Il brano della lettera di Paolo agli Efesini mette in guardia i cristiani dalle finte promesse dei "principati". Contro queste "potenze" l'unica difesa è rappresentata da Cristo che libera dal male e restituisce la dignità di figli
«…lo fece sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni Principato e Potenza, al di sopra di ogni Forza e Dominazione e di ogni nome che viene nominato non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro»
(Ef 1,20-21)
Mi ha sempre colpito questo brano della lettera che Paolo scrive ai cristiani di Efeso. A chi si riferisce quando parla di Principati, Potenze, Forze, Dominazioni e “nomi”? Per capirlo meglio dobbiamo, come sempre, contestualizzare lo scritto.
Efeso, al tempo di Paolo, è una ricchissima città greca dell’Asia Minore (nell’attuale Turchia), sede di un culto famoso nel mondo antico: quello di Artemide Efesia. A lei era dedicato il tempio considerato una delle sette meraviglie del mondo. In quella città arrivavano pellegrini da ogni dove e la comunità ebraica era nota per la sua capacità di vendere statuette di Diana a tutti i devoti.
La tentazione dell’avidità

Paolo tenta di scardinare un sistema in cui gli affari sembrano prevalere su tutto. Di fronte alla prospettiva del guadagno, molti suoi correligionari cedono alla tentazione dell’avidità, affidandosi alle “dominazioni” del tempo che promettono l’immediata soddisfazione dei desideri.
I principati, le potenze, le forze e le dominazioni sono, nel linguaggio paolino, le divinità dell’Olimpo che ad Efeso erano rappresentate in tutto il loro splendore.
Si trattava di divinità con cui era facile mercanteggiare: ognuna di loro proteggeva l’adoratore in un momento specifico. C’era una divinità per la nascita, una per gli affari, una per la guerra e una per la pace; e ancora per l’amore, la famiglia, la politica o la bellezza. Una specie di “supermercato del sacro”, in cui ciascun fedele sceglieva il prodotto a seconda del bisogno momentaneo.
Le cose, però, potevano cambiare radicalmente se una divinità si offendeva per un’offerta scadente o un incenso di scarsa qualità. Allora la situazione diventava difficile: occorrevano sacrifici propiziatori, processioni e indovini per placare l’ira divina.

Tutti abbiamo in mente l’inizio dell’Iliade: la tracotanza di Agamennone verso il sacerdote Crise, cui non vuole restituire la figlia Criseide, rapita in una scorreria, scatena la peste inviata da Apollo sul campo acheo. Da qui nasceva una valanga di superstizioni e gesti apotropaici cui si affidavano le vite e i “nomi” di cui parla Paolo.
Gesù al di sopra di ogni forza
L’Apostolo delle genti cancella tutto questo: Gesù è al di sopra di ogni forza che vi spaventa, dice agli Efesini. Non è la semplice sostituzione di un dio con un altro. Gli altri dei, semplicemente, non esistono. Gesù siede alla destra del Padre: un’immagine imperiale per affermare l’autorità assoluta del Messia su tutto il creato.

Paolo esorta a non farsi ingannare da queste “potenze” (superstizioni, malocchi o magie). Il cristiano che pone la sua fiducia in Dio può difendersi facilmente: non ha bisogno di altre armi se non della fede per guardare con speranza al futuro.
Nella mentalità politeista il Fato governa ogni cosa e tutto è già scritto, rendendo l’uomo un semplice esecutore di un destino subìto. Nella rivelazione biblica, invece, la Provvidenza ci chiama alla responsabilità: siamo liberi. Dio ha un disegno d’amore per noi, ma siamo noi a doverlo accogliere liberamente.
Le “Potenze e Dominazioni” possono illuderci che la felicità risieda nell’onorarle. Oggi non hanno più i nomi antichi, ma si chiamano: potere, arroganza, avidità, razzismo, individualismo ed edonismo. Contro questi nuovi idoli, il cristiano trova la sua difesa in Gesù, che ci libera dal male e ci restituisce la dignità di figli.



