Il bene senza premio è il premio più bello di tutti

Con la parabola del padrone della vigna scopriamo che il bene non è un ascensore per innalzarci all'attenzione del Creatore, ma un fine assoluto per essere persone migliori.

Pietro Alviti
Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

“Tu sei invidioso perché io sono buono?”

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La frase è inserita all’interno di una delle parabole più famose e più problematiche raccontate dal maestro di Galilea. Nella parabola si racconta che il padrone della vigna esce per chiamare degli operai. Esce diverse volte, fino a 5, e quando lo fa per l’ultima volta manca poco al tramonto. Trova ancora delle persone senza occupazione, le chiama e alla fine della giornata il padrone passa a pagare. E paga ciò che aveva promesso a ciascuno. Indipendentemente dal fatto che avessero lavorato sin dal mattino o un’ora soltanto. (Leggi qui la parabola)

Suscita le proteste di coloro che avevano lavorato fin dalla prima ora.

Tu sei invidioso perché io sono buono, è il commento del padrone della vigna. E noi possiamo comportarci come gli operai della prima ora. Non apprezzare chi fa del bene e misurare tutto con i parametri della giustizia, della legge, dell’equità sindacale. Addirittura la parola buono assume un significato negativo fino ad arrivare alla critica feroce nei confronti dei buonisti, definendo così chi vuol mostrare generosità, accoglienza.

Fare il bene “fino alla follia”

Dio è volontà di salvezza assoluta

Nella frase del padrone della vigna-Gesù c’è invece un rovesciamento dei parametri complessivi della nostra vita. Il padrone rivendica a sé il diritto di essere buono fino alla follia, di amare gli uomini fino ad essere ingiustamente buono.

Il primo ad entrare in paradiso fu un ladrone condannato alla morte di croce. Con il solo merito di essersi pentito di fronte a Gesù, che condivide la sua stessa sorte, pur essendo innocente.

Non c’è possibilità di fare un’assicurazione con Dio. Non possiamo impostare una specie di partita doppia, in cui vengano registrate le nostre buone azioni e messe a confronto con quelle cattive.

Non è così, non possiamo pretendere nulla: c’è la volontà di Dio di salvare tutti indipendentemente da quello che riusciamo a fare nella vita.

Dobbiamo comportarci bene, essere buoni non perché vogliamo un premio. Ma perché facendo il bene siamo migliori, siamo più uomini, siamo degni della vita che ci è stata donata. (Leggi qui tutte le meditazioni di Pietro Alviti).