Parole dure e dialoghi interrotti: in questo contesto, riscoprire la mitezza – come insegna il Siracide – diventa atto rivoluzionario. Solo ascoltando, rispettando e mettendo in comune possiamo riscoprire quanto sia piacevole stare con gli altri.
ai miti Dio rivela i suoi segreti
Sir 3,21
È indubbio che i rapporti fra le persone oggi siano più violenti, scontrosi, che nel passato, quando la gentilezza apparteneva alle abitudini della buona educazione. Ne abbiamo esempio a non finire nella circolazione stradale, nelle discussioni sui social, nei commenti alle foto che vengono pubblicate. Sembra che sia obbligatorio ringhiare nei confronti degli altri, invece che discutere: il dialogo comporta il dovere dell’ascolto, sempre più raro nelle discussioni cui assistiamo o partecipiamo.
Più possibilità abbiamo di diffondere il nostro pensiero, grazie alle opportunità offerte dai social, più ci irrigidiamo, non vogliamo ascoltare pareri differenti dai nostri, cerchiamo chi la pensa come noi, per esserne gratificati. E, se qualcuno osa rompere la nostra bolla di tranquillità, allora lo aggrediamo, invece di stare a sentire le sue ragioni, per confrontarle con le nostre.
Il linguaggio dell’odio

E’ quello che gli studiosi della comunicazione interpersonale contemporanea chiamano il linguaggio d’odio, per cui le parole invece di essere strumento principe di comunicazione (appunto: messa in comune) diventano oggetti contundenti, con lo scopo di offendere l’altro, di esprimere disprezzo, discriminazione, disapprovazione. Così, le parole invece di essere mezzi di messa in comune di idee, di sensazioni, di emozioni, diventano sassi che spezzano le relazioni, le affossano, inacidiscono i rapporti reciproci.
L’autore del libro del Siracide, probabilmente un ebreo ellenizzato del II secolo a. C., raccoglie tra le sue indicazioni per vivere saggiamente, l’esaltazione della mitezza, virtù prediletta da Dio, in contrapposizione alle abitudini dei violenti e dei prevaricatori.
Senza dialogo solo pericolose barriere

La persona mite conosce i segreti di Dio, sa, cioè che soltanto rispettando le idee degli altri, ascoltando le loro posizioni, soltanto comunicando, mettendo in comune idee, sensazioni ed emozioni, è possibile comprendere la realtà del mondo. Se si innalzano barriere, ostacoli, non si capisce più nulla.
Mi è capitato, in questi giorni, di scrivere della vicenda di quei ragazzini di Ceccano che, come accade in tanti altri posti, si riuniscono nella tarda serata e si sfidano con giochi pericolosi fino alla morte, come quello di attraversare la strada all’improvviso mentre transita un’automobile.
Ebbene, oltre ai tanti commenti di genitori spaventati, che cercavano di capire le ragioni di un gioco tanto stupido e insensato, ci sono state espressioni di odio e di disprezzo nei confronti degli autori del gesto, come se si trattasse di adulti in grado di controllare pienamente le loro azioni e le conseguenze dei propri gesti.
La lezione del Siracide

Chi si esprimeva in termini così spietati, nel senso proprio dell’espressione, non prendeva minimamente in considerazione la giovanissima età di quei ragazzi, che mettevano a repentaglio la propria vita, per far vedere di non avere paura di morire, anche in un modo tanto stupido. A nulla valevano le parole di altri che tentavano di far presente appunto la condizione di bambini. Anzi ancora più minacce, per fortuna soltanto verbali.
Ecco, questo è il linguaggio d’odio, il contrario della mitezza cui invita ad aspirare l’autore del Siracide: il linguaggio d’odio è l’espressione piena della prevaricazione e del pregiudizio.
La mitezza invece porta ad accettare idee diverse, a confrontarsi, a dialogare, a trovare qualche punto di incontro, fra tesi opposte. Sta a noi scegliere, nei vari momenti dell’esistenza, se cadere nella trappola dell’odio o accettare il dono della mitezza, che, come dice il Siracide, apre ai segreti di Dio.



