L’invito da non rifiutare

Frame dal film Il banchetto di nozze, Regia: Ang Lee

Sta a noi decidere se accettare un invito o meno. Nulla ci viene imposto. Anche l'invito a lasciare arroganza e superbia di ogni giorno. Credendoci immortali.

Pietro Alviti
Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

C’è bisogno di Parola, 173

Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì.

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L’abito nuziale sembra quasi una scelta conformista da parte di Gesù: il re, deluso dagli invitati che non sono venuti al banchetto di nozze, invita tutti quelli che trova, anche nei posti più sperduti, meno importanti, i crocicchi delle strade, le periferie delle nostre città.

Li accoglie tutti, buoni e cattivi, non fa distinzione, a tutti viene dato un abito, una specie di mantellina, per partecipare alla festa di nozze (era la consuetudine, anche perché quanti potevano disporre di un vestito elegante in quei tempi?).

Ma uno degli invitati disprezza il dono, non lo indossa, rifiuta il privilegio che il re gli ha riservato, suscitando così il terribile rimprovero del sovrano.

Accettare o rifiutare: decidiamo noi

Nella liturgia della chiesa cattolica quell’abito nuziale è rappresentato dalla veste bianca che i nostri genitori ci hanno messo al momento del battesimo. Noi possiamo rifiutare l’invito, infischiarcene dell’abito nuziale,non accettare l’opportunità che ci viene data di partecipare ad una vita buona, felice.

Questo accade nella nostra esistenza, il Re, Dio, ci manda tanti inviti alla festa di nozze (un posto dove non c’è odio, non ci sono invidie, ma solidarietà, vicinanza, rispetto, amore…), ci dona anche il vestito per partecipare, riparando così alle nostre manchevolezze.

Il Re non ci impone nulla: possiamo rifiutare sia l’invito che addirittura l’abito, rinunciare alle tante opportunità di cambiamento che la vita ci pone dinanzi e perseverare invece nella scelta fondamentale dell’arroganza, della superbia, del crederci immortali, nel pretendere tutto per noi.

Dobbiamo decidere se accettare l’abito o rispedirlo al mittente: e l’abito ci rende protagonisti di una festa in cui ciascuno si impegna per il bene di tutti, è solidale con gli altri, mette la mascherina per difendere la vita degli altri, osserva le regole per il bene degli altri…

Questo è l’abito che possiamo indossare oppure dismettere e rinunciare così ad essere operatori di pace e di giustizia, a costruire un mondo migliore, ad affrontare serenamente le questioni che ci troviamo quotidianamente di fronte e diventare al contrario operatori di iniquità.