Il deserto dell’anima ha bisogno di un altro pane: la Parola di Dio

In occasione della festa del Corpus Domini le sacre scritture ricordano come l'uomo abbia bisogno di un nutrimento spirituale: la manna rappresenta il cibo che Dio ci mette a disposizione per superare le esperienze negative della nostra quotidianità. Il Signore infatti mette alla prova ma poi provvede sempre al sostentamento del suo popolo

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.

Dt 8,3

Egli mette pace nei tuoi confini e ti sazia con fiore di frumento. Manda sulla terra il suo messaggio: la sua parola corre veloce.

Sal 147

«Siamo quello che mangiamo»: questo celebre aforisma, attribuito a Ludwig Feuerbach, viene spesso usato come il sale per condire i più disparati ragionamenti. Anche l’autore del libro del Deuteronomio ricorre alla metafora del cibo, ma lo fa per ricostruire la dinamica profonda dei rapporti che intercorrono tra Dio e l’uomo.

La nostra vita è un intreccio di esperienze positive e negative che richiedono forza e determinazione per essere affrontate. Ne facciamo esperienza tutti i giorni. Per farlo, però, abbiamo bisogno di energia, che normalmente ci viene data dagli alimenti: siamo noi a cercare e a scegliere cosa voler mangiare. Ce lo ricordano continuamente le indicazioni dei dietologi: bisogna scegliere i cibi adatti, quelli capaci di salvarci la vita.

Il soffio divino che ci rende figli di Dio

Purtroppo, però, esistono situazioni esistenziali in cui non basta nutrirsi in modo sano e genuino per evitare effetti pericolosi per la vita. Di fronte al deserto dell’anima – oggi particolarmente diffuso tra i giovani – non basta l’olio EVO: c’è bisogno di un nutrimento ben diverso.

La Sacre Scritture (Foto © DepositPhotos.com)

Simone Weil, la famosa filosofa francese della prima metà del secolo XX, descrive i bisogni dell’essere umano dividendoli tra quelli del corpo (cibo, calore) e quelli dell’anima (ordine, libertà, verità). Weil sostiene che l’anima ha bisogno di un nutrimento specifico e che la società moderna sta morendo di “inedia spirituale” perché nutre il corpo ma lascia deperire lo spirito.

Nella tradizione ebraica, il deserto rappresenta proprio l’insieme di tutte quelle prove – malattie, guerre, imbrogli, sopraffazioni, solitudine… – in cui si rischia concretamente di perdere la vita. Non parliamo tanto della dimensione biologica – quella delle nostre cellule che cessano di essere un organismo per trasformarsi in qualcos’altro –, quanto della nostra stessa personalità. È ciò che il linguaggio tradizionale della Chiesa definisce “anima”: il soffio divino che ci rende figli di Dio, creati a sua immagine e somiglianza per una vita che non finisce.

Dio provvede sempre al suo popolo

Per affrontare questo cammino – un itinerario che oggi si svolge nel deserto di una cultura che sembra interessarsi più agli animali domestici che agli esseri umani –, il racconto biblico ci ricorda che Dio provvede sempre al sostentamento del suo popolo. Un popolo che rimase talmente meravigliato da quel dono inatteso da esclamare: «Man-hu?», ovvero «Cos’è?».

L’Infiorata del Corpus Domini (Foto © Eugenio Roscilli)

La manna rappresenta il cibo che Dio ci mette a disposizione per superare i deserti della nostra quotidianità. L’autore del Deuteronomio – libro che significa “seconda Legge” e che si configura come una grande rilettura rabbinica dell’Esodo – esplicita chiaramente che abbiamo bisogno di un altro tipo di alimento: la Parola di Dio, espressa nei mille modi in cui Egli ci parla. L’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.

L’autore del Salmo 147 insiste sul medesimo concetto: il “fiore di frumento” che Dio ci offre, la sua Parola, ha il potere di trasformarci completamente. Tocca a noi scegliere di nutrirci di questo cibo che, nella pienezza dei tempi, si è incarnato in Gesù Cristo e che la chiesa ricorda nell’Eucaristia, al centro delle celebrazioni e delle processioni del Corpus Domini.

La sicurezza del pane o la libertà dello spirito

Frame dallo sceneggiato Rai I Fratelli Karamazov

Nel capitolo de Il Grande Inquisitore dei Fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij, l’Inquisitore rimprovera a Gesù di aver rifiutato la prima tentazione del diavolo nel deserto – quella di trasformare le pietre in pane –. L’Inquisitore sostiene che l’umanità preferisce la sicurezza del pane materiale alla libertà dello spirito. Dostoevskij mostra così, in modo drammatico, che dare all’uomo solo il “pane della terra” significa ridurlo a un animale mansueto, annullando la sua stessa “anima”, ovvero quel soffio divino che ci abita.

Come Israele nel deserto siamo chiamati a scegliere: preferiamo essere schiavi in Egitto, ma con la pancia piena, oppure affrontare il lungo esodo con l’aiuto della manna?