La cecità dei leader e la fatica della verità

Il brano del Vangelo di Giovanni s'intreccia con la cronaca. Negli scenari di guerra o nelle grandi crisi siamo immersi di contraddizioni che rivelano una gestione del potere simile a un gioco d'azzardo sulla pelle del pianeta. La Parola dunque diventa un aiuto straordinario: è sempre fedele alla promessa che Dio ci ha fatto, di liberarci dal male

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

“Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: ‘Noi vediamo’, il vostro peccato rimane”

(Gv 9, 41).

Vedere, capire, giudicare: sembra una sequenza lineare, quasi l’ABC della consapevolezza umana. Eppure, la realtà ci insegna che il primo passaggioil vedere – è spesso il più difficile. Non perché manchi la luce, ma perché la cecità può diventare una scelta deliberata, un rifugio sicuro per non dover gestire la responsabilità di ciò che accade intorno a noi.

Già l’antica sapienza greca ci metteva in guardia dall’inganno dei sensi, ricordandoci come la percezione possa essere distorta dai nostri stessi desideri. La sociologia moderna definisce questo fenomeno wishful thinking: quella condizione in cui abbiamo già la risposta in testa e cerchiamo nel mondo solo conferme ai nostri pregiudizi, ignorando tutto il resto.

Un paradosso brutale

La pericope del cieco nato nel Vangelo di Giovanni ci pone davanti a un paradosso brutale. Da una parte c’è un mendicante che, nell’oscurità fisica, accoglie il fango e la guarigione di Gesù, aprendosi alla novità. Dall’altra, i farisei: colti, raffinati, esperti della Legge. Loro “vedono” il miracolo, ma si rifiutano categoricamente di “guardarlo”.

Gesù di Nazareth

Per questi custodi della norma, la regola del sabato conta più della dignità di un uomo tornato alla vita. La burocrazia dello spirito vince sulla carità. Qui risiede il cuore della riflessione: il vero peccato non è l’ignoranza, ma la presunzione di sapere già tutto e di possedere la verità senza alcuno spazio per il dubbio. Quando esclamiamo “io vedo”, chiudiamo la porta alla ricerca e, di conseguenza, alla verità stessa.

Un gioco d’azzardo sulla pelle del pianeta

In questo scenario emerge una figura tragicamente attuale: i genitori del miracolato. Interpellati dai farisei, preferiscono “scivolare via”. Per paura di ritorsioni o di essere espulsi dalla comunità, scaricano la responsabilità sul figlio: “Chiedete a lui, ha l’età”. È il ritratto dell’indifferenza per autodifesa. È la stessa cecità morale di chi volta il capo dall’altra parte per non vedere la sofferenza, lo sfruttamento o l’ingiustizia, pur di non mettere a rischio i propri piccoli privilegi.

La guerra in Medio Oriente

Il salto dal Vangelo alla cronaca odierna è immediato. Negli scenari di guerra o nelle grandi crisi globali, siamo immersi in dichiarazioni contraddittorie che rivelano una gestione del potere simile a un gioco d’azzardo sulla pelle del pianeta. I costi umani e le sofferenze indicibili vengono liquidati come semplici “effetti collaterali”. Siamo di fronte a ciechi che pretendono di guidare altri ciechi.

Già nel 1568, Pieter Bruegel il Vecchio immortalava questa dinamica nel suo celebre dipinto La Parabola dei ciechi: una fila di uomini che si tengono per mano, destinati a cadere nel fosso perché la loro guida è già inciampata.

C’è bisogno di Parola

La cecità dei leader è speculare alla nostra: spesso sosteniamo chi ci incanta con slogan facili e immediati, senza verificare la sostanza di quelle frasi, soltanto perché ci spaventa ammettere l’errore della nostra scelta. Preferiamo una guida inaffidabile che ci rassicuri, piuttosto che assumerci la fatica della verità.

C’è bisogno di Parola per ricordarci che la vista e la comprensione non sono dati acquisiti, ma conquiste quotidiane. Guarire dalla cecità significa avere il coraggio di dire “non so”, mettendo la vita davanti alla regola e smettendo di seguire chi cammina verso il fosso.

Il peccato più grave, in fondo, non è non vedere, ma illudersi di farlo mentre si continua a camminare a occhi chiusi. La Parola è un aiuto straordinario: è sempre fedele alla promessa che Dio ci ha fatto, di liberarci dal male, è un angelo custode, purché abbiamo il coraggio di prestarle ascolto.

(Foto: di copertina © DepositPhotos.com).