La coscienza della responsabilità e la lezione del servo infedele

Il brano dell'evangelista Luca sottolinea tra le altre cose un concetto di giustizia modernissimo che fonda sulla consapevolezza del bene l’origine delle azioni personali

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.

Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.

A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Lc 12, 45-48

L’evangelista sembra mettere insieme questioni relative al giudizio finale: che cosa mi salverà e che cosa mi condannerà. Ecco la domanda a cui cerca di rispondere, utilizzando gli insegnamenti che Gesù, rivolge ad una folla sterminata, ansiosa di sapere.

È evidente la presenza di una mentalità fortemente condizionata dalla legge giudaica, con la tentazione di considerare l’osservanza delle regole come elemento decisivo della salvezza. Le parole di Gesù sembrano superare questa posizione, approfondendo la responsabilità individuale che va ben oltre la semplice osservanza delle regole. 

“Timor Dei”

Il Vangelo di Luca

La prima questione riguarda quella dimensione della vita umana chiamata, dall’insegnamento tradizionale, “timor di Dio. Si tratta di una traduzione un po’ troppo semplicistica del latino Timor Dei che fa invece riferimento alla consapevolezza del rapporto con Dio. E’ la presenza di Dio, il confronto con lui, lo studio della sua legge che costruiscono il rispetto per Dio, che in greco è dato dal verbo timao poi tradotto in latino con il timor che in italiano, purtroppo, è tradito in  timore. Il timore in italiano indica piuttosto la paura, non è il rispetto che nasce dalla consapevolezza di essere alla presenza di Dio.

Il delirio di onnipotenza

E’ l’incipit del Libro della Sapienza: initium Sapientiae timor Dei est. L’origine, il primo passo, il fondamento, il principio della sapienza è la consapevolezza di essere al cospetto di Dio. Ecco l’esempio del servo che non rispetta più il suo padrone. Non ne ha paura, perché altrimenti si nasconderebbe. Non lo vede, pensa che non ci sia più. E così fa il furbo, cerca di prendersi gioco del suo padrone, si ritiene superiore a lui: è la tentazione quotidiana dell’uomo nel suo rapporto con Dio.

Gesù con gli apostoli

La psicanalisi definirà questo atteggiamento come delirio di onnipotenza, è quello che il libro di Genesi descrive nel tentativo dell’uomo di sostituirsi a Dio,  comunemente chiamato il peccato originale, meglio: l’origine di ogni peccato. 

Il giocattolo, l’illusione delirante, però, si rompe con l’arrivo della morte, il padrone che torna all’improvviso e sorprende il servo infedele, che andrà incontro appunto alla sorte degli infedeli, di coloro che non hanno rispettato gli impegni assunti, di coloro che  vivono, come direbbero i filosofi medievali, nisi Deus esset, come se Dio non ci fosse.

La consapevolezza

Gesù la spiega in maniera molto semplice: tu conosci Dio e non lo rispetti, allora riceverai molte percosse, ma se tu non lo conosci, perché nessuno te l’ha spiegato come si deve, puoi compiere anche sciocchezze ma non ne avrai colpa. Idea di giustizia modernissima, che fonda sulla consapevolezza del bene l’origine della responsabilità personale. Se io so cosa sia il bene, allora potrò essere chiamato a rispondere delle mie azioni cattive, altrimenti esse potrebbero essere il frutto della mia ignoranza. 

San Tommaso d’Aquino

Il luogo della decisione sul bene e sul male sta nella coscienza di ogni uomo, dove Dio, secondo il nostro conterraneo Tommaso d’Aquino, ha impresso una legge che dice fac bonum, vita malum fa’ il bene, evita il male, ma, continua, che cos’è il bene?

Per scoprirlo, la coscienza dell’uomo deve essere formata, deve impegnarsi in un cammino di formazione che gli consenta di confrontarsi con ciò che gli accade attorno, nella consapevolezza che il padrone può tornare da un momento all’altro.