I semi germogliano da soli, nonostante tutto

Il seme germoglia da solo. Pensate ai figli: indipendentemente da noi, crescono, diventano grandi, molto spesso non seguono il progetto che avevamo pensato per loro. Ma l'importante è non avere paura di seminare. Perché i semi sono germogli di speranza nella ricostruzione

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa.

Mc 4,26

Quanto è chiara questa immagine: dovremmo tutti imparare a comunicare da Gesù.  Egli parla con il linguaggio che normalmente viene utilizzato dai suoi ascoltatori: se sono contadini parla di campi di semi, di raccolti, di grano e di zizzania, di ventilabri e pula. Se sono pescatori parla di pesci e di reti e di barche. Ma se sono intellettuali utilizza le immagini delle scritture.  Parla a ciascuno secondo il proprio linguaggio, una grande lezione di comunicazione.

L’immagine dei semi

L’immagine del seme dice anche un’altra cosa estremamente viva nella nostra esperienza.  Tutto quello che noi abbiamo attorno nasce da qualcos’altro, spesso invisibile all’inizio, che poi si concretizza

I grandi mastri costruttori delle cattedrali gotiche sapevano che non avrebbero visto il frutto del loro lavoro e che probabilmente sarebbe stato diverso da quello che avevano progettato. Avevano messo il seme, altri avrebbero raccolto. Il seme va avanti per conto proprio,  indipendentemente da noi. 

Lo vediamo con i nostri figli. Indipendentemente da noi, crescono, diventano grandi, molto spesso non seguono il progetto che avevamo pensato per loro.  Continuamente accadono delle cose che noi non siamo in grado di prevedere. 

Penso che dobbiamo imparare a comportarci come dei seminatori,  a gettare semi, a non preoccuparci.  Cresceranno senza che noi possiamo condizionare il loro futuro, se non in minima parte. Da qui però deriva  la grande responsabilità del seminatore: se quel seme non viene gettato, non crescerà nulla, non ci saranno germogli e non avremmo frutti. 

La paura di seminare

Purtroppo, oggi, molti di noi sembrano aver paura di gettare i semi, di pensare al futuro. Ragioniamo sempre di più per il presente, senza preoccuparci dei semi che potremmo invece lanciare. La politica ne è un esempio icastico: nessun serio progetto per l’avvenire, feroci discussioni su una parola pronunciata, su una scritta sul muro, su una nomina ma nessuna idea di futuro, di quale pianeta, di quale società, di quali valori civili lasceremo ai nostri figli e nipoti.

Molti di noi cercano di chiudersi dentro la propria esperienza di vita, di non impegnarsi per gli altri,  appunto di non gettare semi, magari perché pensano che sia inutile, che non valga la pena. È davvero una considerazione amara quella che emerge da un futuro da cui sembra assente la speranza. Il seme, invece, ha sempre in sé la dimensione del futuro, di qualcosa che è pronta a cambiare, a germogliare, a generare frutti

Bisogna aver fiducia, pensare che non tutto in questo mondo sia da buttare. Che, anche in tempi che sembrano difficili, ci sono però quei germogli di speranza che qualcuno ha gettato prima di noi e che ora sono pronti per fruttificare.

In uno dei film più interessanti sulla seconda guerra mondiale, Miracolo a Sant’Anna di Spike Lee, un bambino riesce a salvarsi nonostante la violenza della guerra e l’efferatezza nazista. Quel bambino, che nessuno pensava fosse riuscito a salvarsi in quelle condizioni, diventa il segno della speranza nella ricostruzione, nonostante tutto. I semi hanno questa caratteristica: germogliano nonostante tutto.

(Foto di copertina © DepositPhotos.com)