Giovani, reti e futuro: quando seguire Gesù era un atto di coraggio

La chiamata dei primi discepoli non è il racconto di uomini maturi, ma di giovani capaci di rischiare tutto per un ideale. Una pagina del Vangelo che interroga ancora oggi il bisogno di senso e di futuro delle nuove generazioni.

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Mt 4, 22-23

Mi sono sempre chiesto quale forza dirompente potesse avere Gesù di Nazaret per convincere dei giovani pescatori ad abbandonare ogni certezza per seguirlo. Spesso facciamo fatica a percepire un dato che, a ben guardare, è evidente: quella raccontata nel Vangelo di Matteo è, anzitutto, una storia di giovani.

Siamo prigionieri di un’estetica della stasi. Se chiudiamo gli occhi e pensiamo agli apostoli,l’immaginazione ci restituisce uomini solenni, appesantiti da barbe bianche e volti segnati dal tempo, come se fossero nati già vecchi. È un falso storico sedimentato da secoli di iconografia polverosa. Proviamo invece a spogliare questi protagonisti della loro aura da “patriarchi” per riscoprirli ventenni, nel pieno di un’urgenza vitale.

L’entusiamo dei giovani

Gesù con i suoi discepoli

Gesù poteva avere circa 25 anni al momento dell’incontro sulle rive di Gennesaret; i suoi interlocutori erano coetanei. La loro non fu una scelta ponderata sulla prudenza senile, ma l’esplosione dell’entusiasmo giovanile. L’arte ci ha fatto perdere il contatto con la freschezza di quel momento: un leader carismatico che offre a un gruppo di ragazzi un senso e un progetto capace di incendiare il futuro.

Cosa spinge un giovane, oggi come allora, a trovare il coraggio di rovesciare la propria routine per scommettere su un’idea? Il bisogno di credere in qualcosa che superi il perimetro dei bisogni primari è una costante umana. Ogni generazione cerca qualcuno che dia un motivo per appassionarsi alla vita, superando le asperità e le contraddizioni della realtà.

Per i discepoli, l’incontro con Gesù fu la scoperta di uno scopo che rendeva comprensibili persino le sue parole più difficili o i gesti più enigmatici. Seguirono un sogno e il bisogno di un futuro libero dal male.

E i ragazzi di oggi?

Un gruppo di giovani (Foto: DepositPhotos.com)

Certo, erano ragazzi confusi. Alcuni avrebbero voluto impugnare la spada, altri speravano nel potere, molti non capivano i suoi metodi. Furono tanto fragili da abbandonarlo nel momento del processo e della morte, vinti dalla paura e dall’ignoranza. Ma restavano giovani carichi di slancio.

Rileggendo il brano di Matteo, il pensiero va ai ragazzi di oggi: cosa li entusiasma? In questi giorni alcuni sono finiti in prima pagina per fatti di violenza: accoltellatori e vittime, suicidi perfino. Ma sono ragazzi come gli altri, a cui, per cambiare, per gettare le reti, basterebbe qualcuno capace di accendere un obiettivo e un orizzonte di senso.

Una nuova fiducia

Un ragazzo preda del mondo virtuale dei social

Un ideale che li liberi dalla schiavitù dello sballo obbligatorio – che spesso sfocia in tragedia – e dal rifugio in mondi virtuali, a volte più spaventosi di quello reale. C’è bisogno di una spinta che tolga loro la paura di essere coraggiosi, onesti e capaci di amare davvero.

Molti educatori testimoniano come i giovani possano rifiorire non appena ricevono nuova fiducia e speranza in una vita piena. In quel momento, diventano nuovamente capaci di “mollare le reti” per seguire un ideale, tornando a essere persone vere: libere di sbagliare, ma anche capaci di rialzarsi e migliorare. Venite dietro a me e vi farò…