoli, gli inviati a predicarlo in tutto il mondo – è comunicare un rovesciamento totale di prospettiva: colui che è stato messo in croce, dopo essere stato imprigionato, picchiato, torturato, abbandonato e tradito, è il Messia, ed è quella “pietra d’angolo” su cui costruire l’edificio della nostra vita.

La pietra angolare è, infatti, l’elemento costruttivo fondamentale: posizionata all’angolo di un edificio per unire due muri, garantisce stabilità e sostegno all’intera struttura. Se si toglie la pietra angolare, tutto l’edificio collasserà su sé stesso. L’immagine è potente ed efficace per persone che spesso costruivano da soli le loro abitazioni. Gesù, dice Pietro, è l’elemento fondamentale della vita di ciascun discepolo.
L’edificio della nostra vita
Se si prova a eliminarlo, l’edificio, la vita, non regge e precipita. La domanda che Pietro desidera i suoi lettori si pongano è: su quale testata d’angolo stiamo costruendo l’edificio della nostra vita? Qual è l’elemento fondamentale della nostra esistenza? Se ci guardiamo attorno, probabilmente ci accorgeremmo che ben pochi fanno di Cristo la propria pietra angolare.

Se ne scelgono altre più raffinate e splendenti, ricche di ornamenti, fascinose, attraenti, capaci di dare immediate soddisfazioni. Persino quelli che si proclamano cristiani, in realtà, spesso creano per sé un’immagine di Cristo accomodante, verso pietre angolari ben diverse da quelle del falegname di Nazareth.
Cristiani non di nome ma di fatto
È questa, in fondo, la preoccupazione principale dell’apostolo: non vuole “cristiani di nome”, ma vuole persone che capiscano il significato di quella pietra scartata che diventa angolare. Discepoli che abbiano compreso che il fondamento della vita non può essere la ricchezza o il potere – anche se mascherato con i paramenti della Chiesa – ma la mitezza, la misericordia, la carità.

È proprio l’apostolo Pietro a scrivere nella stessa lettera: “Cristo patì per voi lasciandovi un esempio”. In cosa consiste l’esempio? Nel non reagire con violenza, nel non maledire chi ci fa del male, nel perdonare chi ci fa soffrire. Questo è il Gesù che Pietro predica, la pietra che i costruttori hanno scartato, che agli occhi del mondo non vale nulla e che deve essere totalmente disprezzata.
È il Gesù che ci libera dal male che vuole dominarci, quel male che è “accovacciato alla nostra porta”, come Dio dice a Caino, e che però possiamo controllare, evitando, appunto di diventare noi stessi come Caino. Perché questa è l’opzione fondamentale che ci viene chiesta: vogliamo essere schiavi del male o accettare la liberazione che Gesù ci offre seguendolo e comportandoci come lui?



