Le infiorate per il Corpus Domini: create con dedizione dai cittadini, richiamano la cura necessaria per l'incontro con Gesù.
«Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi»
Mc 14,12-16
In queste ore, migliaia di persone sono in giro ad organizzarsi, a raccogliere fiori, per preparare le strade su cui passerà il Corpus Domini, la processione eucaristica. È una tradizione profondamente radicata nella cultura italiana, fino a raggiungere vette di arte straordinaria, come in alcune di queste infiorate ormai diventate attrazione turistica.
Ma intanto, rimane il fatto straordinario di tante persone che si danno da fare per abbellire la città, per rinnovare una tradizione, per cui soltanto il sacerdote che porta l’ostia consacrata, nell’ostensorio, può passare sopra il tappeto di fiori, disposti in artistici disegni, lungo il percorso della processione.
Prepararsi per l’incontro

Ho ripensato alle tante infiorate dei nostri paesi, leggendo il brano di Marco che introduce alla cena pasquale di Gesù e poi alla sua passione: la conosciamo come ultima cena. Erano momenti concitati: Gesù sapeva che i suoi avversari avrebbero colto ogni occasione per catturarlo. E così se ne usciva la sera dalla città per rifugiarsi nei boschi attorno alle mura (l’orto degli ulivi…).
Ma quella sera era diverso, bisognava mangiare insieme la pasqua, secondo il rito prescritto. Le indicazioni di Marco sembrano molto banali: un uomo con una brocca d’acqua, il padrone di casa, la ricerca di una stanza. Una stanza già arredata e pronta, una cena da preparare. Si tratta di una sera importante e tutto va preparato con cura, nonostante il pericolo sovrastante.
Il significato dell’infiorata sta proprio in questa preparazione: l’incontro con Gesù non è una cosa banale ma va preparato. Bisogna che, nel momento in cui ci troveremo di fronte a lui, nel momento in cui celebreremo con lui la cena, noi siamo pronti.
Senza secondi fini

Sono convinto che molti di coloro che si danno da fare per le infiorate non abbiano una consapevolezza così precisa. Ma vogliano dare una mano, rendere più bella una manifestazione, collaborare con tutti quanti gli altri, ciascuno secondo le proprie competenze e capacità. Ma già questi sono valori straordinari: non si fa una cosa perché ci si guadagna, non lo si fa perché si viene pagati, non si comprano i fiori né la segatura, né il sale. Ci si dà da fare per preparare tutto per bene, per dare gioia, per rendere bello quello che è comunemente banale, per sistemare ogni cosa per il momento dell’incontro con Gesù.
E’ un segno molto semplice ma di grande importanza: come prepariamo noi stessi all’incontro con Gesù, in che maniera dobbiamo arredare la nostra vita, in che cosa possiamo abbellire la nostra esperienza umana, pulendo via tutte le cose brutte ed evidenziando invece tutte le cose belle che ci sono state donate e che magari anche noi abbiamo conquistato con il sacrificio.
Quando, domenica, vedremo le infiorate per il Corpus Domini pensiamo a quella sala da preparare da abbellire. Intanto il grazie va a tutti coloro che rendono le nostre città più belle con i fiori e a tutti gli altri elementi con cui disegnano cose splendide sull’asfalto.



