La Giustizia della nostra coscienza (di P. Alviti)

C'è una giustizia basata sulle parole e sulle apparenze. E ce n'è una basata sulla sostanza delle cose e dei comportamenti. Ecco cosa significa la frase con cui Gesù sollecita a superare 'scribi e farisei'

Pietro Alviti
Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli

*

La provocazione di Gesù ai pii Giudei, o almeno coloro che si ritenevano tali, è efficace e costituisce un forte insegnamento anche per la nostra realtà quotidiana. C’è giustizia e giustizia: c’è quella rappresentata dal Codice, dall’insieme delle norme introdotte dal legislatore per cercare di limitare i danni delle azioni umane; e c’è la giustizia del cuore, quella della nostra coscienza, giudice inesorabile, che conosce tutto di noi.

Certo, possiamo tacitarla, come Pinocchio con il grillo parlante, possiamo lasciarla dormire, possiamo permettere che tutti i condizionamenti della nostra vita possano assopirla, renderla incapace di guidarci nel fare le scelte migliori.

Possiamo addirittura mentirle, imbrogliarla, raccontarle frottole, trovare scusanti, fare appello alla legge scritta degli uomini, pur di non sentire quella legge che la nostra coscienza ci detta, inesorabile.

San Tommaso d’Aquino

Il nostro grande conterraneo, Tommaso d’Aquino, ci dice che nella nostra coscienza è iscritta una legge: fa’ il bene, evita il malema che cos’è il bene?  Ecco il nostro dovere, ecco la necessità di superare la giustizia basata soltanto sul rispetto delle regole, delle leggi scritte, per rispettare invece una giustizia  più alta che viene dalla nostra coscienza, quella della ricerca del bene e del respingimento del male che pure tenta ogni giorno di sedurci.

L’impegno di ciascuno sta nell’obbedire alla propria coscienza che però deve essere informata, deve essere guidata dal ragionamento, dal sapere, dalla cultura.

È il linguaggio dell’antica formula delle promesse del battesimo: rinunziare alle seduzioni che ci vengono dal potere, dalla ricchezza, dall’ansia di possesso, di dominio, dalla superbia, dall’avidità e vivere invece per fare del bene, essere seri, contribuire al benessere di tutti, difendere gli oppressi, soccorrere i bisognosi, aver cura di chi ha necessità, mettere i nostri talenti al servizio di tutti, operare la giustizia…

*