Quel potere politico dei Caifa e Pilato che uccise Falcone

Caifa e Pilato sapevano che Cristo era innocente. Ma piegarono la legge per tutelare altri interessi. Lo stesso è avvenuto per Giovanni Falcone. Ma quel martirio ha innescato una reazione. Che mai prima di allora c'era stata

Pietro Alviti
Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

…quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio.

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Il 23 maggio non possiamo non parlare di giustizia e la Parola di Dio ci ricorda quanto sia fallibile quella umana. La colpa del mondo riguardo alla giustizia è un grido che risuona oggi, anniversario del tritolo che dilaniò la vita di Giovanni Falcone, di sua moglie, degli uomini della scorta; quello stesso tritolo che qualche settimana dopo avrebbe fatto saltare in aria un quartiere intero per uccidere Paolo Borsellino.

Ecco la colpa del mondo: è come quella che uccise Gesù, passato attraverso due processi, pur innocente, anzi benefattore di tanti. Fu condannato perché il mondo pecca nei confronti della giustizia, non la applica, la usa, la piega agli interessi in ballo. Caifa e Pilato sanno bene che Gesù è innocente ma ci sono altri interessi che devono essere tutelati, per loro molto più importanti della vita di un uomo giusto.

La Fiat Croma bianca del giudice Giovanni falcone e della sua scorta Foto © Alessia Mastropietro / Imagoeconomica

Anche Falcone e Borsellino erano bersagli viventi: avevano smantellato le cupole mafiose ma il potere politico, come quello di Caifa e di Pilato, non voleva la giustizia ma la tutela di interessi diversi, certamente non coincidenti con il bene comune.

La riscossa morale

Ma, come nel caso di Gesù, coloro che utilizzano la giustizia come strumento di potere, prostituendola agli interessi particolari, ne usciranno battuti: Palermo non aveva reagito, vedendo assassinati Boris Giuliano, Pier Santi Mattarella, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e tanti altri. Di fronte alla strage di Falcone e poi a quella di Borsellino, Palermo reagì facendo diventare quelle morti, quelle dei magistrati, dei poliziotti, dei carabinieri, dei preti, dei giornalisti, la forza della resurrezione della società contro l’oppressione mortale dell’intreccio fra mafia e politici corrotti.

La commemorazione di Giovanni Falcone

Oggi è la giornata in cui dobbiamo sentirci fieri di essere onesti, fieri di rispettare le regole, fieri di fare il nostro dovere, fieri di essere italiani rispettosi della Costituzione e delle leggi, fieri di essere italiani che onorano le istituzioni, che si impegnano per farle funzionare meglio.

Quel tritolo, quella croce che avrebbero voluto spazzare via la verità l’hanno invece innalzata perché tutti finalmente la vedano. Questa giornata, la crocifissione di Falcone, di sua moglie, degli agenti della scorta, in realtà di tutta la Sicilia, di tutta la Repubblica, è invece il trionfo della Repubblica, della legalità, della pacatezza di fronte alla violenza inusitata.

L’immagine di via D’Amelio stuprata dall’esplosivo C5 faceva di Palermo una nuova Bagdad: la reazione della Repubblica, la cattura dei responsabili delle stragi, ha rappresentato la vittoria della legalità contro la malavita.