La barca nella tempesta ed il porto sicuro

Un uomo sfruttato da altri uomini che lo considerano un'oggetto e lo lasciano morire dissanguato. Ragazzi che non reggono il peso di vivere. Rapine da far west dietro al nostro cortile. Ci sentiamo come nel mare in tempesta. ed in parte è così. C'è però una rotta che conduce in un porto sicuro

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Nell’angustia gridarono al Signore,

ed egli li fece uscire dalle loro angosce.

La tempesta fu ridotta al silenzio,

tacquero le onde del mare.

Sal 106

Siamo in mezzo ad una tempesta, è indubitabile. Quella che una volta tutti consideravamo una terra tranquilla, senza grandi ambizioni, ancora immersa in una cultura dalle salde radici contadine, si è svegliata bruscamente in una realtà, in cui un datore di lavoro lascia morire dissanguato un suo dipendente, dopo un incidente sul lavoro.

E poi. Tante povere famiglie piangono i loro giovani figli che si sono dati la morte da soli. Una banda di rapinatori entra in azione a Patrica ed incendia 6 auto per sbarrare la strada ai carabinieri. Altre violenze si contano ogni giorno.

Cronaca in prima pagina

Foto © Ansa

Siamo arrivati allo stesso livello di territori famosi per la crudezza della cronaca nera. In pochi mesi abbiamo avuto giovani ammazzati, ben 22 suicidi nelle ultime settimane, sparatorie in strada, conferma di uno spudorato sfruttamento degli immigrati in tante aziende dell’agro pontino, dissennati inquinamenti ambientali, incendi dolosi: una tempesta vera e propria che potrebbe rovesciare la nostra nave. Siamo sicuri di potercela cavare da soli? Di poter governare tutte queste terribili vicende?

Sembrano saltati tutti i principi che ci rendevano serena la navigazione: il rispetto della vita umana, l’onestà nel proprio lavoro, il non ricorrere alla violenza per dirimere i contrasti, un corretto senso dell’onore, l’accoglienza nei confronti di chi è in difficoltà, qualunque ne sia il motivo, il rispetto per i tempi di maturazione dei giovani. E invece, ogni giorno  vediamo i marosi di una violenza montante, che sembra intenzionata a rovesciare la nostra imbarcazione.

È la violenza di chi considera la vita umana meno importante del proprio guadagno e della propria reputazione, ancorché del proprio prestigio in mezzo agli altri. Ma anche di chi avrebbe dovuto prendersi cura di qualcuno e non l’ha fatto almeno quanto avrebbe dovuto. Di chi ha posto meno attenzione all’educazione dei ragazzi, di chi ha ridotto i servizi in favore dei bisognosi di cura e di affetto.

La barca che affonda

Foto: Goerge Desipris / Pexels

Stiamo percependo di essere in una barca che sta per affondare, perché il numero e la forza dei marosi è in aumento e vediamo approssimarsi, con terrore, il momento del naufragio.

Nella Bibbia, il mare è il luogo in cui domina il maligno con i suoi mostri: Israele non aveva dimestichezza con il mare e non aveva molto in simpatia i naviganti. Perciò le immagini che vengono utilizzate rimandano sempre a situazioni problematiche da cui bisogna essere liberati.

E non vorremmo noi essere liberati dall’angoscia delle giovani vite distrutte da un gesto insano? Dall’esecrabile desiderio del danaro, come direbbe Virgilio, che ha portato all’uccisione di Satnam nei campi di ortaggi, o dalla continua strage degli incidenti stradali? Non vorremmo essere liberati  soprattutto dal rischio di assuefarsi a questi avvenimenti, di considerarli soltanto incidenti, cose che capitano, e non vederli invece come segni di un preoccupante aumento di comportamenti violenti attorno a noi?

In questa tempesta abbiamo soltanto un modo di salvarci, chiedere l’intervento di Dio, unico capace di sedare la tempesta, grazie al fatto che può indicarci la strada da seguire. Non dobbiamo fare altro se non scegliere: rimanere nel mare in tempesta o prendere la giusta direzione, seguendo la via che Dio  tramite i suoi profeti ci indica, per navigare lontano dalla potenza dei marosi. Pensate a Giovanni il battista, che, per difendere la verità, non cede alle lusinghe del potere, fino a dare la propria vita.

(Foto di copertina © DepositPhotos.com)